I dipendenti dell'Asp di Reggio Calabria si "autocertificano" le ferie non godute

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Asp Reggio Calabria
  15 ottobre 2019 12:56

di GABRIELE RUBINO

Ad una prima lettura era sembrata strana, a rileggerla meglio lo è ancora di più. La comunicazione con cui il direttore dell'ufficio gestione risorse umane dell'Asp di Reggio Calabria chiede in sostanza ai dirigenti delle varie unità operative di "autocertificarsi" i giorni di ferie non godute, e quelli dei relativi dipendenti, è l'ennesima cartina di tornasole del caos amministrativo in cui versa l'azienda sanitaria provinciale. Protocollata lo scorso 1 ottobre, e controfirmata dal neo direttore amministrativo individuato dalla triade prefettizia, la richiesta ai dipendenti è appunto quella di "trasmettere un prospetto delle ferie non godute". In pratica l'ufficio del Personale dell'Asp, che in linea teorica di mestiere dovrebbe occuparsi di riposi, malattie, ingressi ed uscite, permessi del personale e, appunto, ferie non riesce a ricostruire la situazione dei dipendenti, che così dovranno fare da soli. La disposizione ha creato qualche mugugno nell'azienda, tanto da far immaginare a più di qualcuno dei casi limite. Se ad esempio un dipendente dichiarasse di avere un residuo ferie di 300 giorni, l'azienda li concederebbe? Paradossi o meno, se funzionasse a regime l'ufficio del Personale questa richiesta non sarebbe mai dovuta partire.

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Ad ogni modo, il motivo che ha spinto l'ufficio gestione risorse umane è indubbiamente serio. "Il dilagante fenomeno del mancato godimento delle ferie per cause non imputabili ad eventi di carattere impeditivo, che ha comportato - si legge nella comunicazione-  un elevato aumento dei costi a causa dei numerosi contenziosi promossi dai dipendenti per la monetizzazione delle stesse". In pratica, alcuni lavoratori dell'Asp di Reggio hanno atteso di andare in pensione dopodiché hanno richiesto il ristoro per le ferie non godute, gravando sul bilancio dell'azienda. Il giochino è semplice, come scrive sempre il dirigente del Personale: "Un cospicuo numero di dipendenti, nonostante il collocamento ha continuato e continua a prestare servizio fino all'ultimo giorno utile, disattendendo il provvedimento di quiescienza" che impone di far godere tutte le ferie maturate e non godute prima di lasciare l'ente. Bene dunque una stretta che dispone l'obbligo di fruizione delle ferie evitando aggravi con le cause, ma l'ufficio del Personale avrebbe potuto arginarlo prima facendo semplicemente il suo lavoro. 

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