Il messaggio semplice di don Piero Scicchitano: "Caino ed Abele"

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  17 agosto 2026 09:44

 di DON PIERO SCICCHITANO

PREMESSA
Caino e Abele offrono a Dio. Dio gradisce l'offerta di Abele e non quella di Caino. Da quel momento nasce la frattura. Non è questione di offerta ma di cuore. Dio avverte Caino: il peccato è alla porta e lo vuole, ma lui lo deve dominare. Caino tace, porta Abele nei campi e lo uccide. Dopo arriva la domanda: “Dov’è Abele, tuo fratello?”.
1. L’INVIDIA NASCE DA UNO SGUARDO 
Caino non uccide perché ha offerto male. Uccide perché Dio ha guardato l’altro. Il problema non è l’altare, è il confronto. Quando si smette di guardare Dio e si comincia a guardare il fratello, l’offerta si guasta. L’invidia dice: “perché lui sì e io no?”. E trasforma il fratello in rivale. Dio chiede a Caino di dominare ciò che gli nasce dentro. Finché si guarda lo sguardo che Dio dà all’altro invece del proprio, l’altare diventa rivalità.
2. IL SILENZIO È GIÀ UNA SCELTA  
Dio parla a Caino due volte: prima di avvertirlo, dopo per chiedergli di Abele. Caino risponde poco. Prima tace. Poi mente: “Sono forse io il custode di mio fratello?”. Il silenzio non è neutralità. È il terreno dove cresce il male. Quando non si consegna a Dio ciò che si ha dentro, lo si porta avanti e lo si fa diventare azione. Dio non forza. Aspetta una parola. Anche piccola. Ma Caino sceglie di chiudersi.
3. L’ALLONTANAMENTO RENDE POSSIBILE IL MALE  
Caino non uccide sull’altare. Porta Abele lontano dal luogo di Dio. Allontana il fratello dalla presenza e lo porta dove decide lui. Lì dove nessuno vede, il pensiero diventa gesto. Quando ci si allontana, si nasconde, si giustifica, si colpisce. Finché si parla con Dio si resta davanti a Lui. Appena ci si chiude e si porta dentro ciò che non si è consegnato, il peccato trova spazio. Dio lo chiama e gli chiede conto proprio lì.
CONCLUSIONI 
La storia di Caino ed Abele non parla di due fratelli lontani. Parla dell’uomo. L’invidia nasce quando si smette di guardare Dio e si guarda l’altro. Il silenzio, quando non consegna il cuore, diventa complicità col male. L’allontanamento rende possibile ciò che davanti a Dio non si farebbe mai. Il Signore oggi fa la stessa domanda: “Dov’è tuo fratello?” Si risponde con la vita: “Eccolo, lo custodisco. È mio fratello”. È questo il messaggio semplice: custodire, non competere.

Dio, io non porto lontano  
chi mi hai dato vicino.  
Nella Tua presenza  
imparo a restare fratello.  

Alla Tua domanda
rispondo con la vita:  
"Eccolo. È mio fratello.  
E io lo custodisco."

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