Torna al Politeama di Catanzaro dopo quasi 20 anni il Barbiere di Siviglia (VIDEO)

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images Torna al Politeama di Catanzaro dopo quasi 20 anni il Barbiere di Siviglia (VIDEO)
Da sinistra: Valastro, Pompeo, Falbo, Santacroce, Fiorita, Branca e Monteverdi

Produzione originale della Fondazione, regia di Carlos Branca e doppio appuntamento mattutino per gli studenti: Catanzaro riscopre Rossini dopo quasi vent’anni

  02 marzo 2026 14:33

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Il 6 marzo alle 21:00 il sipario del Politeama si alzerà su un nuovo allestimento originale de “Il Barbiere di Siviglia”, produzione della Fondazione Politeama che riporta la lirica a Catanzaro dopo quasi vent’anni di assenza del titolo rossiniano, con tre date complessive e una doppia matinée pensata per le scuole.

La presentazione, nel foyer del teatro, ha avuto un tono vivace, lontano da quell’immagine ingessata che spesso accompagna l’opera lirica. A moderare il giornalista Domenico Iozzo, davanti a un parterre che comprendeva, tra gli altri, il sindaco e presidente della Fondazione Nicola Fiorita, la sovrintendente Antonietta Santacroce, l’assessore Donatella Monteverdi, il presidente della Camera di Commercio Pietro Falbo, il direttore d’orchestra Giovanni Pompeo, il regista Carlos Branca, il vicedirettore generale di Banca Centro Calabria Gianluca Valastro, oltre agli artisti Manuel Amati, Matteo D’Apolito, Chiara Tirotta, Raffaele Facciolà, Hidenori Inoue, Giorgia Teodoro e Francesco Villella.

Ad aprire gli interventi è stato il sindaco Nicola Fiorita, che ha collocato la presentazione del Barbiere dentro una traiettoria più ampia, quella di un teatro che negli ultimi anni ha cercato di ridefinire la propria identità e il proprio ruolo nel sistema culturale cittadino, dopo una stagione in cui la lirica era rimasta ai margini della programmazione e il Politeama aveva progressivamente perso uno dei suoi segmenti più ambiziosi. 

Sappiamo che la lirica è la cosa più difficile. Per tanti anni è mancata dal nostro teatro e sostanzialmente è mancata in Calabria. Questo è un grande sforzo che ho chiesto alla sovrintendente e che oggi diventa realtà”. Il primo cittadino ha parlato di “serata tra le più importanti degli ultimi anni”, ricordando anche gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza che stanno interessando il Politeama, quasi a legare il rilancio artistico a quello infrastrutturale.

Santacroce colloca il Barbiere di Siviglia al vertice di una programmazione che, nell’ultimo anno, ha cercato di diversificare generi e pubblici: “Abbiamo recuperato le scenografie del 2008, bellissime, e costruito un cast di voci straordinarie diretto da Giovanni Pompeo con la Filarmonica della Calabria e il Coro lirico Cilea guidato da Bruno Tirotta”. Poi l’accento sui giovani: due matinée il 4 e 5 marzo, con una versione adattata e il progettoLirica a scuola”, che ha coinvolto gli istituti Patari-Rodari-Pascoli-Aldisio e il Convitto Gallupi.

Sul piano artistico, Giovanni Pompeo ha smontato qualche luogo comune: “Rossini sembra facile. È una semplicità apparente. Far ridere in musica è difficilissimo”, osservazione che ha spostato l’attenzione dalla brillantezza immediata dell’opera buffa alla sua architettura interna, fatta di precisione ritmica, equilibrio tra buca e palcoscenico, controllo millimetrico dei tempi comici. Poi il direttore ha allargato lo sguardo oltre la singola produzione, inserendo un passaggio esplicito sulla città di Catanzaro: “Avete un teatro che non è un contenitore vuoto. Non è una cattedrale nel deserto, è un contenitore con contenuti vivi”. Ha aggiunto un’impressione personale, quasi confidenziale, parlando di Catanzaro come di una città “di grande bellezza”, attraversata da un “profumo di nobiltà” che si percepisce passeggiando nel centro storico, una nobiltà che appartiene ai cicli della storia e che, a suo dire, non è affatto decaduta.

Branca, regista italo-argentino — nato a Buenos Aires ma figlio di genitori originari di Acri — ha raccontato il suo Barbiere di Siviglia, dal punto di vista scenico ha annunciato la presenza di luminarie e pupazzi che richiamano le feste popolari del Sud, elementi capaci di creare un ponte visivo tra la tradizione rossiniana e l’immaginario calabrese. I costumi resteranno d’epoca, in linea con una scelta dichiaratamente rispettosa della partitura, ma con “qualche elemento” – volutamente non svelato – che introdurrà un dettaglio di attualizzazione, una vibrazione contemporanea destinata soprattutto al pubblico più giovane.

Branca ha insistito su un punto chiave: “Comanda Rossini. La musica è la cosa più importante”. Nessuna rivoluzione dell’ambientazione, nessun cambio di epoca forzato. L’idea è quella di restare al servizio della partitura, evitando stravolgimenti concettuali, pur inserendo ciò che lui stesso ha definito un elemento “perturbante”, quasi freudiano, legato alla dimensione del sogno. La vita, ha detto, è come un sogno in cui accadono cose strane, e il teatro può parlare anche all’inconscio dello spettatore, non soltanto alla sua razionalità. La comicità, nella sua lettura, non è leggerezza superficiale: come l’ironia, serve a far pensare, a mettere a fuoco abusi e dinamiche di potere, a suggerire una riflessione che corre parallela al divertimento. E marzo, per lui, diventa un mese simbolico: dopo Catanzaro tornerà a Buenos Aires per dirigere un’opera del maestro Bacalov, suo riferimento artistico.

A chiudere la conferenza, tra gli applausi e un clima ormai disteso, è stata l’emozione della soprano catanzarese Giorgia Teodoro, che vestirà i panni di Berta: “Sono nata qui”, ha ricordato, ringraziando esplicitamente la sovrintendente per averla voluta nel cast sottolineando quanto per lei sia speciale tornare a esibirsi nella propria città davanti a un pubblico che conosce, in un teatro che sente parte della sua storia personale oltre che del suo percorso artistico, con un titolo come il Barbiere di Siviglia. Parlando del personaggio di Berta, ha accennato anche al piacere di affrontare un ruolo che le consente di esplorare una dimensione scenica diversa, più marcatamente comica, pur nel rigore vocale richiesto da Rossini. “È un’opera che impegna tantissimo noi cantanti”.

Tre date, un impianto tradizionale con qualche guizzo contemporaneo e un’attenzione marcata alle scuole. Può essere che la sfida più ambiziosa stia proprio lì: riportare l’opera dentro la quotidianità di una città che prova a riconoscersi, anche attraverso Rossini. Il resto lo dirà il palcoscenico.


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