Hany Ahmed Hussein: "Cambiamento climatico, una sfida globale"

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  24 ottobre 2026 09:58

Il 24 Ottobre è la Giornata Internazionale per l'Azione sul Clima (International Climate Action Day)  promossa dall'associazione Dar Assalam ODV.

Riceviamo e pubblichiamo la nota di  Hany Ahmed Hussein.

Uno dei cambiamenti più evidenti osservati negli ultimi anni è rappresentato dall’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e imprevedibili, accompagnato da un aumento della frequenza e dell’intensità delle catastrofi naturali. Il cambiamento climatico è considerato una delle sfide globali più urgenti che l’umanità si trova ad affrontare oggi. Esso si manifesta attraverso l’aumento della temperatura media globale, l’intensificazione delle ondate di calore, le modificazioni dei regimi delle precipitazioni e la crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, quali alluvioni e siccità, precipitazioni irregolari, calamità naturali e fusione dei ghiacciai, con conseguente innalzamento del livello del mare. Il tasso di riscaldamento globale registrato negli ultimi decenni ha raggiunto livelli senza precedenti nell’ultimo millennio. Si prevede che il sistema climatico continuerà a subire cambiamenti nel corso del XXI secolo, con una possibile accelerazione del fenomeno in assenza di interventi globali efficaci volti alla riduzione delle emissioni di gas serra. Il bacino del Mediterraneo: una regione particolarmente vulnerabile. Il Mar Mediterraneo è un bacino semichiuso, una caratteristica geografica che rende l’intera regione mediterranea particolarmente sensibile alle variazioni climatiche.

Tale area è considerata una delle regioni maggiormente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico a livello mondiale, nonché un importante punto di riferimento per il monitoraggio e lo studio delle trasformazioni climatiche. La recente accelerazione del cambiamento climatico ha aggravato le problematiche ambientali già presenti nel bacino del Mediterraneo, in conseguenza dell’interazione tra i cambiamenti nell’uso del suolo, l’incremento dell’inquinamento e la progressiva perdita di biodiversità. Attualmente, la regione mediterranea è caratterizzata da forti oscillazioni delle temperature e delle precipitazioni, oltre che da una crescente scarsità di risorse idriche naturali e di terreni agricoli disponibili.

Si prevede che tali condizioni possano peggiorare ulteriormente nei prossimi decenni, determinando una riduzione delle precipitazioni compresa tra il 15% e il 45% entro la fine del secolo. Questa tendenza eserciterà una pressione considerevole sul settore agricolo, soprattutto se si considera che circa il 70% dell’agricoltura della regione dipende direttamente dalle precipitazioni atmosferiche. Il perdurare di tale cambiamento sta già causando la parziale o totale desertificazione di intere regioni del Mediterraneo, tale fenomeno si sta verificando con maggiore intensità nel Sud Italia, in diverse aree della Spagna, della Grecia, e del Maghreb. In Italia il problema è emergente in Sicilia e Sardegna ma anche regioni come Basilicata, Puglia, Calabria, Campania e Molise mostrano un'elevata vulnerabilità a causa di siccità prolungate, erosione del suolo e risalita del cuneo salino nelle falde costiere. Un fenomeno meno visibile ma altrettanto allarmante si sta registrando sott'acqua. Il riscaldamento delle acque del Mare Nostrum sta portando alla morte di importanti specie endemiche (come la barriera corallina mediterranea) impoverendo drasticamente gli ecosistemi marini. Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute e sull’ambiente. Il cambiamento climatico esercita effetti diretti sulla salute umana e animale, sugli habitat naturali, sulla fauna selvatica, sulle condizioni di vita delle popolazioni umane, animali e vegetali e sulla biodiversità, in particolare nelle aree urbane costiere. Esso rappresenta inoltre una grave minaccia per la sicurezza alimentare e idrica. La produttività delle colture agricole e degli allevamenti può diminuire a causa dell'aumento delle temperature, dello stress idrico associato alla siccità e delle variazioni delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (CO₂).

Il cambiamento climatico influenza inoltre direttamente la dinamica di trasmissione e diffusione di alcune malattie infettive, comprese le malattie trasmesse da vettori (vector-borne diseases, VBD), come la dengue, la febbre del Nilo occidentale e l'infezione da virus Zika. Sono interessate anche alcune malattie trasmesse attraverso l'acqua, come il colera, nonché le patologie associate ad agenti patogeni presenti nel suolo e negli alimenti. Parallelamente, il progressivo aumento della temperatura delle acque può determinare uno spostamento degli areali di distribuzione e degli habitat di numerose specie ittiche e di molluschi e crostacei, con possibili conseguenze sulla struttura, sull'equilibrio e sul funzionamento degli ecosistemi acquatici. Gli effetti del cambiamento climatico non si limitano alle conseguenze dirette, ma comprendono anche numerosi effetti indiretti mediati da fattori socioeconomici. Per esempio, gli eventi alluvionali possono ostacolare l'attuazione delle misure di prevenzione e controllo delle malattie infettive, comprese le strategie di controllo dei vettori. Nel complesso, il cambiamento climatico può compromettere significativamente la salute e il benessere degli esseri umani e degli animali, nonché l'integrità e la sostenibilità dell'ambiente naturale. Le principali cause del cambiamento climatico.

Questo fenomeno globale è determinato principalmente dal forte incremento delle emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera, in particolare anidride carbonica (CO₂), metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O), derivanti dalle attività antropiche. Tale incremento è stato particolarmente significativo a partire dalla Rivoluzione industriale, parallelamente all'espansione urbana, alla crescita della domanda energetica e allo sviluppo dell'agricoltura su larga scala. L'aumento delle emissioni è riconducibile soprattutto alla combustione intensiva di combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas naturale. Anche gli allevamenti intensivi, l'impiego di fertilizzanti chimici e le attività industriali contribuiscono alle emissioni di metano e protossido di azoto. Parallelamente, la deforestazione su vasta scala determina una riduzione della capacità degli ecosistemi terrestri di assorbire e immagazzinare il carbonio. La diminuzione di questi serbatoi naturali di carbonio contribuisce ulteriormente all'accumulo di gas serra nell'atmosfera e all'intensificazione del riscaldamento globale. L'urgenza di un'azione concreta. Le conseguenze sempre più preoccupanti del cambiamento climatico richiedono un'attenzione immediata e l'adozione di misure concrete ed efficaci. In assenza di interventi adeguati, gli effetti del fenomeno potrebbero risultare catastrofici per le generazioni presenti e future. Poiché il cambiamento climatico costituisce una sfida globale che trascende i confini nazionali, le soluzioni limitate a un singolo Paese o a un numero ristretto di Stati non sono sufficienti per affrontare efficacemente il problema. È pertanto indispensabile promuovere una cooperazione internazionale ampia e coordinata.

Purtroppo, persistono difficoltà legate all'assenza di un quadro globale di governance climatica pienamente integrato ed efficace, in grado di coordinare le politiche di contrasto al cambiamento climatico, favorire l'attuazione degli impegni internazionali e verificarne il rispetto. Strategie di mitigazione del cambiamento climatico. Numerose iniziative e organizzazioni internazionali sono impegnate nella riduzione delle emissioni di gas serra e degli inquinanti responsabili del deterioramento della qualità ambientale e dell'alterazione del sistema climatico. L'efficacia delle misure di mitigazione richiede lo sviluppo di una cultura della cooperazione, della ricerca di compromessi e della responsabilità condivisa tra Stati, istituzioni e società. Le principali strategie si basano sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sulla prevenzione della deforestazione, sull'incremento della copertura forestale e sul rafforzamento della capacità degli ecosistemi naturali di assorbire e immagazzinare il carbonio. Per conseguire una riduzione significativa delle emissioni, è necessario diminuire considerevolmente il ricorso al carbone e agli altri combustibili fossili, promuovendo al contempo lo sviluppo e l'impiego di fonti energetiche sicure e rinnovabili, come l'energia solare ed eolica. È inoltre fondamentale favorire il trasferimento delle tecnologie per l'energia pulita e delle tecnologie compatibili con gli obiettivi climatici dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. A tali interventi devono affiancarsi valutazioni scientifiche rigorose, il rafforzamento delle capacità tecniche e istituzionali e la mobilitazione di risorse finanziarie adeguate a sostenere le azioni per il clima nei Paesi in via di sviluppo.

 Una strategia di mitigazione efficace e sostenibile dipende anche dal coinvolgimento attivo e dal sostegno della società civile, del settore privato, delle imprese, delle comunità locali e degli altri soggetti non governativi. La società civile svolge un ruolo fondamentale nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Può contribuire alla sensibilizzazione e all’educazione delle comunità; promuovere il senso di responsabilità e di partecipazione attiva nelle iniziative di contrasto al cambiamento climatico; favorire l’adozione di pratiche sostenibili, quali la produzione di energia da fonti rinnovabili su piccola scala e l’agricoltura climaticamente intelligente (climate-smart agriculture); sostenere l’elaborazione e l’attuazione di normative più rigorose, strategie di riduzione delle emissioni di carbonio e processi di transizione energetica verso fonti pulite; accrescere la consapevolezza pubblica e orientare i consumatori verso scelte a basse emissioni di carbonio; nonché favorire il collegamento tra le istanze delle comunità locali e i consessi internazionali. Le comunità locali svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo di soluzioni bottom-up, ossia iniziative che nascono dal basso e rispondono alle specifiche esigenze ambientali e sociali dei territori. Esse possono contribuire alla riduzione dell’impronta di carbonio attraverso l’adozione di sistemi locali di produzione e utilizzo di energia da fonti rinnovabili; il miglioramento dell’isolamento termico degli edifici residenziali; l’impiego di sistemi di illuminazione a LED; la sostituzione degli spostamenti in automobile con modalità di mobilità sostenibile, quali gli spostamenti a piedi, in bicicletta, in car pooling o mediante il trasporto pubblico; la piantumazione di specie arboree autoctone; il ripristino delle siepi campestri; la realizzazione di parchi e giardini urbani; la promozione di politiche climatiche coerenti con le specificità e le condizioni socioeconomiche locali; e il consolidamento di un impegno collettivo duraturo nel tempo.

 Conclusioni: In definitiva, affrontare efficacemente il cambiamento climatico richiede un approccio integrato che coinvolga l'intera società, nel quale governi, imprese, organizzazioni della società civile e singoli cittadini svolgano un ruolo attivo e responsabile. Attraverso il coordinamento delle iniziative, la convergenza degli obiettivi e l'adozione di strategie condivise, è possibile promuovere trasformazioni strutturali e costruire un futuro più sostenibile, equo e resiliente per tutti. L'azione collettiva, fondata sulla solidarietà internazionale e sulla responsabilità condivisa, costituisce un elemento essenziale per affrontare la complessa sfida del cambiamento climatico e limitarne gli effetti negativi sugli esseri umani, sugli animali, sulla fauna selvatica e sugli ecosistemi. Solo attraverso un impegno comune sarà possibile proteggere le risorse naturali, preservare la biodiversità, salvaguardare la salute pubblica e garantire condizioni di vita migliori alle generazioni future.