
di DON PIERO SCICCHITANO
L’uomo porta la ferita del peccato: una relazione spezzata con Dio, con sé e con l’altro. Da qui nasce la debolezza più profonda. Si cerca amore e si finisce per possedere, si cerca comunione e ci si chiude. Le relazioni ne portano il segno: stanche, difensive, incapaci di donarsi. Da soli non si può sanare questa frattura. Ma Cristo entra proprio nella ferita. Rigenerati dall'Uomo-Dio, si diventa capaci di una relazionalità diversa: fraterna, libera, dono.
1. IL CUORE UMANO, NUOVO IN CRISTO
Il battesimo non è un rito. È una nuova nascita. In Cristo l’uomo vecchio muore e nasce l’uomo nuovo. Non si è più definiti dalla ferita, ma dalla figliolanza. Lo Spirito Santo innesta nella vita stessa di Dio: si diventa partecipi della natura divina. Da qui nasce un cuore nuovo, capace di emozionarsi per l’altro, non considerandolo più come rivale o strumento, ma come fratello. La grazia non aggiunge qualcosa dall’esterno: rifà dentro. Rigenera desideri, pensieri, affetti. Solo un uomo nuovo può amare come Cristo.
2. UN SOLO CORPO, MOLTE MEMBRA
La nuova nascita in Cristo apre alla comunione. Lo Spirito Santo non fa uomini isolati, ma "un solo Corpo" del quale "Cristo è il capo" (Col 1,18). Dove c’è il cuore nuovo, cade la difesa e nasce la fraternità. L’altro non è più minaccia o concorrenza: è dono. La relazione cristiana non si costruisce con strategie umane, ma si riceve. È frutto. È l’amore di Dio che, riversato nei cuori, rende capaci di accogliere, perdonare, servire.
3. L’UOMO INTEGRALE
La fede non divide: corpo, psiche e spirito sono uno. La psicologia nomina le ferite, i meccanismi, le difese. La scienza misura stress, ormoni, circuiti di paura. Il Vangelo dà senso a tutto: peccato, guarigione, libertà. Cristo non chiede di reprimere le emozioni, ma di educarle. Non chiede di negare il cervello, ma di rinnovarlo. Quando entra lo Spirito, l’uomo non diventa meno umano: diventa pienamente umano. Integra ferita e desiderio, ragione e affetto, verità e tenerezza.
Alla fine la comunione non è un’idea grande. È un piatto in più a tavola. È aspettare l’ultimo. È chiamare per nome chi ha paura di non contare. Lo Spirito fa questo: prende un cuore nuovo e lo accosta a un altro cuore bisognoso di tenerezza. E piano, senza che ce ne si accorga, quello che sembrava impossibile diventa casa. È qui che il mondo comincia a credere. Non per i discorsi. Per la tenerezza.
O Signore,
chiamaci uno per uno,
e mettici vicini,
anche se siamo diversi.
Insegnaci il silenzio
quando l’altro parla,
insegnaci le mani
quando l’altro cade.
Resta con noi, Signore,
nelle notti senza parole.
Raccogli le nostre lacrime.
Fanne acqua viva.
Che dalla mia povertà
nasca la nostra comunione
orizzontale.
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