Greco (Lega): "Non spegniamo i riflettori sul Venezuela, una tragedia che riguarda anche la nostra storia"

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  29 giugno 2026 16:46

"Ci sono legami che il tempo non cancella e che la geografia non riesce a spezzare.

La Calabria e il Venezuela sono separate da migliaia di chilometri, ma unite da una storia comune fatta di partenze, sacrifici, speranze e identità condivise. Per questo il terremoto che nei giorni scorsi ha colpito il Venezuela non può essere considerato una tragedia lontana. Riguarda un popolo amico, ma riguarda anche una parte della nostra memoria collettiva.

Nei primi momenti dell’emergenza l’attenzione del mondo si è concentrata, giustamente, sulle immagini della devastazione, sui soccorsi e sul dramma delle famiglie coinvolte. Oggi, però, mentre il flusso delle notizie comincia già a volgere lo sguardo verso altre emergenze, è proprio questo il momento in cui non possiamo permetterci di dimenticare.

Perché la fase più difficile inizia spesso quando finiscono i titoli di apertura. È allora che resta il peso della ricostruzione, delle ferite materiali e di quelle invisibili, della paura e dell’incertezza. È allora che la solidarietà deve dimostrare di essere qualcosa di più di un sentimento passeggero.

Per noi calabresi il Venezuela rappresenta molto più di un punto sulla carta geografica. È una terra nella quale generazioni di nostri corregionali hanno costruito la propria vita, mantenendo sempre vivo il legame con la regione che avevano lasciato. Un legame che non si è mai interrotto e che continua ancora oggi attraverso famiglie, associazioni, tradizioni e una memoria condivisa che attraversa l’oceano.

Per comprendere fino in fondo questo rapporto bisogna tornare agli anni successivi alla conclusione della Seconda guerra mondiale. L’Italia usciva da uno dei periodi più difficili della sua storia: città devastate dal conflitto, un’economia da ricostruire e, soprattutto nel Mezzogiorno, povertà, disoccupazione e poche prospettive per migliaia di giovani. In quel contesto, per tante famiglie, emigrare non rappresentò una scelta semplice, ma una necessità.

Il Venezuela, invece, viveva una stagione di grande sviluppo economico e offriva opportunità che in patria sembravano irraggiungibili. Migliaia di italiani attraversarono l’Atlantico con una valigia piena di speranze e con la determinazione di costruire un futuro migliore. Tra loro vi erano tantissimi calabresi.

Non partirono soltanto in cerca di lavoro. Portarono con sé competenze, spirito di sacrificio, capacità imprenditoriale e quella cultura del fare che ha sempre caratterizzato la nostra gente. Contribuirono alla crescita delle città, allo sviluppo delle attività economiche, dell’edilizia, dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura, diventando parte integrante della società venezuelana senza mai rinunciare alle proprie radici.

La Calabria fu una delle regioni che visse più intensamente quella stagione migratoria. Da tanti piccoli comuni partirono intere famiglie che lasciarono case, affetti e certezze per inseguire un futuro diverso. Molti non tornarono più a vivere nella propria terra, ma non smisero mai di sentirsi calabresi. Ancora oggi, nelle case di tantissimi italo-venezuelani, la Calabria continua a vivere attraverso un cognome, un dialetto tramandato ai figli, una fotografia custodita con orgoglio, una ricetta di famiglia, una festa patronale celebrata anche a migliaia di chilometri di distanza.

Questa è la forza dell’emigrazione italiana: non ha mai reciso le proprie radici, ma ha saputo trasformarle in un ponte tra popoli e culture.

Oggi quel ponte ci richiama a una responsabilità precisa.

Essere Delegato ai Rapporti con i Calabresi nel Mondo significa, prima di tutto, custodire questi legami. Significa ricordare che dietro ogni comunità italiana all’estero esistono storie di sacrificio, di integrazione e di amore per la propria terra d’origine. Significa essere presenti non soltanto nei momenti di festa, ma soprattutto quando quelle comunità attraversano difficoltà come quelle che il Venezuela sta vivendo in queste ore.

Per questo rivolgo un appello alle istituzioni, alle associazioni dei calabresi nel mondo, alle organizzazioni di volontariato e a tutti coloro che, a vario titolo, possono contribuire a mantenere viva l’attenzione su quanto sta accadendo. Oggi più che mai è necessario fare rete, rafforzare i rapporti tra le nostre comunità e dimostrare che la solidarietà non si esaurisce nel tempo di una notizia.

Non possiamo permettere che il Venezuela venga dimenticato perché i riflettori dell’informazione si sono spostati altrove. La vicinanza si misura nella capacità di restare accanto alle persone anche quando il clamore lascia spazio al silenzio.

La Calabria ha sempre dimostrato di saper essere una comunità unita, capace di riconoscersi nei valori della solidarietà e dell’appartenenza. Oggi quei valori ci chiedono un gesto semplice ma fondamentale: continuare a guardare verso il Venezuela con attenzione, rispetto e partecipazione.

Perché chi condivide una storia non è mai davvero lontano. E perché i nostri corregionali nel mondo devono sapere che la Calabria continua a considerarli parte integrante della propria comunità, soprattutto nei momenti più difficili".

Lo afferma Orlandino Greco.


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