Il dibattito sui giardinetti Green. Furriolo: "Anche a Catanzaro è tempo di guardare avanti"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Il dibattito sui giardinetti Green. Furriolo: "Anche a Catanzaro è tempo di guardare avanti"
Marcello Furriolo

"Oggi la ricostruzione con destinazione pubblica dello spazio di Piazza Serravalle risponde ad una esigenza forse vitale per l’intera città, che ha bisogno di darsi una nuova identità, partendo dal suo cuore smarrito, attraverso un’opera d’arte e di architettura che ne disegni il volto della rinascita, dopo gli anni bui che stiamo attraversando"

  15 febbraio 2022 21:42

di MARCELLO FURRIOLO

Ho letto con grande interesse l’appassionato e colto articolo dell’amica Maria Carbone, alla quale mi legano antichi rapporti di sincera stima e collaudata amicizia. E’ sempre un piacere e un grande privilegio confrontarsi con l’intelligenza e la sensibilità di una donna come Maria. Lo abbiamo fatto tante volte nella nostra comune esperienza sia politica che amicale. A Palazzo Santa Chiara, come chiamavamo la sede del Comune di Catanzaro, ma anche a San Nicola, sede gloriosa, all’epoca, della Democrazia Cristiana, ma anche nel suo elegante salotto, tra spaghetti musica e politica, conditi da grandi risate o a Copanello, mille estati fa. Devo dire che ci siamo quasi sempre trovati d’accordo sulle grandi scelte che riguardavano il futuro della città, come le linee guida per la Variante al piano regolatore Spagnesi, ma anche le infinite battaglie per l’affermazione dei valori di democrazia e libertà e di difesa delle garanzie e dei diritti fondamentali dei cittadini, dal rispetto della persona umana, ma anche all’amore per la bellezza.

Banner

Questa volta, cara Maria, camminiamo su due sentieri diversi. O meglio siamo animati dallo stesso sconfinato amore per questa città perduta, ma divergiamo sulle terapie per recuperarne l’anima.

Banner

Il Tuo grido d’allarme, fatto di nostalgia e di poesia, per la paventata cementificazione dell’area di risulta, giardini Green, della famigerata demolizione della strettoia di Corso Mazzini non mi trova d’accordo. Per una serie di motivazioni, che Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di esprimere, devo dire, quasi sempre inascoltato. Io ritengo che la demolizione della strettoia, nel 1975, sia stato il più grande scempio culturale, oltre che urbanistico, fatto ai danni di Catanzaro, del suo centro storico, ma essenzialmente della sua identità, da cui è iniziato il lento declino della città. Un’operazione voluta dall’Amministrazione Comunale dell’epoca, figlia di una cultura urbanistica di fine ottocento, iniziata nel 1938 con la demolizione del Teatro San Carlino, ripresa negli anni 50 con l’adozione del Piano Marconi, la realizzazione del Palazzo delle Poste e dell’Amministrazione Provinciale e conclusa, appunto nel 1975, con la Strettoia. Operazione animata da un malinteso e tardivo rigurgito modernista, che, con il demagogico ritornello del traffico e dell‘ allargamento del Corso, annientava con Palazzo Serravalle e il suo compendio urbano e sociale, che Tu hai splendidamente rievocato, un pezzo vitale della nostra storia e della nostra civiltà. Ma è necessario ricordare anche che quell’operazione e quegli espropri sanguinosi furono fatti, ai danni di tanti ignari cittadini e operatori commerciali, sulla base di un piano di risanamento dell’area, che presupponeva la ricostruzione di manufatti di interesse pubblico, ad oggi incompiuto. Ricordo che solo le titubanze delle successive Amministrazioni comunali portò alla realizzazione di risulta del verde, poi elevato alla dignità di “Giardini Green”, con annesse panchine bordo strada. Una vera forzatura e un obbrobrio urbanistico.

Banner

Non conosco il progetto dell’attuale Amministrazione Comunale e qui concordo pienamente che l’idea di realizzare una non meglio rappresentata “galleria commerciale” è perlomeno bislacca, per le stesse motivazioni da Te giustamente richiamate. Aggiungo che quest’idea tradisce, forse, la pratica collaudata da tempo nel comune di Catanzaro di tirar fuori, di tanto in tanto, progetti preconfezionati con lo specchietto del progetto gratuito o a costo zero. Quanto di più nefasto dal punto di vista estetico e dei reali interessi della città. Se veramente l’Amministrazione avesse bisogno di idee progettuali e proprio per quell’area, basta che rispolveri negli archivi comunali tutti i progetti presentati per il Concorso nazionale di idee bandito dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’lstituto Nazionale di Architettura e definito nel 1984.   

Ma oggi il problema è diverso. Intanto ritengo che la città, in tutte le sue componenti culturali, professionali e politiche, avrebbe dovuto reagire e impedire la vera cementificazione che, nel corso degli ultimi 30 anni, è avvenuta sulla collinetta del Sansinato, a Giovino e a Catanzaro Lido, sconvolgendo l’assetto urbano, ambientale e paesaggistico della città, contribuendo in modo irresponsabile e speculativo alla definitiva  desertificazione del suo centro storico.

Oggi la ricostruzione con destinazione pubblica dello spazio di Piazza Serravalle risponde ad una esigenza forse vitale per l’intera città, che ha bisogno di darsi una nuova identità, partendo dal suo cuore smarrito, attraverso un’opera d’arte e di architettura che ne disegni il volto della rinascita, dopo gli anni bui che stiamo attraversando. Ma tutto questo non può avvenire attraverso operazioni criptopopuliste, dietro cui possono annidarsi la difesa d’ufficio del verde pubblico, di improponibili giardini, in cui si ritrovano ogni sorta di emarginati, questuanti e giocatori di tressette, cumuli di rifiuti, escrementi di cani e file di topi liberamente a passeggio davanti ai bar e i negozi.

A questo punto la nuova Amministrazione dovrà avere il coraggio di ricorrere ad esperienze internazionali di professionisti e idee per il recupero e la riqualificazione di quell’area e la realizzazione di un’opera simbolo, non un monumento, ma una struttura architettonica fruibile, a vocazione civile e culturale, che sia, dopo il Ponte Bisantis e il Cavatore, l’immagine riconoscibile di una città, che vuole rinascere, anche sulle macerie del proprio passato.

Cara Maria, anche a Catanzaro è tempo di guardare avanti. Ben sapendo che, come dici Tu, non ci si salva da soli, ma bisogna saper scegliere i compagni e le idee giuste per questo affascinante viaggio verso il futuro.

Chi vuole contribuire al dibattito può mandare una mail su redazione@lanuovacalabria.it

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner