
di VALENTINA OPIPARI
Non serve avere tutte le risposte a vent’anni ma serve avere il coraggio di cercarle. Durante l’incontro, nell'ambito della rassegna Gutenberg, Ilaria Camilletti ha parlato di quella fase in cui il futuro sembra un peso. Il suo libro “Ilaria nella Giungla” nasce da un’esperienza concreta ossia lavorare a Oasi, un locale dove i ritmi sono duri.


Nel capitolo “Benzina” tocca il centro del disagio. Dietro la lavastoviglie, una collega le dice: "Studia, così non finisci come me. Studia, così fai un lavoro vero. Studia, così fai i tuoi sogni". Ilaria risponde: "Mi sento travolta da un grande senso di colpa, perché al contrario di lei io ho il privilegio di studiare, ma non so quali sogni ho".
Da lì parte il racconto. Non è una storia di certezze ma di confusione. È la storia di una ragazza che prova a capire cosa vuole fare mentre incontra personaggi che la cambiano come Davide, il figlio del proprietario, viziato e poi capace di aprirsi agli altri e Viola, con le sue fragilità. Ognuno porta una parte di realtà che i libri spesso non raccontano.
I temi sono concreti. Il lavoro è il primo. Faticoso, sottopagato, fatto di turni lunghi e maleducazione. Ma è proprio lì che Ilaria impara a ridimensionare l’idea di vita perfetta. Scopre la differenza tra chi cresce con le favole la sera e chi conta i soldi per la spesa del giorno dopo.
Poi ci sono le catastrofi interne, l’ansia di scegliere, la paura di sbagliare, la pressione di fare qualcosa di “utile” a tutti i costi. «Noi siamo cresciuti con l’idea che se fai qualcosa deve servire subito a qualcosa» dice Ilaria. “Su Instagram non vedi mai qualcuno che si mette sul divano ad ascoltare musica solo perché gli va.»
La sua scelta è stata studiare filosofia, senza la certezza che fosse la strada giusta. L’ha capito dopo e ha capito che si può cambiare se una cosa smette di piacerti. Il libro prova anche a restituire voce ai ragazzi. "Quando ho saputo che il tema del Salone del Libro era ‘i ragazzi salveranno il mondo’, ho pensato: ma gli adulti ci credono davvero?". Per Ilaria la risposta è sì. Perché i ragazzi non sono distratti. Sono pieni di domande e spesso più disposti ad ascoltare degli adulti. L’incontro si è chiuso con le domande degli studenti sul valore dei lavori manuali e sull’equilibrio tra ironia e temi pesanti. Il messaggio resta lo stesso: ovvero trovare il proprio posto non significa avere subito tutte le risposte ma costruire la strada con le esperienze, gli errori e le persone che incontri.
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