Incendio minaccia casa e bombole di gas nel Vibonese: i carabinieri affrontano le fiamme per proteggere 2 anziani, il grazie della figlia

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images Incendio minaccia casa e bombole di gas nel Vibonese: i carabinieri affrontano le fiamme per proteggere 2 anziani, il grazie della figlia


  31 agosto 2026 13:55

 Una lettera semplice e profondamente sentita è giunta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia per esprimere gratitudine ai Carabinieri intervenuti nel pomeriggio di venerdì 28 agosto a Sant’Onofrio, quando un incendio sviluppatosi nell’area cimiteriale si è rapidamente propagato alla vegetazione circostante, avvicinandosi pericolosamente a un’abitazione nella quale vive una coppia di anziani.

A raccontare quei momenti è la Prof.ssa Maria Giovanna Martino, figlia dei due coniugi, che nella lettera ripercorre quanto accaduto mentre le fiamme avanzavano verso il giardino e, soprattutto, verso la zona in cui si trovavano le bombole che alimentavano l’abitazione, facendo temere conseguenze ancora più gravi.

Dalla vicina Caserma di Sant’Onofrio i Carabinieri della locale Stazione e del Nucleo Carabinieri Forestale, accortisi della situazione di pericolo, sono immediatamente intervenuti, adoperandosi con i mezzi disponibili per contenere l’avanzata del fuoco e prestando, nello stesso tempo, assistenza agli anziani visibilmente impauriti.

Un intervento che la donna ha voluto raccontare non soltanto per ciò che i Carabinieri hanno concretamente fatto, ma per il modo in cui lo hanno fatto. Nella sua testimonianza emergono la rapidità dell’intervento, l’attenzione verso le persone e la determinazione con cui i Carabinieri hanno affrontato una situazione di pericolo pur di impedire che le fiamme raggiungessero l’abitazione.

La lettera restituisce così il valore della presenza quotidiana delle Stazioni Carabinieri sul territorio: presidi che, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano un punto di riferimento immediato per la popolazione e una presenza concreta nelle situazioni di emergenza e di bisogno.

Ed è proprio nelle parole della donna che trova la sua sintesi più efficace quanto accaduto. Per una figlia che vive lontano, sapere che di fronte alla casa dei propri genitori anziani c’è la Stazione dei Carabinieri di Sant’Onofrio significa avere una certezza in più: «mamma e papà, anche quando noi figli siamo lontani, non sono soli».

Una certezza maturata vedendo quei Carabinieri intervenire senza esitazione. Come scrive la stessa donna nella sua lettera: «Non hanno esitato. Si sono letteralmente catapultati dall’altra parte della strada, verso le fiamme, per impedire che raggiungessero la nostra abitazione».

La lettera inviata ai carabinieri  della Stazione di Sant'Onofrio

Semplicemente, grazie! Egregi, ci sono momenti in cui una persona si rende conto che alcune paure, quelle che si portano dentro da anni, possono improvvisamente assumere un peso diverso. I miei genitori sono anziani. Vivono da soli, in una grande casa, proprio di fronte alla Caserma dei Carabinieri di Sant’Onofrio. Io sono una delle tre figlie e viviamo tutte in Veneto, a Treviso. E, come accade a tanti figli che hanno i genitori lontani, ogni volta che torniamo a casa portiamo con noi la stessa preoccupazione: sapere che mamma e papà sono soli, sapere che con il passare degli anni quella grande casa diventa un po' più difficile da gestire, sapere che, se dovesse accadere qualcosa, noi non saremmo lì nell’immediato. Oggi, però, rientrando nella terra che mi ospita da quasi 25 anni, ho avuto una certezza che non avevo mai avuto prima. I miei genitori non sono soli!

Come ogni anno, anche venerdì scorso, un incendio ha interessato l’area cimiteriale, sviluppandosi rapidamente tra la vegetazione secca e, come puntualmente accade, complice la situazione di emergenza e i numerosi interventi cui i Vigili del Fuoco risultano contemporaneamente impegnati, il fuoco ha avuto il tempo di avanzare. Questa volta, però, le fiamme si sono avvicinate pericolosamente alla casa, al giardino e soprattutto alla zona in cui si trovano il bombolone e le bombole che alimentano l’abitazione. In casa c’erano i miei genitori, mio figlio ed io. Mio padre, già fragile, che rischiava quasi di crollare per la paura. Mia madre, in piena crisi di panico. E mio figlio, spaventato e basito. Ed io, per qualche interminabile minuto, con quella terribile sensazione di essere quasi impotente davanti a qualcosa che poteva diventare molto pericoloso. Poi ho assistito a qualcosa che merita di essere raccontato...Ho visto il Comandante della Stazione di Sant’Onofrio, Maresciallo Alessandra Cavalieri, il Brigadiere Mauro Formisano, il Carabiniere scelto Luigi Valente e il Carabiniere Emanuele Muscarà uscire dalla Caserma e attraversare immediatamente la strada. E ancora il Comandante del Nucleo Forestale, Maresciallo Capo Riccardo Squatrito.

Ho voluto fortemente conoscere i loro nomi. Non hanno esitato. Si sono letteralmente catapultati dall’altra parte della strada, verso le fiamme, per impedire che raggiungessero la nostra abitazione. Li ho visti entrare in giardino per valutare il rischio e immediatamente nella sterpaglia, cercare di contenere il fuoco con i pochi mezzi che potevano avere a disposizione in quel momento, muoversi rapidamente, senza fermarsi. E ho visto il loro Comandante. Da una parte controllava continuamente i propri uomini, seguendone ogni movimento e preoccupandosi che nessuno rimanesse esposto al pericolo. Dall’altra cercava di tranquillizzare mio padre, consapevole della sua fragilità e della paura che stava vivendo. E ho ascoltato le loro parole, pronunciate sul momento con tono deciso e insistente, anche per sollecitare l’intervento già richiesto e far comprendere quanto la situazione fosse diventata pericolosa. E poi la paura vera... Quella che ho provato, che abbiamo provato tutti, vedendo uno di loro rischiare di essere quasi circondato dalle fiamme mentre cercava, insieme agli altri, di fronteggiarle con i pochi mezzi che in quel momento si potevano trovare nel giardino di una civile abitazione. In quei momenti ho osservato i loro volti. Gli sguardi veloci. La concentrazione. La preoccupazione. La corsa. E, soprattutto, l’attenzione verso la situazione complessiva, verso le persone e verso le cose. Particolari che non sfuggono. E che meritano, a mio umile avviso, di essere raccontati. Non ho visto soltanto Carabinieri che stavano facendo il proprio lavoro. Avrebbero potuto limitarsi a sollecitare l’arrivo del Corpo preposto. Ho visto uomini dello Stato,straordinariamente al servizio del cittadino! Figure di grande semplicità che, davanti a un’emergenza, hanno sentito come propria la responsabilità di proteggere una casa, ma soprattutto le persone che quella casa la abitano. Ho visto coraggio, professionalità e tempestività, lontano dagli stereotipi della categoria e della territorialità, ma ho visto anche qualcosa che non è scritto in nessun regolamento e che, forse, vale ancora di più: umanità. Ed è per questo che sento il bisogno di dire pubblicamente grazie a tutti loro.  Grazie per essere intervenuti senza esitare. Grazie per aver rischiato, con prudenza ma senza tirarsi indietro. Grazie per aver prestato attenzione a quanto stava accadendo e a quanto avrebbe potuto succedere. Ma soprattutto grazie per aver visto, prima ancora dell’emergenza, due anziani impauriti che avevano bisogno di sentirsi al sicuro. Viviamo in un tempo nel quale siamo diventati bravissimi a sottolineare ciò che non funziona, a denunciare gli errori, a lamentarci di ciò che ci viene negato. E spesso dimentichiamo una cosa semplicissima: dire grazie quando qualcuno fa bene il proprio lavoro e si spinge straordinariamente anche oltre i propri compiti. Personalmente tengo a farlo oggi con una mail, appena rientrata nella lontana Treviso, e sempre legatissima a quel piccolo paesotto che mi ha visto crescere. Perché essere al servizio dello Stato significa certamente svolgere il proprio dovere. Ma quello che ho visto nel pomeriggio di venerdì 28 agosto mi ha ricordato che si può fare il proprio dovere anche mettendoci dentro qualcosa di più: responsabilità, coraggio, attenzione e umanità. E oggi, lasciando la casa dei miei genitori, la mia casa, ho portato via con me una certezza che forse vale più di tante rassicurazioni: mamma e papà, anche quando noi figli siamo lontani, non sono soli. Di fronte alla loro casa c’è una Caserma: la Caserma di Sant’Onofrio! E dentro quella Caserma ci sono persone che, quando serve, non esitanoad attraversare la strada.... Grazie di cuore a Voi tutti!