Incendi in Calabria, Belfiore: “Fallite prevenzione e tutela del territorio”

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  22 luglio 2026 08:16

di SALVATORE BELFIORE

“Quando il fuoco si accende, la Calabria ti vede".Questo è il messaggio che accompagna la campagna di comunicazione per la stagione antincendi boschivi 2026 promossa dalla Regione Calabria e realizzata da Azienda Calabria Verde. Solo nel weekend appena trascorso, però, ci sono stati moltissimi episodi di incendi contestuali.

Catanzaro nel quartiere marinaro; nella sua provincia, a Squillace lido e nei suoi plessi residenziali turistici; ettari della Pineta di Acconia di Curinga sono ormai perduti; altri 30 roghi nel vibonese; persino il Parco Nazionale del Pollino è stato raggiunto dalle fiamme…nelle ultime 36 ore sono stati espletati oltre 200 interventi per incendi, mentre 26 interventi risultano attualmente in corso. I report sullo spegnimento, ad esempio nella pineta di Acconia di Curinga, dicono che non sia stato possibile attivare il lancio di acqua dall’alto, a causa della fitta vegetazione boschiva.

Senza mettere in dubbio il lavoro e gli sforzi di nessuno, francamente, ci appare impensabile che nel 2026 non riusciamo ancora a spegnere un incendio senza che prima sia ridotta in cenere l’intera aerea. Anche nel caso della rotonda all’ingresso del quartiere marinaro di Catanzaro, seppur circoscritta e non costituita da una vegetazione fitta, selvaggia e impenetrabile (…) e pur avendo il mare a due passi per la reperibilità eventuale di acqua, tutto è stato distrutto dalle fiamme che stavano persino raggiungendo la collina antistante.

Ma la “colpa”, si sa, è il vento, il riscaldamento climatico, come ci dicono i professionisti dell’ambientalismo italiano. Ma anche con i terremoti, le alluvioni e gli uragani che abbiamo vissuto lo scorso inverno, possiamo dire che i “potenti mezzi” annunciati e propagandati dalla nostra Regione, siano serviti, in concreto, a salvaguardare il nostro patrimonio? 

Purtroppo no. Si sono limitati ad aspettare che passasse il momento critico. L’intero apparato, le intere istituzioni preposte, gli amministratori, dovrebbero onestamente ammettere un sonoro fallimento su tutti i piani, c’è molto poco, anzi quasi nulla da “salvare”.

Soprattutto perché la nostra Regione, a fronte di proclami, campagne pubblicitarie, tagli di nastri compulsivi e ridicoli e propaganda stucchevole, aveva dichiarato di aver messo in campo per la stagione AIB 2026: 387 unità operative; 56 postazioni distribuite sul territorio; 27 autobotti; 44 pick-up operativi; 39 Direttori delle Operazioni di Spegnimento (DOS); 4 elicotteri; 84convenzioni con le Organizzazioni di Protezione Civile;circa 2.500 operatori idraulico-forestali.

Sarebbe il caso quindi, che la Procura aprisse un’indagine, perché evidentemente devono esserci degli “inceppi” nel meccanismo stesso che è alla base del sistema che dovrebbe proteggere il nostro patrimonio boschivo. E se vivessimo in una Regione contraddistinta dalla legalità e dall’onestà intellettuale, dovremmo assistere a delledimissioni di gruppo degli interi dipartimenti preposti. Non è accettabile che il direttore generale della Protezione civile, Domenico Costarella, racconti di scenari e scene incredibili di : ”…gatti ai quali era stato legato alla coda uno straccio imbevuto di liquido infiammabile…Gli animali venivano lanciati nei campi, correvano spaventati e propagavano gli incendi…Tutta questa narrazione, se non è suffragata da prove e riscontri, serve solo ad alimentare una retorica scaricabarile, un fatalismo istituzionale che in Calabria si estende su tutti i settori. Se siamo così totalmenteinermi, vulnerabili, in balia di elementi incontrollabili e di sciagure che si abbattono per magia sulla nostra regione, ammettiamo pubblicamente il TOTALE fallimento di tutte le politiche ambientali, di protezione e di cosiddetta prevenzione.

Gli Eco mafiosi, i piromani, i cacciatori, chi inquina e intossica i nostri elementi, sa che in Calabria ha completo e totale campo libero. Noi chiediamo con forza la piena applicazione della legge 353 del 2000, che vieta per 15 anni qualsiasi modifica di destinazione d'uso (es. costruzioni) alle aree incendiate e vieta caccia e pascolo per tutelare l'ambiente e obbliga di istituire un apposito catasto per censire e mappare costantemente tutte le particelle boschive colpite dagli incendi, per rendere effettivi i divieti e i vincoli. Perché la nostra Regione, seconda in Italia per numero di roghi e per superficie divorata dagli incendi nel 2025 ( pari a24mila campi da calcio: 603 incendi e appena 19 denunce) non ha previsto ed attuato fino ad ora, piani dirimboschimento reale, magari, attingendo agli appositi fondi del PNRR?

Il Direttore Generale di Azienda Calabria Verde, Giuseppe Oliva, evidenzia come: «La tutela del patrimonio forestale calabrese è una priorità assoluta…” Siamo appena alla metà -fine di luglio e potremmo darci ogni anno l’appuntamento sincronizzando gli orologi, perché da che abbiamo memoria ogni estate, si ripetono gli stessi episodi di incendi boschivi, nella più totale indifferenza e impunità. Lo stesso governo che così celermente continua a portare avanti i lavori per l’attuazione del DDL MALAN sulla caccia indiscriminata per favorire la lobby esigua dei cacciatori, perché non manifesta la stessa accortezza, attraverso i suoi rappresentanti regionali, nel tutelare realmente il nostro patrimonio boschivo con misure ad hoc? Forse ci sono conflitti di interessi che a noi comuni cittadini, sfuggono. Forse ci sono disegni e progetti di assegnazioni di determinate aree e gestioni che sono la linfa di future promesse e clientele elettorali, che a noi, che non siamo professionisti dell’ambientalismo istituzionale, rimangono ignote.

Forse lo stesso reclutamento stagionale degli stessi “professionisti” delle emergenze degli incendi, cela in sé il vero e solo innesco, incontenibile e “incendiario”, di una catastrofe annunciata e sempre uguale, che nella nostra regione inebetita da sagre e feste patronali estive, passa del tutto inosservata e non ha nessun interesse di estinguersi. Con buona pace di chi si “indigna” sui social, ma nel concreto, non fa nulla di reale e concreto perché d’estate le priorità sembrano essere grottescamente “altre”.


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