
di DON PIERO SCICCHITANO
PREMESSA
L’uomo conta: cinque pani, due pesci. Il deserto conta: non basta. Dio invece entra. E sovverte. Qui inizia il Teodramma. Dio non recita. Si dona. Nel Figlio che prende, benedice, spezza, dona. È la Gloria: amore che si fa pane per la fame dell’uomo. Il miracolo non colma un vuoto. Lo trasfigura. Quando consegni il poco, Dio lo assume e lo rende abbondanza che avanza. Dio non sta fuori dalla scena. Nella notte della gente, sfama.
1. IL DESERTO DELLA SCARSITÀ
La scena si apre con un calcolo. Gli apostoli guardano la folla e fanno i conti. Il poco di fronte al tanto. La logica del mondo è questa: dividere, razionare, rimandare. Il deserto è il luogo dove tutto manca e tutto si misura. Ma è proprio nel deserto che Dio sceglie di parlare. Non manda via la gente. Non elude la fame. La prende sul serio. Nel Teodramma Dio non sta fuori. Entra come Attore principale. E chiama l’uomo a consegnare ciò che ha, anche se è poco.
2. LA LOGICA DEL DONO
Gesù non discute il calcolo. Lo assume. Prende i cinque pani e i due pesci, li guarda, li benedice, li spezza, li dona. Quattro verbi che sono un solo movimento: l’Eucaristia. Nel Teodramma Dio non impone dall’esterno. Si consegna. La Gloria non è spettacolo. È amore che si fa nutrimento. La logica del mondo sottrae per paura. La logica di Dio moltiplica perché dona. Il miracolo non nasce dal molto. Nasce dal poco messo nelle sue mani. Quando l’uomo smette di trattenere e consegna, Dio trasfigura. E ciò che sembrava insufficiente diventa pane per tutti, con avanzi da raccogliere.
3. GLI AVANZI DELLA GRAZIA
Dodici ceste piene. L’abbondanza di Dio eccede sempre il bisogno. Non sfama e basta. Lascia un segno. Nel Teodramma nulla si perde. Ogni frammento è memoria del dono. Gli avanzi dicono che Dio trabocca. Quando l’uomo consegna il poco, Dio restituisce più di quanto si possa contenere.
CONCLUSIONI
Il miracolo dei pani non risolve un problema. Rivela un Dio. Nel Teodramma Dio entra nel deserto, prende il poco dell’uomo, lo benedice e lo rende abbondanza. La fame dell’uomo diventa luogo dell’amore di Dio. Oggi vale lo stesso: consegna ciò che hai. Dio non delude. Sfama, avanza, e lascia un segno.
Nel mio deserto
conto il poco che ho:
cinque pani, due pesci,
mani vuote.
Tu entri e non mandi via la fame.
Prendi, benedici, spezzi, doni.
Io consegno e Tu moltiplichi.
Dalla mia scarsità fai abbondanza.
Mi sfami ancora,
ancora.
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