Grande festa a Squillace: il cardinale Don Mimmo Battaglia nominato cittadino onorario

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  03 marzo 2026 14:31

di GAETANO MARCO GIAIMO

"Questa città mi ha accolto da bambino e mi ha restituito al mondo come uomo". Con questa frase il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli, o più affettuosamente Don Mimmo, come molti gli si rivolgono qui, ha espresso il suo legame con Squillace, Comune che, da oggi, lo annovera nel registro dei suoi cittadini. L'Amministrazione Comunale ha infatti approvato all'unanimità la proposta del sindaco Vincenzo Zofrea per insignire della cittadinanza onoraria Don Mimmo: la cerimonia di conferimento si è tenuta questa mattina nella Basilica "S. Maria Assunta" di Squillace, alla presenza non solo di numerose autorità civili, militari ed ecclesiastiche, ma anche di molti amici e fedeli venuti a stringere in un caloroso abbraccio il cardinale nativo di Satriano, a pochi chilometri da questa chiesa. 

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A moderare la mattinata di festa è stato il giornalista Oldani Mesoraca, che ha sottolineato come l'Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Mons. Claudio Maniago, abbia accettato con gioia la richiesta di celebrare questo evento civile all'interno della Basilica. Il sindaco Zofrea ha preso la parola spiegando come "oggi sia uno di quei giorni in cui il cuore fatica a stare nei confini delle parole, perché una comunità intera si riconosce in un volto, in una storia, in un figlio. Guardandola non vediamo soltanto un cardinale ma Don Mimmo, quel prete di strada che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con il dolore degli altri. La cittadinanza onoraria è un gesto che vive nei nostri cuori perché lei è uno di noi, lei è nelle preghiere silenziose delle nostre famiglie, lei è nell'abbraccio di chi lotta ogni giorno, lei è un orgoglio semplice e profondo di questa terra. Ci sono figli che rendono grande la propria terra con il loro talento e poi ci sono figli che la rendono grande con l'amore e lei è uno di questi: ben tornato a casa".

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Il legame tra il cardinale Battaglia e Squillace ha infatti radici nella gioventù di Sua Eminenza: è proprio nella città che Don Mimmo ha iniziato i suoi studi teologici, nella scuola media del seminario. Il Presidente del Consiglio Comunale, Claudio Panaia, ha poi illustrato le ragioni del conferimento della cittadinanza: "Per il forte legame che ha saputo mantenere con la nostra comunità di Squillace, dopo aver trascorso qui gli anni dell'adolescenza, con il seme della spiritualità e della fedeltà alla parola del Vangelo che lo ha accompagnato nel suo devoto servizio a favore dei bisognosi e dei più deboli, ritenuto che la sua umiltà e l'impegno che profonde a favore degli ultimi, la sua spontanea disponibilità all'ascolto e la continua vicinanza verso chi soffre lo rendono sempre più figlio prediletto della nostra terra, il Comune ha approvato all'unanimità la proposta del Sindaco Vincenzo Zofrea". Sono anche state donate a Don Mimmo, simbolicamente, le chiavi della città, realizzate dalla ceramista Beatrice Russomanno.

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Non sono, però, terminate le celebrazioni. Il giornalista Salvatore Taverniti, compagno di studi del cardinale Battaglia all'epoca, ha voluto portare una sua testimonianza: "Prendo la parola anche a nome di tutti gli ex allievi del glorioso seminario degli anni '70, quelli che hanno condiviso con lui il periodo dal 1974 al 1977, quando frequentavamo la scuola media proprio qui accanto. Erano anni di pace e serenità in cui i seminaristi superavano le cento unità, un piccolo mondo, una comunità bella. In quel mondo Don Mimmo era un punto fermo, un seminarista modello, tranquillo, studioso, sempre disponibile. Molte volte, durante le ricreazioni, mentre noi correvamo a giocare, lui preferiva dedicarsi alla lettura. Era un adolescente, ma ci ha mostrato una vocazione mistica, una spiritualità che non aveva bisogno di parole, era capace di creare un clima fraterno intorno a sé".

Dopo qualche battuta simpatica su rivalità calcistiche, è intervenuta anche Isolina Mantelli, attuale Presidente del Centro calabrese di Solidarietà, gestito da Don Mimmo dal 1992 al 2016: "Mi piacerebbe che tutti i cittadini del mondo avessero la tua etica: se la politica rassomigliasse al tuo modo di essere uomo e cittadino, avremmo svoltato alla grande. Invece siamo prigionieri del nostro egoismo: prega affinché possiamo ispirarci di più a te". Il Prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, ha invece ricordato la particolare inversione di ruoli che i due vivono: lui napoletano che opera a Catanzaro, Don Mimmo invece dalla provincia di Catanzaro è alla guida spirituale di Napoli. "Se lei si definisce prete degli ultimi, io voglio essere il prefetto di chi ha bisogno di essere ascoltato", ha chiosato De Rosa.

Monsignor Salvino Cognetti, vicario generale dell'Arcidiocesi, ha voluto sottolineare come un momento del genere rappresenti pienamente la relazione profonda tra vita della Chiesa e della comunità civile: "Dobbiamo costruire parrocchie sempre più aperte al territorio e in grado di farsi carico dei problemi degli uomini". È poi giunto il momento del cardinale Battaglia, che ha voluto circondarsi, sul pulpito, dei suoi compagni di seminario presenti quest'oggi. "Questa mattina, venendo qui, ho fatto la strada vecchia, più lunga, per ricordare quando mio padre mi accompagnava qui. Questa cittadinanza non è un titolo, è memoria grata di pezzi di vita che sono costituiti tra le strade di questa città. Qui sono nate relazioni che ancora oggi sono rimaste importanti nella mia vita. Qui ho sperimentato l'amicizia, ho spartito il cibo con la mia famiglia. Ho imparato a rimettermi in piedi dopo le cadute. Permettetemi, tra tutti, di ricordare la signora Grazia, che è stata in quegli anni mamma di tutti noi seminaristi".

L'importanza di questo conferimento sta nel suo risveglio alla cittadinanza attiva: "È un richiamo a essere custode più giusto, più umano. In questi giorni di apprensione per i conflitti che non cessano, permettetemi di lasciarvi due parole, pace e speranza. La pace è difficile perché ci chiede di cambiare il nostro sguardo, di toglierci la certezza, di guardare l'altro non come un problema, ma come un dono. Vi invito allora ad una pace che abbia il coraggio di essere concreta. La pace è immaginazione, capacità di vedere l'altro, coraggio di proteggere i diritti sempre, ovunque, senza eccezioni. Nessuna alleanza, nessuna strategia globale, nessun interesse geopolitico può valere la vita di un bambino. Abbiamo bisogno di pianti che non siano plateali, ma commossi. Abbiamo bisogno di uomini che non hanno paura della tenerezza, perché la tenerezza è una forza dura, oltre che spirituale, che obbliga a stare in silenzio. Speranza, invece, è la grammatica della vita. È rivoluzionaria perché è concreta, apre porte, costruisce ponti, inventa pratiche di giustizia, crea alleanze, traccia. La speranza comincia quando le parole non dividono, quando la famiglia si ricorda di essere tale, quando la chiesa ha il coraggio di mettere al centro gli ultimi".

Le conclusioni del messaggio di Don Mimmo sono invece un invito a tutti i presenti: "Cerchiamo una cosa semplice da comunicare con un compito non grande, ma preciso. Ognuno di noi provi a trasformare un pezzo di città in sacramento di Dio. Una scelta di perdono, di amore, di parola che faccia sentire la bellezza del mondo. Siate perciò intercessori dell'amore, costruttori di ponti, costruttori di pace, cittadini cristiani". La cerimonia si è conclusa con un abbraccio delle autorità presenti al cardinale. La mattinata ha rappresentato un momento di gioia e di unione in tempi agitati: come insegna Don Mimmo, i titoli onorifici non servono a nulla se non si traducono in attività volte al bene comune e lui, di questo, ne è grande esempio.


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