Guzzo ricorda mons. Cantisani che 50 anni fa entrava come vescovo nella Chiesa di Rossano

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Antonio Cantisani

Teobaldo Guzzo e mons. Cantisani all'insegna di "servizio, comunione, partecipazione, condivisione"

  16 gennaio 2022 12:41

di TEOBALDO GUZZO

16 gennaio 1972: mons. Antonio Cantisani inizia la sua missione di vescovo. La ricorrenza, oggi, del cinquantesimo anniversario dall’entrata da Pastore nella Chiesa di Rossano, ci sollecita a ripercorrere i diversi momenti della concelebrazione eucaristica e della  festa comunitaria declinati sulle dimensioni del servire, del partecipare, del comunicare, del condividere.

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La prima dimensione è il servizio da donare gratuitamente a quanti la Chiesa incontra sul suo cammino terrestre. “Vengo per servire”: andava ripetendo nel pomeriggio di quel 16 gennaio 1972. Mons. Cantisani era più che convinto di essere il “vescovo del Concilio Vaticano II”: vescovo “nuovo” (non il “nuovo vescovo”) inviato ad operare in un territorio, spesso e sovente, condizionato da fratture insanabili tra Chiesa, istituzioni e società civile. Il vescovo è “nuovo” se rifiuta la logica del potere, dell’arroganza, del privilegio, ovvero se scopre, riscopre e pratica il valore della povertà. Il vescovo è “nuovo” se comunica quel che è l’unico suo tesoro: Gesù Cristo, Morto e Risorto.

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Alla dimensione del servire segue la dimensione del comunicare. Il vescovo deve essere segno e strumento di comunione, soprattutto per i presbiteri, tra i presbiteri, tra il vescovo ed i presbiteri. La comunione non è un insieme di norme da osservare. La comunione cresce e si rafforza se realmente viene vissuta.

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Il vescovo è chiamato a creare e a mantenere vivo un clima di coesione negli organismi ecclesiali in cui il presbitero e il laico sono chiamati ad operare. Un programma è valido se è fatto “insieme”. E già da quel primo incontro di cinquant’anni fa con la comunità di Rossano, mons. Cantisani matura la convinzione che il periodico che avrebbe fondato a sostegno dell’azione pastorale si sarebbe intitolato, come in effetti s’intitolò, Tuttinsieme.

Il servire ed il comunicare hanno valore se vengono sostenuti dalla partecipazione alla vita della Chiesa e dalla condivisione dell’azione spirituale dei soggetti interessati. E proprio a Rossano matura l’idea di promuovere l’avvio degli organismi di partecipazione e di valorizzazione del ruolo dei laici.

Queste intuizioni teologiche e pastorali hanno ancora più significato, esattamente a distanza di mezzo secolo, se pensiamo che a sedere su quella stessa cattedra episcopale di Rossano è oggi l’arcivescovo Maurizio Aloise, ordinato sacerdote nel 1995 proprio da Mons. Cantisani, quando ormai era già pastore dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace (1980-2003). Corsi e ricorsi della storia. Alla creatività della Provvidenza divina non c’è davvero limite, come dimostra l’esistenza terrena e l’esperienza pastorale dell’arcivescovo Cantisani.

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