Il saluto a Ghedini di Vincenzo Speziali: "L'onore delle armi e il requiem per il 'defensor imperatoris'"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Il saluto a Ghedini di Vincenzo Speziali: "L'onore delle armi e il requiem per il 'defensor imperatoris'"
Vincenzo Speziali
  20 agosto 2022 08:37

di VINCENZO SPEZIALI

È proprio vero che la vita non finisce mai di sorprenderti, anche se spesso lo fa in modo bizzarro e caustico, però ciò è pur sempre un evento che ti fa riflettere e poi ciascuno giudica -a modo suo!- se la cosa risulti positiva o meno.
Ciò premesso, ho letto l'articolo in memoria del Sen. Niccolò Ghedini, scritto da Marco Travaglio, sul suo giornale, ovvero 'Il Fatto Quotidiano' e ne ho ricavato una traccia di un certo non so che, in cui emergono distanza culturale, superiorità da moralismo berlingueriano (pure se il Direttore in questione rimarca di non essere, a tutt'oggi e di non essere mai stato, da sempre, comunista...Deo gratias) e in chiosa, persino nostalgia (non certo canaglia, come cantavano Albano e Romina).
Lo confesso: mi ha fatto piacere, questo articolo così intimistico -quindi, sincero- perché è emerso un quadro di umanità e di certezza su pulsioni e sentimenti, i quali fanno sì, che entrambi i protagonisti -il vivo e il morto- ne avevano sia tra di loro, sia per loro.
Certo, Ghedini passava per l'insolente avvocato di Berlusconi, ma chiunque ha diritto alla difesa, in luogo di una causa o di un'inchiesta -e` lo Stato di Diritto, bellezza!- e forse il cavaliere (satrapico?) di Arcore, potrebbe essere considerato l'aggredito notorio (e per la verità, non solo lui!) di un pericolosissimo circo mediatico giudiziario, che vede espressione massima Travaglio stesso, nel sommo sacerdote massmediologico, mentre certi procuratori fanatici ed oltranzisti -alla stregua di qualche candidato d'importazione 'cinquestallata' (proprio cinquestallata!) nella nostra terra calabra- nelle vesti degli ayatollah iraniani.

Ora -parliandoci chiaro e fuori dai denti- se ciò accade e/o quando accade, ovvero un omaggio simile, accompagnato da una relativa forma di tenerezza interiore -seppur in morte di qualcuno- la tal cosa mi fa riflettere e mi rassicura pure, poiché appalesa l'umanità e il rispetto che sempre dovrebbero esserci e di cui, viceversa ma purtroppo, molti si dimenticano, però non certamente i veri e fedeli cristiani.

Sorge, semmai, il rimorso che il tutto si sarebbe potuto esprimere -pur nella lecita diversità che avrebbero continuato ad avere, in questo caso gli entrambi di cui parliamo- nel modo consono e nel tempo giusto, durante le sciarade televisive del Santoro giacobino: disgraziatamente tant'è e nulla si può modificare, perché questa è la vita che abbiamo oggi, con un zavorrato peso di meschinità e odio, da smerciare nelle arene di una finta Agorà informativa (o pseudotale)!
Troviamo, perciò la formula di un vivere civile e di un costumanza appropriata, le quali alla fin fine sono e risultano essere gli elementi fondatitivi e fondamentali di una convivenza pacifica, oltre che di uno stile probo e auspicabile, in capo ad un Paese non più terra di guerra contrappositiva tra presunto bene e certo male, in quanto vi è da ricostruire -pure con piccoli gesti e sentimentalistici ricordi- un tessuto connettivo sociale, come mi ripete la mia amica Jasmine Cristallo.
E adesso, che campagna elettorale sia, purché parli al cuore dell'Italia, non alla sua pancia o alle sue avversioni, in quanto è il popolo (sturzianamente inteso) a chiedere governabilità, credibilità, libertà e serenità.
Ciò è necessario per il futuro, per noi tutti, con coscienza e avvedutezza, altrimenti dietro l'angolo, non vi sarà un altro angolo, bensì e purtroppo, solo il caos.

Banner

 

Banner

Banner

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner