
di DON PIERO SCICCHITANO
PREMESSA
Si intende voler parlare sulla necessità di recuperare il termine obbedienza che ormai non viene più usato nei linguaggi religiosi, teologici, di fede. Sembra un termine vecchio che sa di costrizione.
1. Il termine "obbedienza" sta cambiando in "ascolto" soltanto della Parola di Dio. Ma il termine ascolto fa intuire come se si dovesse passare da un compiacimento della persona. È come se l'ascolto comprendesse pure un voler vagliare quello che ci viene detto da Dio nella preghiera costante.
2. Quando Dio parla nella preghiera bisogna solo obbedire senza troppo pensare, perché il pensiero di Dio non sarà immediatamente comprensibile, perché è un pensiero da Signore della terra e del cielo.
3. Quindi si obbedisce fidandosi di chi ha la forza del governo della storia, di ogni storia personale e sa dove arrivare. Non si tratta solo di ascoltare, ma di pronta obbedienza. Potrebbe essere tardi solo il voler pensarci meglio. Alcuni avvisi dal cielo richiedono l'obbedienza immediata, fiduciosa, nell'abbandono più totale.
Conclusioni
Pochi pensano all'obbedienza al bene supremo, a Dio. A Dio non si danno consigli, a Dio non si suggerisce un da farsi, a Dio ci si rivolge solo per obbedire e poi nel tempo si potrà comprendere: il mistero dell'obbedienza alla Parola eterna ed infallibile di Dio.
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