
DI Marilina Intrieri.
Il
mio pensiero va a tutti i consiglieri regionali della Prima Legislatura regionale tra i quali mio zio, il
Generale Domenico Intrieri.
A distanza di 55 anni, è difficile comprendere fino in fondo il significato storico di quella stagione. Erano trascorsi appena ventidue anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana e venticinque dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’Italia stava vivendo una fase di profonde trasformazioni democratiche e sociali: i movimenti studenteschi, femminili e dei lavoratori chiedevano nuovi diritti e maggiore partecipazione. Proprio in quegli anni maturavano riforme destinate a cambiare il volto del Paese, dallo Statuto dei lavoratori all’introduzione del divorzio, fino al lungo percorso che avrebbe condotto alla riforma del diritto di famiglia.
In Calabria, tuttavia, la giovane istituzione regionale dovette affrontare una sfida ulteriore: la dolorosa controversia sul capoluogo e i moti di Reggio Calabria, che segnarono profondamente la vita politica e civile della regione.
In quel contesto difficile, Domenico Intrieri, insieme ad Antonino Lupoi e Pasquale Iacopino, ebbe il coraggio di votare a favore di Reggio Calabria come sede del Consiglio regionale, in dissenso rispetto all’orientamento prevalente del proprio partito. Fu una scelta dettata dal convincimento che occorresse ricercare una soluzione capace di ricomporre una frattura che rischiava di compromettere il futuro della nuova Regione.
Oggi appare ancora più chiaro il valore di quella generazione di consiglieri regionali. Essi furono, in un certo senso, i “costituenti” della Calabria: chiamati non solo ad applicare il dettato della Costituzione repubblicana attraverso l’avvio dell’ordinamento regionale, ma anche a difendere la tenuta democratica delle istituzioni in una fase nella quale le legittime rivendicazioni popolari avrebbero potuto intrecciarsi con le spinte eversive che attraversavano il Paese negli anni della strategia della tensione e del terrorismo.
La storia nazionale avrebbe conosciuto, pochi anni dopo, una delle sue pagine più drammatiche con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Anche per questo va riconosciuto il merito di quanti, in Calabria, seppero mantenere il confronto politico entro il perimetro della democrazia e delle istituzioni.
Nel ricordare oggi Domenico Intrieri e tutti i consiglieri della Prima Legislatura, non celebriamo soltanto una memoria familiare, ma una pagina importante della storia della Calabria e della sua democrazia. Una storia fatta di passione civile, senso delle istituzioni e responsabilità verso le generazioni future.
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