Il messaggio semplice di Don Piero Scicchitano: "Lamec"

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  07 settembre 2026 09:46

Dopo Matusalemme, l'uomo più longevo della Bibbia con i suoi 969 anni, si incontra suo figlio Lamec. Se Matusalemme è simbolo del tempo lungo concesso da Dio, Lamec è simbolo della fatica concreta dell'esistenza umana. La sua storia è breve, una sola frase, ma racchiude il lavoro duro, la stanchezza e una speranza che non muore (cfr Genesi 5, 26-31).

1. LA FATICA
Lamec conosce la durezza del suolo e la stanchezza delle mani. Non è una teoria, è la vita che pesa. È la fatica che spezza la schiena e a volte anche il cuore. È il lavoro che sembra non finire mai. Eppure questa fatica non viene maledetta, viene presentata a Dio. In questo consegnarsi, la fatica diventa preghiera.

2. IL NOME
Quando nasce il figlio, Lamec lo chiama Noè, che significa riposo e consolazione, e pronuncia queste parole: "Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani". Non spera in un raccolto migliore o in un attrezzo nuovo. La consolazione non è una cosa, ha un volto, è un bambino. In quel nome deposto sul figlio c'è tutta la tenerezza di un padre stanco che, nonostante tutto, riesce ancora a vedere oltre la propria stanchezza.

3. LA SPERANZA
La Bibbia conosce un altro Lamec prima di questo. È il discendente di Caino che canta la vendetta: "Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura" (Gn 4,23). La sua storia finisce nella violenza che si moltiplica, settanta volte sette. Il nostro Lamec invece interrompe quella catena. Non risponde alla fatica con la violenza, ma con la speranza. Davanti a suo figlio Noè non invoca vendetta, ma invoca consolazione. È il passaggio decisivo: si può uscire dalla logica della vendetta solo se si osa generare speranza.

CONCLUSIONI
Ci sono due Lamec nella Bibbia. Uno chiude la storia cantando vendetta: settanta volte sette. L'altro riapre la storia invocando consolazione. Uno risponde alla ferita con un'altra ferita. L'altro risponde alla fatica generando speranza. È la scelta che abbiamo davanti ogni giorno. E Lamec ci dice che vale la pena sperare ancora.

Anch'io, come Lamec, 
conosco la fatica 
delle mie mani. 
Le giornate piene, 
le preoccupazioni per la comunità, 
a volte la sensazione 
che il lavoro non basti mai.

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