
di ROBERTA MELONI*
Il 16 ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Ci si potrebbe chiedere se ricoranze
come questa servano soltanto a tracciare bilanci e statistiche, o se invece non debbano
rappresentare un'occasione per interrogarci sul valore che attribuiamo, ogni giorno, alla vita, alla
salute e ai gesti più essenziali del nostro quotidiano.
Per chi svolge la mia professione, è impossibile vivere questa data come una semplice casella da
smarcare sul calendario. Ogni giorno, nel mio lavoro di Dietista, mi occupo di salute, di fabbisogni
nutrizionali, di prevenzione e di educazione al benessere. Parlo di calorie, di macronutrienti, di
biochimica, di microbiota, di prevenzione e trattamento di patologie.
Ma la nutrizione non vive in un laboratorio isolato dal mondo: vive sulle nostre tavole, nei nostri
territori, nella memoria delle nostre famiglie e nella storia dell'umanità. E quando allarghiamo lo
sguardo oltre le nostre abitudini quotidiane, il panorama globale della nutrizione ci mette di fronte a una spaccatura drammatica e inaccettabile.
OGGI IL MONDO SOFFRE DI DUE PATOLOGIE OPPOSTE E SPECULARI
MALNUTRIZIONE PER DIFETTO (oltre 730 milioni di persone)
Vivono la denutrizione cronica, con apporto insufficiente di calorie e micronutrienti essenziali.
Cosa causa? Si indebolisce il sistema immunitario, lo sviluppo fisico e cognitivo è compromesso e si riduce l'energia aumentando morbilità e mortalità di comunità intere.
MALNUTRIZIONE PER ECCESSO O SQUILIBRIO (oltre 1 miliardo di persone)
Convive con l'obesità e le sue complicanze.
L'esposizione ad elevate quantità di cibi ultra-processati favorisce l'insorgenza di diabete mellito di tipo 2, ipertensione, dislipidemie, malattie cardiovascolari, obesità e complicanze.
LO SPRECO ALIMENTARE: UN DISASTRO AMBIENTALE ED ETICO
Ma il punto che ferisce di più, clinicamente ed umanamente, è ciò che sta nel mezzo: lo spreco alimentare.
Mentre centinaia di milioni di persone non hanno di che sfamarsi, CIRCA 1,3 MILIARDI DI TONNELLATE ALL'ANNO, cioè un terzo di tutto il cibo prodotto a livello mondiale, viene perso o sprecato.
A lungo abbiamo pensato che gettare via il cibo fosse soltanto una disattenzione economica o una leggerezza domestica. La scienza e la consapevolezza ecologica oggi ci dimostrano il contrario perché lo spreco alimentare è un disastro ambientale!
Ogni alimento che finisce nella spazzatura porta con sé un'immensa quantità di risorse invisibili consumate per produrlo: l'acqua dolce prosciugata, il suolo impoverito, la biodiversità distrutta, l'energia usata nei trasporti. Si stima che lo spreco di cibo sia responsabile di circa l'8-10% delle emissioni globali di gas serra.
SE LO SPRECO ALIMENTARE FOSSE UNA NAZIONE, SAREBBE IL TERZO PRODUTTORE MONDIALE DI EMISSIONI, SUBITO DOPO CINA E STATI UNITI.
Gettare via un alimento non significa solo buttare del cibo: significa ferire la Terra. E significa dimenticare chi quel cibo non ce l'ha.
COME POSSIAMO GUARIRE QUESTA FERITA?
La risposta non risiede in restrizioni punitive, ma nel recuperare una memoria storica ed etica: il valore del cibo come atto di cura, di rispetto e di comunità.
Vi siete mai chiesti perché le nostre nonne tendevano a rimpinzare figli e nipoti di tanto cibo? Non si trattava di semplice abbondanza o di un'abitudine viziosa. Per chi aveva vissuto tempi di guerra, carestie, povertà e privazioni, offrire cibo era la forma più pura e visibile di amore. Il cibo era inteso direttamente come salute, protezione e benessere.
Riempire il piatto del nipote significava dire: "Ora sei al sicuro, posso prendermi cura di te".
LA CUCINA DEL RECUPERO: UN'ARTE TRADIZIONALE
E questa stessa filosofia dell'atto di cura e del rispetto profondo per la materia prima si riflette nell'incredibile arte della cucina del recupero, nata ovunque proprio per non sprecare mai nulla.
Catanzaro - 'U morzeddhu
Nato storicamente come spuntino sostanzioso per i manovali e gli operai che affrontavano fatiche immense, il morzello era il modo sapiente per valorizzare gli scarti della macellazione, trasformandoli in un piatto ricco, speziato e identitario.
La tradizione popolare narra persino di una serva che, non volendo sprecare gli scarti delle feste nobiliari, li cucinò per sfamare la propria famiglia.
Emilia-Romagna - Passatelli in brodo
Piatto iconico oggi considerato "delle feste", nasce nelle cucine contadine con l'unico scopo di rigenerare il pane ormai raffermo e le croste o i rimasugli induriti di Parmigiano Reggiano o Grana, trasformandoli in un primo piatto ricco e confortante per tutta la famiglia.
Palestina e Sudan - Fattah
Esempio emblematico di cucina del recupero, la Fattah nasce nei contesti più umili per non sprecare il pane raffermo o gli avanzi. Prevede una stratificazione generosa: pane tostato, ceci, yogurt alla tahina, spezie e frutta secca. Dimostra come recuperare il pane trasformi un ingrediente povero in un simbolo di convivialità e rispetto per il cibo.
Nessuna cultura antica è nata per sprecare. Ogni popolo ha trovato la propria ricetta per rigenerare il pane duro, valorizzare i legumi, trasformare gli avanzi in piatti di straordinaria ricchezza nutrizionale e umana.
VERSO UN FUTURO PIÙ GIUSTO E SOSTENIBILE
La tutela dell'ambiente e la salute del nostro corpo passano inevitabilmente attraverso questa riscoperta.
Le diete sostenibili sono quelle che puntano su modelli alimentari con prevalenza di alimenti di origine vegetale ricchi di legumi, cereali integrali, frutta e verdura di stagione e prodotti locali. Sono scelte che riducono l'impatto ambientale, proteggono la biodiversità e migliorano il nostro benessere.
Ogni piatto può essere un gesto d'amore verso noi stessi, gli altri e il pianeta.
La domanda da farci oggi è: Che valore diamo a ciò che mettiamo nel piatto?
Lottare contro lo spreco tutela la nostra salute, l'ambiente e la dignità umana e rappresenta il primo, fondamentale passo per costruire un futuro più giusto, sostenibile e profondamente umano.
*Dietista - Associazione Dar Assalam ODV Catanzaro
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