
Il vincolo è caduto e il Grande Albergo delle Fate di Villaggio Mancuso torna nella disponibilità della società rappresentata da Carmine Arcuri. Si chiude così, dopo cinque anni e otto mesi, una lunga vicenda giudiziaria che ha tenuto fermo uno degli edifici più rappresentativi della storia turistica della Sila.
La restituzione del bene apre ora una nuova fase, nella quale il tema centrale torna a essere quello del recupero e della valorizzazione di una struttura che, per storia, caratteristiche architettoniche e posizione, rappresenta un patrimonio significativo non soltanto per Villaggio Mancuso, ma per l’intero comprensorio silano.
«Il Grande Albergo delle Fate torna finalmente nella disponibilità della società che rappresento. È una notizia che accolgo con grande soddisfazione. Si chiude una vicenda durata troppo a lungo e che ha lasciato conseguenze pesanti su uno dei luoghi più conosciuti e rappresentativi di Villaggio Mancuso e della Sila», afferma Arcuri.
Il periodo trascorso sotto vincolo, secondo quanto evidenziato da Arcuri, avrebbe impedito alla società di intervenire direttamente sulla struttura, sia per le attività di conservazione sia per la ricerca di investitori e opportunità di finanziamento. «Cinque anni e otto mesi sono un tempo enorme per un immobile di queste dimensioni. In questo periodo la società che rappresento non ha potuto disporne, intervenire liberamente per conservarlo e proteggerlo, cercare seriamente investitori o soluzioni capaci di aprire una prospettiva di recupero».
Tra le occasioni che, secondo il rappresentante della società, non sarebbe stato possibile cogliere figurano anche i finanziamenti legati al PNRR e altre misure di sostegno succedutesi negli ultimi anni.
Il Grande Albergo delle Fate non è però soltanto una struttura ricettiva da recuperare. L’edificio, dichiarato bene di particolare interesse storico-culturale nel 2007, è strettamente legato alla storia di Villaggio Mancuso e alla nascita della sua vocazione turistica.
La struttura disponeva originariamente di 35 camere, due suite, tre appartamenti, un grande ristorante e diversi servizi che, per l’epoca, ne facevano una realtà ricettiva particolarmente importante.
Nel corso dei suoi anni di maggiore splendore l’albergo ospitò numerosi protagonisti del cinema e dello spettacolo italiano. Nel 1960 Villaggio Mancuso fu teatro del Premio Cinematografico Sila, con la presenza, tra gli altri, di Sophia Loren e Raf Vallone, insieme a Vittorio Gassman, Anna Maria Ferrero, Giovanna Ralli, Lorella De Luca, Lidya Alfonsi, Carlo Croccolo, Marisa Merlini e Teddy Reno.
Negli ambienti del Grande Albergo passarono inoltre Gigi Proietti e Oreste Lionello.
Anche il cinema ha lasciato una traccia diretta nella storia dell’edificio. Nel 1963 il Grande Albergo delle Fate fu utilizzato come set de La ballata dei mariti di Fabrizio Taglioni, con Aroldo Tieri, Memmo Carotenuto e Marisa Del Frate. Più recentemente, la struttura è stata interessata dalle riprese di Hey Joe di Claudio Giovannesi, con protagonista l’attore statunitense James Franco.
È proprio sulle condizioni attuali dell’immobile che Arcuri concentra una parte importante delle proprie considerazioni.
«La prolungata indisponibilità ha inevitabilmente aggravato le condizioni del bene. Il complesso è rimasto esposto alle intemperie, alle infiltrazioni, alle intrusioni, ai furti e alle spoliazioni. Il tempo ha continuato a lavorare su un edificio che avrebbe avuto bisogno di presenza, manutenzione, investimenti e interventi continui».
Secondo Arcuri, il bene sarebbe oggi restituito in condizioni peggiori rispetto a quelle esistenti al momento dell’apposizione del vincolo.
«Oggi ci viene restituito un bene molto più ammalorato rispetto a quello che era stato sottoposto a vincolo. Questa circostanza lascia una profonda amarezza e impone una riflessione sul significato concreto della tutela cautelare».
Da qui la riflessione sul rapporto tra tutela giudiziaria e conservazione materiale del patrimonio: «Il vincolo nasceva anche dall’esigenza di preservare un bene di particolare interesse architettonico. Il suo protrarsi, accompagnato dalla mancanza delle risorse necessarie per una conservazione effettiva, ha finito per favorire proprio quel deterioramento che avrebbe dovuto essere scongiurato». E aggiunge: «La giustizia che tutela non può diventare la giustizia che distrugge».
La restituzione del bene non chiude, secondo Arcuri, tutti gli aspetti della vicenda. Il rappresentante della società annuncia infatti la possibilità di intraprendere ulteriori iniziative.
«Per quanto accaduto e per le conseguenze che il protrarsi del vincolo ha prodotto sulle condizioni dell’immobile, sulla possibilità di utilizzarlo e sulle occasioni che nel frattempo non è stato possibile cogliere, mi riservo ogni iniziativa nelle sedi competenti per l’accertamento e il risarcimento dei danni subiti».
Nel frattempo, l’obiettivo dichiarato è quello di guardare alla fase successiva e provare a recuperare il tempo perduto.
Nel comunicato viene sottolineato anche il ruolo dell’Amministrazione comunale di Taverna, che negli anni avrebbe mantenuto l’attenzione sul destino del Grande Albergo delle Fate, inserendone il recupero tra gli obiettivi della propria azione.
Sono già state avviate interlocuzioni istituzionali per valutare il possibile coinvolgimento della Regione Calabria e l’eventuale accesso a risorse destinate alla valorizzazione e al rafforzamento dell’offerta turistica regionale.
Ora, con la restituzione dell’immobile, Arcuri chiede di trasformare quelle interlocuzioni in un confronto concreto.
«Mi rivolgo quindi alla Regione Calabria, al Presidente Roberto Occhiuto, al Vicepresidente Filippo Mancuso e ai rappresentanti regionali del nostro territorio perché si apra un confronto concreto sul futuro del Grande Albergo delle Fate e sulle opportunità finanziarie che possano accompagnarne il recupero».
Per Arcuri, il valore della struttura potrebbe andare oltre il recupero del singolo edificio: «Per dimensioni, storia, collocazione e valore architettonico, possiede ancora tutte le caratteristiche per tornare ad avere un ruolo nell’economia turistica della Sila».
L’obiettivo, dunque, è individuare progetti, investimenti e strumenti finanziari che possano restituire una prospettiva concreta al complesso.
«Possiamo finalmente tornare a confrontarci con le istituzioni, valutare progetti, ricercare investimenti e prendere in considerazione ogni opportunità seria che possa restituire una prospettiva al Grande Albergo delle Fate».
Nel finale del suo intervento, Arcuri ringrazia il legale che lo ha assistito nel lungo percorso giudiziario, l’avvocato Pietro Mancuso, e guarda alla nuova fase con l’obiettivo di riportare il Grande Albergo al centro del dibattito sul futuro turistico del territorio.
«Da oggi vorrei che del Grande Albergo delle Fate si tornasse a parlare per quello che può ancora diventare».
Una prospettiva che parte dalla consapevolezza del valore storico della struttura: «Dopo quasi un secolo di storia merita una nuova possibilità e può tornare ad essere un autentico volano per lo sviluppo e il rilancio turistico dell’intero comprensorio».
Il dissequestro e la restituzione segnano quindi la fine di una lunga fase giudiziaria, ma anche l’inizio di una partita altrettanto importante: capire se e come il Grande Albergo delle Fate potrà essere recuperato e tornare a svolgere quel ruolo che per decenni lo ha reso uno dei simboli di Villaggio Mancuso e della Sila.
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