Il coraggio di essere impopolari: Francesco Mazza racconta i suoi "50 anni di visione" a Catanzaro

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Francesco Mazza

  03 aprile 2026 13:40

di ANNA TRAPASSO

Aprire una libreria indipendente nel bel mezzo dell'era digitale, oggi che la fruizione di ogni cosa è in 2X e le care vecchie emozioni analogiche sono state in gran parte surclassate dallo scrolling su Tik Tok...: ci vuole coraggio! 

Eppure, guai a parlargli di coraggio. "Il vero coraggio - esordisce - è solo quello di essere (da sempre) impopolari".

Lui è Francesco Mazza, titolare a Catanzaro di "Coriolano Paparazzo" (un tempo Galleria Centrale), più che una libreria uno spazio culturale, un salotto cittadino in cui l'aria profuma di carta stampata, un ritrovo per chi prova ancora un certo godimento a spaginare un libro, accarezzarne la copertina, portarlo a casa aspettandone ogni sera impaziente il richiamo dal comodino.

L'ho incontrato in occasione di una ricorrenza speciale: i 50 anni della sua attività. La nostra non è stata un'intervista ma una chiacchierata-fiume sulla contemporaneità, su cosa ci manca del passato e cosa ci attende nel futuro. Una sorta di bilancio e progetto insieme, ispirati da questo anniversario - i 50 anni di Cinesud- che segna l'inizio di un nuovo ciclo. 

"Mi sono fatto un regalo, l'inizio di una nuova vita", dice, mentre ci accomodiamo su un soppalco in cui campeggia, grande, una celebre foto di Oliviero Toscani, quella di una modella (Isabelle Caro) che nel 2007 sconvolse l'Europa in una campagna di moda contro l'anoressia. "Toscani era un mio caro amico", dice Mazza, mentre gli occhi della modella ci puntano dal muro. E il discorso non può che partire da qui, dalla Fotografia, materia prima nella vita personale e professionale di Franco Mazza, che con Cinesud ha fatto la storia dell'imprenditoria nel mondo della fotografia (e non solo) in Calabria e continua a farlo.

"Ho iniziato a 19 anni. Con Cinesud abbiamo portato i film nelle case delle persone. Anche perchè, al tempo, non esistevano le videoteche a Catanzaro. Poi ci siamo specializzati nella fotografia, ed oggi in Italia siamo rimasti soltanto in 14 gli imprenditori della "vecchia lega". Eravamo 160. Viaggiavamo in giro per il mondo con Nikon e Canon, sono stati anni bellissimi. Pensa che Palermo, uno dei più grandi store del Sud, ha chiuso. Catania, Messina hanno chiuso. E anche a Roma in tanti hanno chiuso. Noi, nella città più povera del Sud, siamo oggi l'unica azienda che resiste ed ha anche un giornale nazionale (Phocus Magazine, ndr), la più importante rivista italiana di fotografia. Oggi sono i miei figli a portare avanti l'attività. Non l'ho chiusa per dedicarmi ad altro, anzi. Ci vuole  anche il coraggio di non cambiare. Vuol dire che credi in quello che hai fatto, che non hai mai smesso di crederci, di spenderti. Di mantenere fede alla tua visione. Ecco perchè oggi, sotto il logo Cinesud, campeggia il claim "Cinquant'anni di visione"

Mentre Cinesud prosegue la sua storia di tenacia e resilienza, io mi sono fatto questo regalo, Spazio "Coriolano - Paparazzo", e per me è l'inizio di una nuova vita ma con lo stesso entusiasmo di quando ho iniziato, diciannovenne. Perchè "la cultura non si inventa".

Cosa porti con te di tutti questi anni di visione, di produzione, di narrazione?

"Porto con me infiniti ricordi, eventi, mostre, produzioni, incontri.

Ti racconto un episodio di 30 anni fa. Trent'anni fa facevo qui delle mostre bellissime. Decisi di fare una mostra sui Rom. Era il 1997. Sai che è successo? Tutti quelli che erano venuti fino alla mostra precedente, non sono più venuti. Sai chi c'era alla mostra sui Rom? Vennero Mirella Karpati, la responsabile nazionale di Lacio Drom, e Bruno Nicolini, fondatore dell'Opera Nomadi e del Centro Studi Zingari, un uomo che con il Papa si dava del tu. Qui c'erano le massime espressioni della bellezza, ed ho risposto a tutte quelle persone che si erano negate, invitando tutti i ragazzini delle comunità Rom qui intorno, e hanno ballato qui in mezzo. E' stata una festa bellissima".

"Fatto questo, mi odiavano ancora di più: "hai portato i rom in centro", mi dicevano. Ma sai, poi, col tempo, quante di queste persone hanno rivisto la loro posizione? Allora se lo fai e sei credibile ci riesci, però devi essere credibile nel tempo, devi essere coerente per tutta la tua vita. La credibilità è la cosa più importante da trasmettere, soprattutto ai nostri giovani. Non possiamo rimproverarli, perchè siamo noi la generazione che li ha messi nelle condizioni di vivere in una società che è quella che è, non ci resta quindi che essere credibili.

Un'altra cosa bella che abbiamo fatto e cito con piacere è la linea del tempo della Calabria. Ne vado orgoglioso. Siamo l'unica regione d'Italia ad averla, 700 mila anni di storia in un metro e sessanta di lunghezza partendo dal periodo del Paleolitico Inferiore fino ai giorni nostri e ai nostri personaggi, con Rino Gaetano per esempio. Anche sulla linea del tempo, come scrivo in tutti i libri che faccio, ho scritto che "uomini stolti e ladroni hanno tentato di negare la Calabria", se siamo in queste condizioni è perché una serie di vigliacchi hanno cercato di cancellare anche i sogni.

C'è un video molto bello, siamo in Luglio sul Mediterraneo, si intitola "Due ali sul Mediterraneo" con i testi del magistrato Aldo Fiale, ed io parto proprio con questa frase. L'ho fatto trentaquattro anni fa ed oggi è ancora così: uomini stolti e ladroni hanno tentato e continuano a tentare di negare la Calabria".

Chi sono questi uomini stolti e ladroni?

"Sai, tante cose negli anni mi sono state negate perchè dicono che "faccio cose di sinistra". Le mie non sono cose di sinistra, sono cose... non è che le cose di cultura sono di sinistra. Una scala per dare l'accessibilità agli invalidi non è una cosa di sinistra (ndr: la Galleria Centrale chiuse nel 1998 per il diniego da parte dell'allora Amministrazione Comunale alla installazione di una pedana esterna per l’accesso alle persone con handicap). Sai cosa mi fu detto? 'E' perchè tu fai cose per persone di sinistra'.  Sono fatti realmente accaduti.

Oggi il problema non è solo catanzarese, è nazionale. E' sociale. Mi tornano in mente le parole di Luigi Lombardi Satriani (antropologo, ndr). Parlavamo di eventi culturali. Oggi si promuovono centinaia, migliaia di eventi culturali, alcuni devo dire anche di qualità. Perché gli eventi, gli incontri, le conferenze e le kermesse varie non riescono ad incidere sul territorio e a creare nuove coscienze? Tra i vizi dei calabresi - diceva Satriani -c'è anche "un orgoglio esasperato, che fa iniziare le cose e poi abbandonarle rapidamente, si sia raggiunto o meno il risultato, l'importante è avere iniziato a farlo, e ci si può illudere di averlo fatto. Non c'è l'umiltà dell'opera, di lavorare pazientemente a costruire. C'è anche questa esaltazione che noi, purtroppo, abbiamo, di essere i migliori di tutti".

Quindi, per dire, qui tutto quello che si sta facendo è una cosa brutta che continua ad avere successo. Come, ad esempio, 400 persone in un teatro a vedere il niente. Uno youtuber magari. Noi continuiamo ad assecondare qualcosa che sta distruggendo proprio la nostra capacità di pensare, di riflettere. Ecco perchè gli amministratori si sentono autorizzati a trattarci a panem et circenses.

Questo continua imperterrito ad essere il modus vivendi di questa società. Ecco perché è necessario avere il coraggio di essere impopolari.

E ancora...chi apprezza il mio Saverio Strati? Io ho fatto un film che sta girando il mondo con Saverio Strati dentro. E questo da fastidio. Questo film l'ho fatto a spese mie. E' meglio da solo. Se tu chiedi, devi farlo come vogliono loro. Ecco perché la Regione ne ha prodotto un altro, non so quanto sia costato.

Un'altra cosa bella... il 24 aprile a Catanzaro c'è uno spettacolo meraviglioso. Con Domenico Dara e Peppe Fonte. Dedicato a Pavese e Ciampi, il ricavato andrà tutto in beneficenza a favore del Centro Calabrese di Solidarietà.

E ancora, l'8 aprile dieci bambini reciteranno "Tibi e Tascia" di Saverio Strati. Un'opera su cui abbiamo lavorato sei mesi, a costo zero, con l'aiuto di 4 amici che mi hanno dato una mano per compensare le spese.

Lo scorso ottobre è successa una cosa magica. Abbiamo fatto i persiani, al Parco della Biodiversità: 300 spettatori. Ingresso gratuito. Uno spettacolo autoprodotto che è costato 2.000 euro. Devo ringraziare in quel caso la Provincia che mi ha messo in disposizione il parco, oltre ad un piccolo contributo assieme al Comune. Però la gente non ha pagato il biglietto. La cultura non si paga. Dovrebbe essere così. Erano tutti così entusiasti, 'sembra di essere a Siracusa', dicevano... Lo spettacolo ha vinto il premio Franco Enriquez. Il prossimo 7 agosto lo andremo a rappresentare a Sirolo con la compagnia di 17 persone. È mai capitato in Calabria questa cosa? Ma la città non lo vuole saperlo.

Quali altri progetti in cantiere?

"Adesso stiamo pubblicando una bomba. Trent'anni di spettacoli del Teatro greco a Siracusa, uno straordinario lavoro fotografico di Tommaso Lepera con il contributo dello straordinario Francesco Cuteri che narra con sedici pagine meravigliose tutta la storia del teatro di Siracusa, e nel primo volume la storia di Euripide, la storia delle tragedie di Euripide. Io odio la parola straordinario, ma certe volte ci sta. E' straordinario. Cosa c'è fuori dall'ordinario? Cosa c'è fuori dall'ordinario è per forza straordinario. Esce il 20 aprile in tutte le librerie italiane. Questo è il primo volume con tredici tragedie, tutte di Euripide. C'è la Medea, c'è l'Ifigenia. Dopodiché esce Sofocle, poi esce Eschilo. Poi Plauto e Aristofane, tutte in un cofanetto meraviglioso. L'Inda, l'Istituto Nazionale Dramma Antico, ci ha appoggiato appieno sui nostri progetti. Vedrai in copertina il logo dell'Inda, il logo della regione Sicilia. In Calabria non vogliono che succedano queste cose. Ovviamente non posso che essere orgoglioso, e penso che dovrebbe essere anche un orgoglio per la città". 

"Abbiamo delle grandi opportunità ma non possono venire fuori, perché non ci sono le condizioni. Allora cosa mi sto adoperando a fare? Creare quella comunità. Quella comunità di gente che ha voglia di partecipare. - continua-  Quella gente che ha voglia di capire che dentro di sé c'è un potenziale straordinario. Ma devono tirarlo fuori. E devono avere il coraggio di non lasciarsi prendere da un meccanismo che è quello dell'apparire, quello di dover dimostrare di essere diversi da ciò che sono.

Possiamo raggiungere risultati se rimaniamo chi siamo, fedeli a noi stessi. Io ci tengo sempre a ricordare che Brunori in 3 minuti sul palco di Sanremo ha fatto quello che gli assessori al turismo e alla cultura non hanno fatto in anni di amministrazione di questa Regione.

Cioè ha fatto capire che pur essendo calabrese riesce ad avere uno spazio importante e, anzi, facendosi proprio vedere calabrese, facendo vedere quell'umanità che aveva addosso, facendo vedere chi è realmente, senza coprirsi, senza cercare di essere qualcun altro, ha dato una lezione di vita. Quello è il modo giusto. Dentro ce l'abbiamo tutti, molte persone addirittura non lo sanno più di avercela quella bellezza e cercano di fare altro, che peccato".

Si può quindi ritrovare sè stessi tra le sale di una libreria? Sia da soli che facendo comunità, è così che si può tirare fuori ciò che abbiamo dentro?

"Sì, perché qui si respira solo quell'aria. Che non è un'aria di sinistra necessariamente, perché magari sai questo può essere nella visione stupida di chi lo dice, poi se magari appunto ci aggiungi pure che questa è una libreria indipendente cominci a pensare 'è una libreria di sinistra'. Questo commercialmente può essere un limite, è un limite ma lo riconosco, ma volontariamente qui l'educazione vuole essere questa, quindi lo faccio a spese mie. Qui trovi l'editoria calabrese, un settore molto apprezzato. Gli autori calabresi. Anche gli autori, non è vero che sono da meno rispetto agli autori che vivono altrove. E' che, probabilmente, non potendo partecipare a determinati salotti, non ricevono i consensi che meritano. Qui possiamo trovare il coraggio di essere fedeli a noi stessi, alla nostra storia alla nostra identità. Proprio in queste sale che erano la hall dell'Albergo Centrale in cui Gissing, nel 1897, soggiornò e scrisse di Catanzaro.

Quindi, dopo aver detto che è una follia averlo fatto, una consapevole follia... 

"Tu la vuoi chiamare follia, perché è il mio modo di essere. - mi interrompe-  Qualcuno dice che solo i folli possono cambiare il mondo, no? Ma essere anche visionari, bisogna essere... ecco perchè i miei -e ci ho fatto un marchio- sono Cinquant'anni di visione".

...come si può evolvere ancora tutto questo? Non è un punto di arrivo?

No, assolutamente. Io questo l'ho definito l'inizio, finalmente. Perché io finalmente mi sono tolto il ruolo dell'imprenditore per vestire i panni del libraio - sorride -  È l'inizio. Verso quello che è un sogno. Voglio incidere per quello che posso. Restituendo tutto quello che ho avuto. Ho avuto la fortuna, o perché me la sono cercata o perché mi è capitata, di frequentare la bellezza a 360 gradi. In giro per il mondo. Non in Italia o a Catanzaro, ma nel mondo. Quindi, oggi, è il momento di restituire tutta quella bellezza.


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