Inaugurazione anno giudiziario, l’intervento del Presidente della Camera Civile di Catanzaro

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  31 gennaio 2026 20:29

Intervento del Presidente della Camera Civile di Catanzaro Capoluogo

Avv. Mariateresa Musacchio

all’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2025/2026

Saluto

Il sig. Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro

Il Sig. Procuratore Generale

le Autorità civili e giudiziarie presenti

I Colleghi Avvocati

I Signori Magistrati

E ringrazio il Presidente Concettina Epifanio per il gradito invito.

L’inaugurazione dell’Anno Giudiziario è uno dei rari momenti in cui la giurisdizione parla di sé al territorio nel quale opera.

E noi avvocatura civilista del distretto, rappresentata dalla Camera Civile di Catanzaro Capoluogo, vogliamo oggi celebrare, insieme a voi, l’avvio di un nuovo anno di attività verificando lo stato di salute della giustizia come pilastro di democrazia.

La giustizia civile, considerata estremamente tecnica, è in realtà il luogo in cui i cittadini misurano quotidianamente la credibilità dello Stato.

Ed in questo momento detta credibilità è minata dalle lungaggini processuali, da un sistema giustizia carente di organico e burocratizzato, da norme poco chiare, da un distacco formale della giustizia dal cittadino e dalle imprese dovuto a logiche di efficienza, dettate dal PNRR, che talvolta si allontanano dal diritto fatto valere in giudizio e da una giustizia di qualità.

In questo contesto, la crisi della fiducia nell’Autorità che si affanna a smaltire i fascicoli e non ad accertare il diritto, poiché talvolta si ferma ad un problema di formalismo processuale, va superata umanizzando il processo civile.

La progressiva scomparsa dell’oralità dal processo civile, sostituito dalla digitalizzazione del contraddittorio, è un dato che ha causato il declino della dialettica, quale perno del processo civile. Seppur utile, non possiamo negare che noi operatori del diritto stiamo abusando della rapidità del digitale.

E quando le aule si svuotano, il processo perde la sua anima. Ripristinare l’udienza in presenza, come regola generale, restituisce centralità alla relazione processuale. Del resto, il giusto processo, di cui all’art 111 della Costituzione, si fonda sul contraddittorio che è interlocuzione viva tra tutte le parti del processo.

Quindi auspichiamo una modifica della disciplina dell’udienza cartolare e dunque l’inversione della norma contenuta nell’art. 127 ter c.p.c., ossia udienza cartolare eccezionale allorquando sono le stesse parti a chiederla.

Noi civilisti della Camera Civile di Catanzaro Capoluogo, in quanto aderente all’UNCC,facciamo parte dei suoi Dipartimenti che sono un ponte per l’accesso alle interlocuzioni parlamentari nelle Commissioni Giustizia di Camere e Senato e ci stiamo già adoperando con pareri di riforma che incidano sull’efficienza del processo civile, attraverso osservazioni formulate da avvocati che vivono quotidianamente il processo e non da politici forieri delle dinamiche di causa.

Questo è un primo passo per correggere gli effetti più gravi della riforma Cartabia e del suo correttivo che ha aggravato il carico di lavoro degli operatori del diritto e allungato i tempi, come avvenuto per i procedimenti davanti al Giudice di Pace ove l’ampliamento delle loro competenze, non accompagnato da un rafforzamento dell’organico e delle strutture, ha determinato in larga parte del territorio nazionale una condizione di vero e proprio collasso, con ricadute dirette sull’effettività della tutela giurisdizionale.

Stiamo vivendo un cambiamento d’epoca e l’IA è uno dei simboli più evidenti da non demonizzare ma governare.

La legge n. 132/2024 che regola l’uso dell’IA in ambito giudiziario ha previsto che l’intelligenza artificiale possa essere solo un supporto per l’operatore del diritto, non un decisore. Tuttaviadobbiamo chiederci: chi garantisce che questo confine non venga superato nella prassi quotidiana?

La risposta non può essere solo normativa o tecnologica.
Deve essere culturale e professionale. Ed è qui che l’oralità torna centrale: un processo in presenza dialettico è la miglior barriera contro una giustizia algoritmica.

In una sede solenne come questa stride parlare di dignità della professione forense ma occorre farlo per onorare la toga ed il nostro giuramento. Teniamo alta la nostra professione con eccellente competenza, coesione, rispetto dei ruoli e delle regole deontologiche.

La nostra autorevolezza dipende da quanto riusciamo ad esprimere determinazione in tal senso ed a costruire ponti, non scudi, con la magistratura e con i nostri interlocutori forensi e istituzionali.

L’avvocatura paga lo scotto di non essere casta coesa, l’avvocatura civilista catanzarese che oggi rappresento non va in questa direzione ma è unione e condivisone di indirizzi comuni che ciascuna Camera territoriale rappresenta nell’UNCC.

La recente sentenza n. 179/2025 della Corte Costituzionale riporta al centro un principio che Camera Civile di Catanzaro ha sostenuto l’anno scorso in questa sede: la tutela dei cittadini meno abbienti non può essere garantita comprimendo il lavoro, in termini economici, di chi li difende, svilendo quindi il professionista.

Ridurre automaticamente i compensi di chi assicura questa funzione fondamentale significa indebolire proprio coloro che il sistema dovrebbe proteggere.

Per questo è opportuna una riforma urgente dell’art. 130 d.P.R. 115/2002, affinché il diritto di difesa sia davvero garantito e il lavoro dell’avvocato riconosciuto per il suo valore costituzionale.

Ma parlare di giustizia significa parlare anche di accessibilità.

Una giustizia che non è accessibile a tutti e inclusiva è una giustizia parziale. Le barriere architettoniche, sensoriali, organizzative negano diritti, prima ancora che processi e abbatterle non è un gesto simbolico ma un atto di coerenza costituzionale perché l’accesso alla giustizia è parte integrante del diritto di difesa.

Orbene, la Camera Civile di Catanzaro Capoluogo vuole essere portavoce nel distretto di Catanzaro del progetto nazionale denominato “Giustizia Senza Barriere”, che ha preso forma in UNCC ed è stato presentato il 15 novembre 2025 presso la Corte di Cassazione.

Progetto che vedrà la cooperazione del COA di Catanzaro e, sono certa, anche dei vertici della magistratura distrettuale di Catanzaro, per una giustizia inclusiva alla portata di tutti.

Dove cade una barriera, si alza la giustizia è il messaggio simbolico che accompagna il progetto per rendere i palazzi di giustizia del distretto più accessibili, sicuri e inclusivi per tutti cittadini, avvocati e operatori con disabilità motorie, visive o uditive.

 

Cambiando prospettiva, in pendenza delle criticità del sistema giudiziario delineate oggi,essendo questo un momento di riflessione condivisa e di bilanci, va detto che l’attività alternativa al giudizio di risoluzione delle controversie civili e commerciali, prosegue con rilevante soddisfazione attraverso i procedimenti ADR, contraddistinti dall’oralità ove i cittadini trovano ascolto e si confrontano, con l’assistenza del difensore, avendo la garanzia di poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste in mediazione dal legislatore e di definire, senza alea, le proprie posizioni nella lite con un accordo ad efficacia esecutiva, espressione della libera volontà negoziale delle parti.

 

Da sottolineare che, tra gli obiettivi per il 2026 il Ministero di Giustizia, nel suo atto di indirizzo politico istituzionale, si è impegnato a pagare, entro il termine di trenta giorni, i compensi spettanti ai difensori delle parti ammesse alpatrocinio a spese dello Stato che abbiano concluso un accordo in mediazione.

E’ un cambio culturale di mentalità difensiva e di approccio risolutivo tecnico-giuridico, dettato primariamente da necessità deflattive che ha però riscontri positivi privatistici ed economici sul territorio per molte controversie aventi ad oggetto materie sottoposte a condizione di procedibilità,in termini di rapida risoluzione del contenzioso.

Pochi sono ancora nel distretto i giudici civili che lo riconoscono come strumento operativo utile, in ogni stato e grado del procedimento civile, per la definizione della lite giudiziaria pendente sul loro ruolo.

Difatti, poche sono ancora le ordinanze di demandata in mediazione emesse ex art. 5 – quater del D.lgs n 28/2010 probabilmente perché l’ufficio giudiziario nel quale opera il giudice istruttore o relatore, già carente di organico e oberato da scadenze e adempimenti, non riesce a svolgere l’attività prodromica all’ordinanza di demandata che si sostanzia nel giudizio di mediabilità della lite che prevede l’analisi del fascicolo allo stato degli atti.

Del resto, una prima analisi preliminare dei fascicoli mediabili che potrebbero essere oggetto di ordinanza motivata di demandata in mediazione dovrebbero svolgerla, se adeguatamente formati, i funzionari dell’ufficio del processo, nati per coadiuvare l’attività del magistrato.

Potenziare l’attività del magistrato in questo senso ha benefici tutt’altro che residuali sul processo e sul carico del lavoro dei giudici, non si comprende perché, pur ravvisando le potenzialità,non ci si adopera nel nostro Distretto tra operatori del diritto in questa direzione.

La Camera Civile di Catanzaro, Ill.mi Presidenti,è a disposizione per portar avanti iniziative di formazione, progetti o attività utili al sistema giustizia, in termini di potenziamento nel processo degli strumenti ADR.

E’ il tempo delle scelte consapevoli, anche noi in linea con UNCC e con UNCP, esprimiamo ferma convinzione nel sialla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, per dare piena attuazione al modello processuale delineato dall’articolo 111 della Costituzione,  fondato sul contraddittorio tra parti in posizione di parità davanti a un giudice terzo e imparziale.

Si tratta di una riforma di civiltà giuridica,coerente con i principi del giusto processo e con l’attuale modello che allo stato non è autenticamente accusatorio senza questa riforma.

Il Manifesto che Camera Civile di di Catanzaroporta avanti pre Referendum, non è una battaglia verso un sistema o uno slogan ma è dettato da motivazioni tecnico giuridiche che riguardano l’assetto costituzionale della giurisdizione, le garanzie sottese alla tutela effettiva dei diritti fondamentali perché giudice e pubblico ministero non svolgono la stessa funzione.

Tenere queste due figure all’interno del medesimo ordine, con identica carriera e possibilità di chiedere il passaggio di funzioni, identico organo di autogoverno formato per due terzi da p.m. e giudici che si occupano, per ciascun magistrato, del giudizio di professionalità ogni quattro anni, per lo scatto di carriera,significa accettare una commistione che contraddice l’idea stessa di terzietà.

La terzietà del giudice non è solo una qualità soggettiva imposta dal legislatore ma è una condizione strutturale che deve essere percepita come tale dalle parti e dai cittadini.

Il punto di vista dell’avvocatura civilista è, su questo tema, privilegiato perché noi operiamo nel processo civile ove la distinzione dei ruoli è netta.Il giudice è come deve essere: estraneo alle parti. 

Nessun attacco all’indipendenza della magistratura, né un tentativo di ridurre l’indipendenza del pubblico ministero che con la sua struttura, invece, sarebbe rafforzata.

Per Camera Civile di Catanzaro Capoluogo, la separazione delle carriere è una riforma di equilibrio istituzionale, a tutela dei diritti di tutti.  

Riconosciamo però che si tratta di una riforma da tempo attesa ma che da sola non risolve l’attuale declino del sistema giustizia.

Difatti, il tema della separazione delle carriere è uno dei temi sul tavolo, non l’unico, come quello,da tempo in cantiere che sembra essere stato abbandonato da Nordio, di rafforzare attraverso la Riforma della Giustizia il ruolo dell’avvocato ed i suoi strumenti difensivi, in primis dando all’avvocato il rango costituzionale esplicito che merita.

E’ indubbio che la digitalizzazione sta modificando non solo gli strumenti di lavoro ma anche l’identità stessa dell’avvocatura.

L’impatto dei sistemi digitali sul processo civile e la pressione della tecnologia sull’attività dell’avvocato non deve però mai sacrificare i valori fondanti della funzione difensiva.

L’avvocato non è soltanto un tecnico del diritto ma è un presidio di libertà, un intermediario tra il cittadino e il potere, una figura che esiste per assicurare che i diritti non restino astratti, ma diventino effettivi.

Il rischio è che il difensore venga schiacciato dai carichi di lavoro crescenti di ingegneria digitale e dalle inefficienze del sistema. Pertanto, servono norme che non siano solo correttivi tecnici temporanei ma scelte di visione strutturate che rispettino i principi del giusto processo, al passo con l’evoluzione sociale e digitale.

Riforme costruite nel dialogo tra politica, magistratura e avvocatura senza contrapposizioni ma con senso di responsabilità condivisa.

La Camera Civile di Catanzaro conferma la propria disponibilità ad essere una presenza locale vigile che dialoga con le istituzioni, difende i principi del giusto processo e investe nella formazione.

Con questo spirito, auguro a tutti Noi un buon Anno Giudiziario.


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