Intervista a Mons. Maniago: “La Calabria deve ritrovare la voglia di cambiare” (VIDEO)

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Intervista a Mons. Maniago: “La Calabria deve ritrovare la voglia di cambiare” (VIDEO)


Il nuovo presidente della Conferenza episcopale calabra racconta le sfide della Chiesa, dai disservizi delle aree interne alla riapertura del Duomo di Catanzaro: "Serve il sacrificio di tutti".

  31 ottobre 2026 15:22

di GUGLIELMO SCOPELLITI

“Viviamo in una bella terra, ferita e segnata da problemi che talvolta sembrano irrisolvibili, ma che ci portiamo dietro forse con troppa rassegnazione”. Inizia da questo contrasto stridente la riflessione di monsignor Claudio Maniago, da cinque anni alla guida dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e recentemente eletto alla presidenza della Conferenza episcopale calabra. La sua nomina arriva come un passaggio di testimone naturale, nel segno della continuità con l’opera avviata da monsignor Fortunato Morrone. Una scelta che premia il clima di fraternità maturato tra i presuli della regione, chiamati a guidare diocesi differenti per storia e tradizioni, ma unite da sfide identiche. “Il mandato principale è continuare a coltivare la collaborazione tra noi vescovi a servizio della Chiesa calabrese, ma soprattutto a servizio del territorio tutto”, chiarisce Maniago, ribadendo come il Vangelo abbia risposte concrete da offrire a una società complessa.

 

 

Questa aderenza alla realtà si traduce in un’azione di monitoraggio e denuncia sociale che emerge con forza durante le tappe della visita pastorale nei centri della Presila e delle Serre. Nel corso dei sopralluoghi nei presidi ospedalieri, nelle scuole e nelle comunità locali, l’arcivescovo ha toccato con mano la mappa del disagio infrastrutturale: dai collegamenti ferroviari marcatamente insufficienti alle arterie stradali dissestate che condannano i piccoli centri a un progressivo e pericoloso isolamento. Di fronte al depauperamento dei servizi essenziali e ai tagli alla sanità locale, Maniago delinea un preciso ruolo politico per la Chiesa di Calabria: “Le parrocchie sono dislocate capillarmente fino alle periferie più estreme e funzionano da veri e propri sensori sociali, ambientali e strutturali”. Non si tratta di una protesta formale o di una “generica contestazione”, precisa il neo presidente della CEC, ma di un’operazione d’ascolto diretto che trasforma l’episcopato nel portavoce formale delle istanze territoriali presso le istituzioni. Le carenze della rete dei trasporti e dell’assistenza sanitaria penalizzano comunità che “avrebbero voglia di vivere, non di sopravvivere”, e l’assenza di collegamenti idonei rischia di azzerare ogni prospettiva di sviluppo autonomo per le aree interne della regione.

Sul piano amministrativo e simbolico, il punto di convergenza più delicato tra la Diocesi e la politica locale e nazionale rimane la complessa vicenda del Duomo di Catanzaro. La Cattedrale cittadina si trova al centro di un intricato dossier tecnico e procedurale che vede coinvolti, a vario titolo, il Ministero della Cultura attraverso la Soprintendenza, la Regione Calabria e il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche. Un cantiere milionario destinato al consolidamento strutturale e al restauro conservativo dell’edificio, la cui chiusura prolungata rappresenta un vulnus politico oltre che pastorale. Maniago, definendosi con disarmante efficacia “un vescovo senza cattedrale” – non avendovi mai potuto celebrare dall’inizio del suo mandato –, misura le parole ma delimita con precisione le responsabilità: sebbene le interlocuzioni istituzionali e i rapporti con la Giunta comunale guidata da Nicola Fiorita e con i livelli regionali rimangano costruttivi, l’avanzamento dei lavori richiede un rigore esecutivo e un rispetto delle tempistiche che non ammettono rallentamenti burocratici. Il ruolo di supplenza svolto temporaneamente dalla Basilica dell’Immacolata solleva la comunità dalle urgenze liturgiche, ma non cancella la necessità che gli apparati pubblici competenti conducano a termine nei tempi previsti un intervento cruciale per il tessuto architettonico e identitario del capoluogo.

Il dialogo con le istituzioni non si limita tuttavia alla gestione delle emergenze materiali. Analizzando il progressivo allontanamento dei cittadini dalla pratica religiosa, fenomeno che travalica i confini giovanili e coinvolge ormai anche gli adulti, l’arcivescovo rifiuta le ricette facili e le scorciatoie comunicative. “La Chiesa non vende prodotti per cui debba trovare nuove vie di marketing per convincere i clienti”, avverte con fermezza. La vera sfida risiede nell’offrire il messaggio cristiano con autenticità e trasparenza. Questo principio guida anche l’approccio ai linguaggi digitali. Se internet e i social media rappresentano preziosi strumenti di comunicazione, non potranno mai sostituire la presenza fisica. “L’amicizia vera ha bisogno di carnalità, di incontro reale”, sottolinea Maniago, ricordando come anche gli anziani bloccati a casa, pur seguendo costantemente le celebrazioni in televisione, confessino di sentire la mancanza fisica della Messa in parrocchia.

Il profilo istituzionale del capoluogo impone poi un confronto costante con la complessità sociale e con le diverse culture che popolano la città. In una Calabria da sempre terra di approdi e di emigrazione, l’accoglienza rappresenta una cifra identitaria profonda. Le comunità calabresi diffuse in Australia, Canada e Stati Uniti costituiscono un ponte ideale tra popoli differenti, ricordando la necessità di integrare senza smarrire le proprie radici. Un dialogo che trova sponda anche nel rapporto collaborativo con le amministrazioni locali, sviluppato nel rispetto rigoroso delle rispettive prerogative ma convergente nelle politiche territoriali di salvaguardia verso le fasce sociali più fragili.

Per il neo presidente della CEC, divenuto ormai “calabrese acquisito”, il futuro della regione dipende dalla capacità della politica e delle forze vive del territorio di riscoprire il proprio capitale umano. Le energie dei giovani, spesso costretti a cercare fortuna altrove, rappresentano la risorsa da trattenere e valorizzare per innescare un reale cambiamento. La rinascita della regione, ricorda l’arcivescovo in chiusura, non può essere delegata esclusivamente alla classe dirigente o alle amministrazioni, ma richiede la partecipazione diretta di ogni cittadino. L’obiettivo comune deve essere quello di costruire “una Calabria più bella, non solo esteticamente, ma come tenore e clima di vita”.

Scegli La Nuova Calabria come fonte preferita su Google

Vedrai più spesso le nostre notizie tra le Notizie principali della ricerca Google. Spunta la casella accanto a lanuovacalabria.it e aggiorna la pagina.

Aggiungi su Google