
Si è svolto presso la biblioteca “O. Borello” del Polo Liceale “Campanella Fiorentino”, diretto dalla dott.ssa Susanna Mustari, un nuovo e significativo appuntamento della rassegna culturale In punta di penna. L’iniziativa, promossa dall’Istituto e curata dal prof. Raffaele Gaetano, docente di Storia e Filosofia, nasce con l’obiettivo di valorizzare il talento giornalistico degli studenti attraverso il dialogo con personalità calabresi di rilievo, capaci di offrire stimoli, visioni e testimonianze autentiche.
Protagonisti dell’incontro sono stati gli studenti del Liceo Classico, guidati nella moderazione da Rebecca Maria Pia Ferraro della IIIB. La scelta della biblioteca come luogo simbolico non è stata casuale: come ricordava Marguerite Yourcenar, «fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito». In questa prospettiva, la biblioteca “O. Borello” si è confermata spazio privilegiato per accogliere l’autrice Marinella Vitale, intervenuta per presentare il suo romanzo “La vita sa essere dolce”.
Il testo conduce il lettore a Calamonte, borgo sospeso tra boschi secolari e un mare dai cento colori, dove giunge Francesca Cundari, avvocatessa milanese fragile e inquieta, chiamata a confrontarsi con un’eredità inattesa. Il suo ritorno alle origini diventa un percorso interiore che richiama la “poetica del ritorno” di Cesare Pavese: il luogo natale come specchio dell’anima, come soglia necessaria per una rinascita possibile. Il legame con la terra, evocato anche da Franco Costabile ne “La rosa nel bicchiere”, attraversa le pagine della Vitale trasformando il borgo in uno spazio dell’anima, dove la memoria incontra la realtà e la interroga.
Accanto alla dimensione intimistica, il romanzo apre uno squarcio su una delle ferite più dolorose del territorio calabrese: la piaga del caporalato, con le sue dinamiche di sfruttamento e marginalità. Sullo sfondo narrativo emerge anche la rivolta di Rosarno del gennaio 2010, episodio emblematico che ha portato alla luce condizioni di vita e di lavoro inaccettabili, restituendo dignità e voce a chi troppo spesso rimane invisibile. Questa presenza tematica conferisce al romanzo una forte valenza civile, ricordando come la letteratura possa farsi strumento di consapevolezza e memoria collettiva.
Attraverso una fotografia antica e i misteri che essa custodisce, la protagonista intraprende un cammino che la conduce a confrontarsi con le proprie fragilità e con i segreti sepolti del passato. Un percorso che si nutre con forza del valore della “restanza” teorizzata dall’antropologo Vito Teti: non semplice permanenza, ma scelta consapevole di abitare i luoghi con uno sguardo nuovo, trasformando le radici in energia generativa.
Il dialogo con l’autrice, arricchito dalle domande puntuali e profonde degli studenti, ha dato vita a un confronto intenso e fecondo, capace di suscitare emozioni e riflessioni di grande spessore. Fondamentale è stato il lavoro preparatorio svolto dai docenti Lia Rizzuto, Maria Chieffallo e Raffaele Gaetano, che hanno guidato gli studenti nella lettura del romanzo, in un’analisi attenta, sensibile e rigorosa. L’evento si è confermato un’occasione preziosa per stimolare il pensiero critico, affinare la sensibilità letteraria e promuovere una crescita personale responsabile.
«La rassegna In punta di penna», ha concluso la Dirigente Mustari, «rappresenta uno dei percorsi più significativi del nostro Polo, perché restituisce ai giovani la centralità della parola, del dialogo e della cultura come strumenti di libertà. La presenza di autori che condividono esperienze e visioni amplia l’orizzonte formativo dei nostri studenti e rafforza la nostra missione educativa: formare cittadini consapevoli, capaci di leggere il mondo con profondità e maturità culturale».
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