Il rock batte il fango: undici band al Politeama per rialzare le serrande del lungomare di Catanzaro

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Dagli Skelters alla Moribiondi Crew, una staffetta di note e decibel per non lasciare soli gli operatori economici colpiti dal ciclone Harry.

  15 marzo 2026 00:42

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Il Politeama non è mai sembrato così compatto, quasi a voler fare da argine fisico, oltre che emotivo, ai ricordi ancora freschi del ciclone Harry. Sabato sera il Massimo Cittadino ha cambiato pelle, abbandonando i velluti istituzionali per indossare il chiodo e la camicia a quadri di una scena rock locale che, quando c’è da serrare i ranghi, non si tira indietro. Undici band, dodici minuti a testa e un solo obiettivo: rimpinguare quella cassa di solidarietà destinata a una ventina di operatori commerciali della zona Sud della città che, tra fango e detriti, hanno visto vacillare il lavoro di una vita.

A dare il la è stato Marco Trocino, apparso tra le poltrone come a voler annullare subito ogni distanza tra palco e platea. È lui a mettere subito i puntini sulle i, ricordando come ogni singola figura professionale incrociata tra le quinte — dai fonici di Kalisfera ai vigili del fuoco — abbia lavorato a titolo gratuito per la riuscita di "Rock Helps Marina" . Accanto a lui, sceso direttamente da Bolzano per onorare l'impegno, Andre Dal Furgone ha trasformato la serata in un happening costante, tra incursioni nel pubblico a caccia della parola più usata nei testi rock (spoiler: vince sempre “baby”) e momenti di pura adrenalina collettiva, come quando l’intero teatro si è alzato in piedi a ballare sulle note di “Kerosene”.

Sebbene il teatro non fosse gremito come nelle grandissime occasioni, l'energia e la vicinanza della platea è state palpabile. Occhio alla zona più vicina al palco, perché la serata non è stata solo musica, ma anche un momento di affermazione politica della comunità. Donatella Monteverdi, assessore alla Cultura, lo ha detto chiaramente dal palco, quasi con un sussulto d'orgoglio: “Questo ciclone ci ha insegnato che siamo bella gente, che la solidarietà non deve farci paura”. Una visione condivisa da Giuliana Furrer, titolare alle Attività Economiche, che ha martellato sulla necessità di non abbassare la guardia ora che i riflettori dei media nazionali si sono spenti: “È fondamentale che quelle serrande si rialzino tutte presto”, ha ribadito l'assessore, conscia che per molte famiglie quelle attività non sono solo negozi, ma l'unica fonte di sostentamento.

Paul Costyn e la Peppe Sanzi Band hanno aperto le danze con le venature del blues, seguiti a ruota dal rock “nicotinico” dei 4°Brix. Poi è stata la volta dell’oscurità elegante dei Mantra 3, che hanno traghettato il pubblico nelle atmosfere anni Ottanta, prima che i Meat For Dogs scatenassero il consueto “devasto” punk rock, un marchio di fabbrica che resiste intatto dal 1993.

Il cuore pulsante dell’organizzazione, il Maestro Emanuele Russo, non si è limitato a dirigere i lavori: si è seduto dietro la batteria dei suoi Skelters per un set che ha mescolato i successi da classifica come “Siamo” all’anteprima del nuovo brano “Medioevo”. La varietà della proposta è stata il vero punto di forza: dal collettivo di Soverato Bruno & The Souldiers, che hanno fatto esplodere il teatro cantando in dialetto contro ogni discriminazione, alla raffinatezza progressive de Le Hibou, fino al ritorno dei Nera Luce. Notevoli gli Sharada, capaci di un metal potente costruito sull'assenza totale di chitarre.

Il gran finale è stato un vero e proprio manifesto sonoro affidato alla Moribiondi Crew, che ha letteralmente spettinato i presenti. Non chiamatelo semplicemente gruppo: sono un collettivo di dodici elementi che si muovono come un’unica sezione corale, un muro di suono dove il jazz e il blues si schiantano contro l’hip hop più crudo. Hanno portato sul palco quella spinta al riscatto che serve a chi vive le contraddizioni della quotidianità, alternando pezzi come “You don’t know how to fight” alla ferocia narrativa di “Burs vs McQueen”, un brano di protesta che in questo momento storico è suonato come uno schiaffo necessario.

Vederli dal vivo è un’esperienza elettrizzante: c’è la potenza degli strumenti suonati "per davvero", senza trucchi, che ha scosso le fondamenta del Politeama prima di esplodere nel finale con “Donna Kelly”. È stato il culmine di "Rock Helps Marina", il momento in cui tutti gli artisti sono saliti sul palco per prendersi l'abbraccio del pubblico e dimostrare che, al di là delle sigle e dei generi, la solidarietà a Catanzaro sa ancora fare un rumore bellissimo.

Vuoi per la resilienza della scena musicale catanzarese, vuoi per la voglia di riscatto di un quartiere che non vuole essere ricordato solo per le immagini del ciclone, l'evento ha centrato il punto. Resta da capire, ora, quanto l'incasso riuscirà a incidere concretamente sui bilanci dei commercianti danneggiati. Vedremo se questa spinta emotiva saprà trasformarsi in una vigilanza costante sulle opere di ripristino o se, una volta riposte le chitarre nelle custodie, la zona del Porto di Catanzaro dovrà tornare a contare solo sulle proprie forze.


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