Il Decreto Calabria sbarca in Aula al Senato: la maggioranza blinda il testo

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  21 giugno 2019 16:23

Testo blindato. La commissione Igiene e Sanità del Senato ha licenziato il testo del Decreto Calabria senza alcuna modifica. Subito dopo, nel pomeriggio, è cominciata la discussione in Aula. Gli emendamenti presentati erano 152, ma la maggioranza ha respinto ogni proposta di modifica congelando il corpo del provvedimento come uscito dalla Camera. Fonti parlamentari lasciano intendere che il passaggio in seconda lettura sarà piuttosto rapido, nonostante le opposizioni abbiano già preannunciato la riproposizione di numerosi correttivi.

 

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IL DIBATTITO IN AULA Dopo l’illustrazione della relatrice di maggioranza del decreto, la pentastellata Maria Domenica Castellone, quella di minoranza Paola Boldrini (Pd) ha fatto presente che l’intervento dell’esecutivo sul SSR calabrese avviene con un «atteggiamento molto inquisitorio: il commissario ad acta, il commissario straordinario, la commissione di crisi, una pletora di persone che andrà ad esaminare i piani di rientro perché noi stiamo parlando di un piano di rientro. Infatti solo grazie agli emendamenti che sono stati presentati in Commissione alla Camera dai nostri colleghi, si è sentito parlare di un monitoraggio dei LEA che sono la cosa più importante da tenere in considerazione quando si vanno a toccare, dal punto di vista economico, i servizi. Questo aspetto non è mai stato tenuto in considerazione». Per Rosa Silvana Abate del M5S il decreto è il segnale di «uno Stato che si affianca alla Regione Calabria (e alle Regioni in genere) ed esercita una competenza concorrente per porre fine a un disastro senza precedenti, generato da Governi di centro-destra, prima, e di centro-sinistra, dopo.

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In Calabria, quotidianamente si chiudono reparti negli ospedali e vi sono gravi ritardi nella costruzione di nuovi. Fra tutti, quello della Sibaritide, che dovrebbe portare un po' di sollievo all'area jonica-cosentina, spogliata di tutti i servizi sanitari che hanno costretto i calabresi a una immigrazione per scopi sanitari e per questioni di salute, mentre la sanità calabrese continua a salire agli onori della cronaca per gli scandali che la investono ed è diventata un bancomat per il malaffare e i corrotti. Chi ne ha risentito- ha chiosato Abate- sono, naturalmente, i cittadini che si sono visti chiudere ospedali e strutture perché non ci sono medici, infermieri e soldi per gli acquisti delle più semplici forniture». Bianca Laura Granato (M5S) ha puntato l’indice contro le precedenti nomine dei governatori regionali, che con il Decreto Calabria spetteranno al commissario governativo. «Ebbene sì, la politica regionale ha sempre fatto da padrona, nel vero senso della parola, sulla vita e sulla morte dei calabresi e sui soldi destinati alle loro cure, consentendo alla malavita organizzata di mettere le mani indisturbata sul flusso dei beni e dei servizi legati alla sanità. Basti pensare al debito contratto dall'ASP di Reggio Calabria, ammontante almeno a 400 milioni di euro, con bilanci spariti per ben quattro anni di attività, doppie e triple fatture e strumenti obsoleti acquistati e lasciati nel cellophane nei magazzini degli ospedali». «Il governatore Oliverio – ha attualizzato il discorso Granato-, nonostante fosse addirittura soggetto a una restrizione di domicilio, a seguito di un'indagine della magistratura che lo aveva visto coinvolto per abuso d'ufficio, ha inteso fino all'ultimo avvalersi della sua prerogativa di nomina dei direttori generali, rifiutandosi di coordinarsi con il commissario Cotticelli, mandato dal Governo. Da qui la giusta reazione della ministra Grillo e la decisione di staccare finalmente la spina. In tutta fretta, dopo la nomina, i direttori generali di Oliverio si erano già apprestati al colpo di coda finale, in vista delle imminenti elezioni regionali, aprendo procedure concorsuali finalizzate al posizionamento di nuovi primari e di altro personale medico, infermieristico, paramedico e amministrativo, certi che, come al solito, nessuno avrebbe osato mettere loro i bastoni tra le ruote». Per un altro senatore calabrese Cinque Stelle, Giuseppe Auddino, oltre a dover trovare le giuste risorse per risolvere le criticità degli ospedali di Locri e Polistena, il provvedimento è più necessario. «Il gravissimo disordine amministrativo e gestionale, con una sovrapposizione di interessi della criminalità organizzata, giustificano, senza ombra di dubbio, tale azione politica coraggiosa, ma assolutamente necessaria e urgente». Molto energico invece l’intervento di Francesco Zaffini di FdI: «il provvedimento si poteva titolare: Calabria Saudita. È come se si trattasse di un'altra Nazione. Voi ritenete che la Calabria non sia Italia; trattate la Calabria come terzo mondo; commissariate il commissario del commissario. Aggiungete controlli ai controlli; inasprite questo clima di sospetto, che peraltro permane e permea tutta l'azione di questo Governo, pensando di risolvere non si capisce bene cosa a dieci anni dal primo commissariamento. Faccio notare che tutti i commissari non erano calabresi e, quindi, non si vede bene qual è la soluzione che prefigurate. I calabresi vengono derubati di oltre cinque anni di vita rispetto ai lombardi o ai veneti. Parliamo, dunque, di Calabria Saudita; ribattezziamo questo provvedimento».

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