Incantano le sculture naif di Franco Ligarò esposte sul sagrato della chiesa di San Michele Arcangelo a Cuturella 

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images Incantano le sculture naif di Franco Ligarò esposte sul sagrato della chiesa di San Michele Arcangelo a Cuturella 


Da pastorello la passione di intagliare il legno che perdura ancora oggi da prestigioso imprenditore agricolo.  Fra gli apprezzamenti quelli del famoso scultore Luigi Verrino 

  30 marzo 2026 14:14

di LUIGI STANIZZI

Piacciono le sculture lignee di Franco Ligarò, noto imprenditore agricolo di Cuturella, frazione di Cropani, esponente della prestigiosa storica famiglia che da sempre opera da leader nel campo dell'olivicoltura. E quale legno privilegia per scolpire, intagliare, Franco Ligarò? L'ulivo, naturalmente.

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La sua passione nasce da bambino, quando andava a pascolare il gregge di pecore sulle deliziose colline che da Cuturella degradano verso la valle del fiume Crocchio, per diventare pianure fino alle rive del Mar Jonio. Come i pastorelli del mito greco, in perfetta connessione con la natura, Franco col suo coltellino comincia a scavare nel legno creando uccellini, agnellini, fiori, bastoncini decorati. Sempre ispirandosi a ciò che vede intorno, magari mentre il gregge pascola fra l'erba e i fiori, in questi paesaggi assolati, suggestivi. Un modo per passare il tempo nelle giornate senza tempo dell'infanzia dorata. Nella primavera della vita.

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Dall'albero d'ulivo individua il ramo giusto, lo taglia con l'accetta e, anche guidato dalla forma naturale, dà sfogo alla sua meravigliosa vena creativa, arricchita dalla pura fantasia dell'infanzia. Nascono così i primi oggetti, da una "cucchiara" decorata per la mamma a una pipa per papà a statuine per i suoi numerosi fratelli e sorelle. Suscitando subito curiosità e amministrazione, prima di tutti fra i genitori e i famigliari che restano stupiti per la fervida creatività di questo bambino. E più passa il tempo e, crescendo, più diventa abile nell'intagliare il legno, creando qualunque cosa gli passi per la mente. Una passione prolifica che perdura ancora oggi! Anzi, è andata sempre più aumentando negli anni. Ma il ricordo di quel bambino seduto su una pietra nell'erba rimane indelebile, commovente.

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Oggi può capitare di vedere Franco Ligarò poggiato allo sportello del suo fuoristrada, con un coltellino in mano intento ad intagliare un pezzetto di legno; mentre aspetta qualcuno che gli ha dato appuntamento in quel posto e ritarda. E lui dedica anche quel poco di tempo d'attesa a creare una nuova pipa: ecco, proprio dalle sue mani ora sta nascendo una rondinella posata sul cannello. Oltre all'ulivo, oggi intaglia anche pero, noce e altri legni più morbidi. Ed è sempre più apprezzato. Quanto prima utilizzerà la radice di erica. Di sicuro non fa commercio delle sue opere, le dà in dono ai sui figli, nipotini, insomma ai famigliari o a qualche buon amico.

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Fra le opere più recenti, sedie, chitarre, poltrone, portabottiglie per il vino, un elefante. "Per me ancora oggi è un passatempo - racconta con semplicità Franco Ligarò - in passato mentre le pecore pascolavano io intagliavo il legno, così dalle mie mani nascevano gli oggetti, esattamente come faccio oggi ovunque io mi trovi. Non faccio mostre, espongo i miei oggetti in un mio locale, per diletto personale. Non faccio commercio". Alla festa più importante del paese, a San Michele, gli chiedono di esporre le sue opere sul sagrato dell'omonima chiesa di Cuturella e Franco Ligarò per una volta si lascia convincere, anche se con un po' di riluttanza in quanto non ama mai mettersi in mostra. Anche da Belcastro, in occasione della recente festa di San Tommaso d'Aquino, gli hanno chiesto di esporre le sue opere davanti alla Chiesa ma Franco Ligarò non lo ha fatto, perché è persona molto riservata.

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Le sue opere hanno ricevuto lusinghieri apprezzamenti, come quelli del famoso scultore Luigi Verrino che ha potuto ammirarle proprio in una festa di San Michele a Cuturella, accompagnato dal giornalista professionista Luigi Stanizzi. Franco Ligarò è un artista naif profondamente legato alle proprie radici, capace di mantenere viva la meraviglia e la creatività originaria attraverso il suo lavoro manuale. La sua arte è alimentata dalla memoria, dalla genuinità dell'infanzia, e continua ancora oggi a fare nascere dalle sue mani laboriose sempre nuove creazioni. Nei suoi occhi è rimasta intatta la luce dell'entusiasmo di quel bambino, di quel pastorello adagiato sulla collina carezzata dagli zefiri che fanno ondeggiare l'erba alta di marzo come il mare.

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