
di SERGIO DRAGONE
Nella lunga notte di Monza il Catanzaro ha compiuto un miracolo ancora più grande della promozione in serie A (che peraltro sarebbe stata meritatissima): ha restituito dignità e onorabilità ad un sistema calcio profondamente malato, scosso da scandali e indebitamenti, svenduto ai fondi stranieri e segnato dalla terza esclusione di fila dai mondiali.
Le recentissime dichiarazioni shock di Silvio Baldini, Ct della Nazionale, non lasciano spazio ad interpretazioni: “il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco del calcio”. Alcuni di loro, Baldini li ha definiti, senza troppi giri di parole, “lestofanti”.
Ho letto, in queste ore, centinaia di post e commenti – provenienti dalle più disparate città italiane, moltissime del nord – di gente che ha ringraziato la piccola/grande squadra calabrese e il suo popolo per le vibranti emozioni che è riuscita a suscitare. Davanti allo spettacolo dell’U-Power Stadium, in tantissimi hanno scritto: una partita come questa ci ha riconciliato con il calcio.
Le immagini dei nostri ragazzi in lacrime hanno fatto il giro del mondo (151 Paesi collegati in diretta), sono arrivate dritte al cuore di milioni di appassionati, oscurando totalmente quelle scontate e un po' patinate dei brianzoli in festa.
Sicuramente non ha suscitato alcuna emozione l’intervista in lingua madre della manager americana Lauren Crampsie, nuova proprietaria del Monza, più interessata a costruire business in Brianza (anche grazie al collegamento con il Gran Premio e la Formula Uno) che costruire sogni.
Il Catanzaro da “libro cuore” ha indicato al calcio italiano, colosso dai piedi di argilla costretto nuovamente a guardare dal divano il grande show dei mondiali, la via da percorrere. Ha dimostrato, sfidando e battendo sul campo due corazzate ricchissime come Palermo e Monza, che i risultati si possono ottenere anche con gestioni serie ed oculate, con risorse proporzionate al territorio, con una valorizzazione importante di giovani calciatori che in altre realtà ammuffirebbero in panchina. Il Bari si è liberato di Costantino Favasuli senza nemmeno pensarci un attimo, il Milan ha fatto partire a parametro zero Mattia Liberali, oggi oggetto del desiderio di mezza serie A e con una valutazione che sfiora i dieci milioni.
Il Catanzaro ha dato un forte contributo alla causa azzurra con ben cinque talenti, Cisse, Rispoli, Liberali, Alesi e Favasuli. E proprio il “figlio del vento”, nato a Reggio Calabria, ma cresciuto nella Locride, avrà l’onore di vestire la maglia della Nazionale maggiore contro Lussemburgo e Grecia.
C’è poi la componente umana, il club inteso come una grande famiglia, un tifo capace di scalare le montagne pur di essere vicino alla squadra del cuore. Lo ha detto Alberto Aquilani ai microfoni di DAZN: noi rappresentiamo non una semplice squadra di calcio, ma un popolo, una cultura. Solo per queste parole meriterebbe la cittadinanza onoraria, come proposto in queste ore dal mio grande amico Antonio Bevacqua. Non so se il mister andrà via, eventualità del tutto legittima, ma quelle foto che lo ritraggono a consolare i bambini in lacrime rappresentano davvero quel “sorso di aria pura” di cui il calcio italiano ha davvero bisogno per guarire dai suoi mali.
PS Il “sorso di aria pura” non è un errore, è una suggestione letteraria che si deve alla compositrice Franca Evangelisti, autrice dei testi di tante canzoni di successo negli anni Settanta, ripresa anche da Eros Ramazzotti nel suo singolo “Un attimo di pace”.
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