Intervista alla giovane giurista catanzarese: un filo conduttore dall’impegno nel diritto alla dolcezza della poesia

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Chiara Savazzi
  21 maggio 2021 15:17

di MASSIMILIANO LEPERA

Continua la chiara dimostrazione che la nostra terra, la Calabria, pullula di giovani e brillanti talenti, i quali, in svariati campi del sapere e innumerevoli professioni, non soltanto forniscono lustro e prestigio ai luoghi delle proprie origini, ma ne diffondono i valori anche altrove. A questo proposito, non si può non citare una giovane e brillante mente del capoluogo calabrese, ovvero Chiara Savazzi. Laureatasi da pochi anni in Giurisprudenza presso l’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, con una tesi in diritto di famiglia correlata in istituzioni di diritto romano, ha svolto il tirocinio formativo di 18 mesi presso il Tribunale dei minorenni di Bologna, nel settore penale, collaborando contemporaneamente con uno studio di diritto penale e partecipando a numerosi seminari e corsi di aggiornamento, principalmente in diritto penale e in diritto di famiglia, che rappresentano le sue due grandi passioni. La Savazzi ha da poco concluso brillantemente un Master biennale a Milano, per l’acquisizione della specializzazione in diritto di famiglia e del titolo di Coordinatrice Genitoriale nell’alta conflittualità. Tra le tantissime attività, oltre a essere socia A.N.F.I. (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani), ha dimostrato una precoce e matura passione per la letteratura e la poesia, cimentandosi prodigiosamente anche in questo ambito. Ma andiamo a chiedere direttamente a lei nel dettaglio ulteriori informazioni sulla sua professione e le sue passioni.

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La sua attività nell’ambito del diritto, sia in concomitanza sia successivamente alla sua laurea in Giurisprudenza, spazia in particolare dal diritto penale al diritto di famiglia. A tal proposito, ha coniugato tale attitudine anche alla scrittura di articoli e saggi su riviste e manuali giuridici, quali la rivista di informazione giuridica “Cammino diritto”. Di che cosa si tratta esattamente e di quali argomenti si è occupata nello specifico?

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"Mi sono laureata in Giurisprudenza con una tesi in diritto di famiglia e in particolare ho cercato di fare un excursus, partendo dal diritto romano, sulla condizione della prole nel corso delle epoche, focalizzandomi in particolare sull’epoca romana e su quella contemporanea, andando anche a ritroso negli anni passati, ad esempio nel ’75, in cui è avvenuta la riforma epocale del diritto di famiglia. Pur trattandosi di un argomento molto vasto, seguendo il filo conduttore della prospettiva del figlio, sono riuscita a delineare l’argomento in tre capitoli: il primo sul diritto romano, il secondo sulle varie riforme e anche sul passaggio dalla potestà alla responsabilità genitoriale, il terzo sulle nuove famiglie, comunemente intese come “diverse” dalla famiglia biologica o naturale: la famiglia degli adottati, le unioni civili, i figli nati da fecondazione assistita e così via. La mia tesi era incentrata dunque sul diritto civile, di cui il diritto di famiglia è una branca. Subito dopo la laurea sono entrata in uno studio penalistico, mettendo un po’ da parte il diritto civile, ma riscoprendo una grande passione per il processo penale. Contemporaneamente ho svolto il tirocinio presso il Tribunale dei Minori, occupandomi di diritto penale, con la scrittura di provvedimenti e ordinanze, con lo sguardo ai minori. Ho partecipato a volte anche ad audizioni protette dietro il vetro specchio, perché c’erano delle bambine vittime di violenza, molto piccole, che tuttavia era necessario che fossero ascoltate, coadiuvate da psicologi. Questa è stata un’esperienza molto formativa. È seguita una breve ma importante parentesi lavorativa, che ha rimesso in gioco sia il diritto civile che commerciale: finito il praticantato, nell’estate 2018, dopo aver inviato il curriculum a varie aziende, sono stata contattata da una grande multinazionale italiana che si occupa di servizi, Hera Spa (multiutility leader nei servizi ambientali, idrici ed energetici con sede a Bologna), per un colloquio per una figura dal punto di vista legale e societario, lavorando a stretto contatto con il Cda. Dopo due incontri, avvenuti in breve tempo, di cui l’ultimo con la direttrice del settore, ho ottenuto il posto di lavoro: mi occupavo di contratti, correggevo le bozze e quant’altro. Ma dopo un po’ di mesi mi sono dimessa, pur guadagnando molto bene e avendo buone prospettive che il contratto determinato venisse successivamente tramutato in indeterminato. Nonostante alcune critiche conseguenti a tale scelta, ho proseguito per la mia strada, ritenendo che a questa giovane età non fosse il caso di accontentarsi di una scelta che per me non era in fondo totalmente gratificante, e soprattutto sentivo vanificati anni di sacrifici e di studio universitario, in ben altri settori e per altri progetti. Ho cominciato dunque a dedicarmi da un lato allo studio per l’esame di avvocato, dall’altro per il concorso di magistratura, seguendo un corso ad hoc, dall’altro ancora alla scrittura di articoli e saggi. A tal proposito, la prima rivista che ho contattato è stata “Cammino diritto”, il cui primo articolo ha preso spunto da una parte della tesi, ovvero “Il diritto a conoscere le proprie origini a confronto con il diritto all’oblio della partoriente”. Nel frattempo, terminato il praticantato, ho continuato la collaborazione retribuita con lo studio legale, dal quale è partorita una nuova idea, quella del dottorato. Pur non avendoci mai pensato, considerandola una via a sé stante e distante dagli “schemi tradizionali”, ho poi deciso di seguire un seminario di incontri a Trento, ma senza fare domanda e concretizzare l’idea. Nel frattempo ho continuato con la redazione e la stesura degli articoli, pur non incontrando sempre disponibilità favorevoli. Nonostante tutto, andando avanti con convinzione e tenacia su questa strada, ho raggiunto buone soddisfazioni, ad esempio pubblicando con la rivista scientifica “Ratio Iuris” un articolo sul reato di associazione mafiosa, in particolare su una questione attinente all’aggravante dell’agevolazione mafiosa, su cui si erano già espresse le Sezioni Unite. I miei articoli prendono spunto quasi sempre da una sentenza, argomentandola e cercando di prendere in considerazione anche altri orientamenti: infatti la società si evolve e il diritto rispecchia la società e quindi è normale cambiare linea di pensiero nel corso del tempo e adattarsi agli eventi. All’interno delle pubblicazioni, ho collaborato alla stesura di un manuale edito da Il Sole 24 Ore, sui dipendenti pubblici. Si tratta di un manuale di diritto amministrativo e diritto del lavoro e ho curato la parte relativa alla responsabilità penale dei dipendenti pubblici. È un paragrafo all’interno della responsabilità più in generale e in tale occasione ho svolto un importante lavoro di approfondimento e ricerca. È stato interessante e formativo proprio per questo motivo, andando alla ricerca di fonti e banche dati. Poi, con Giappichelli Editore, all’interno di una collana di note a sentenza, ho commentato due sentenze, una della Cassazione e una della Corte Costituzionale. Sempre su Il Sole 24 Ore è presente un mio commento, una nota a sentenza, sul reato di associazione mafiosa, uscita come articolo nella sezione di diritto penale. Proprio recentissimamente (17 maggio 2021), infine, su NTPlus Diritto de Il Sole 24 Ore, è uscita la pubblicazione “Neuroscienze e ordinamento italiano, una recente sentenza mantiene viva la querelle”.

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Recentemente ha conseguito a Milano il Master per l’acquisizione della specializzazione in diritto di famiglia e del titolo di Coordinatrice Genitoriale nell’alta conflittualità. Com’è stata questa esperienza, nonostante l’attuale pandemia, e quali competenze nello specifico ha acquisito?

"Il Master è stato un percorso biennale, di cui restano soltanto due lezioni conclusive, che però sono semplicemente dei tavoli di supervisione, in cui i corsisti si mettono alla prova rispetto agli apprendimenti pregressi. Iniziato a gennaio 2020, seguito inizialmente presso lo studio La Scala di Milano, uno dei più importanti studi legali del capoluogo lombardo, è stato poi dirottato online a causa della pandemia. È un Master in Diritto di famiglia e Diritto minorile, con la formazione come Coordinatore genitoriale. Questa è una nuova figura, nata in America qualche anno fa, che in Italia sta da poco prendendo piede: ci sono infatti due associazioni, in particolare l’AICOGE (Associazione Italiana Coordinatori Genitoriali), che rappresenta tutti i coordinatori genitoriali, ma non esiste un albo in cui essere inseriti. Al contrario, però, esistono delle liste alle quali i Tribunali e i magistrati possono attingere per consigliare un nominativo a ex coniugi o semplicemente genitori che hanno bisogno di una figura di questo tipo. Questa figura infatti si occupa di contenere e talvolta anche di risolvere l’alta conflittualità tra i genitori e lo fa non nell’ottica del mediatore, che agisce da paciere tra i coniugi, ma nell’ottica del minore, guidandoli, anche in base alle decisioni prese dal giudice, verso un dialogo e un confronto tra le due posizioni differenti. Il Coordinatore non può invece intervenire quando ci sono casi di maltrattamenti, di violenza o quando si intravede in generale una situazione che sfocia nell’ambito penalistico: in tal caso intervengono i Servizi Sociali, il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) o i vari consulenti preposti. Per quanto riguarda invece il dottorato, di cui parlavo anche prima, essendo una persona determinata e tenace nel raggiungimento dei miei obiettivi, ho fatto l’anno scorso domanda a Catanzaro, in quanto per Scienze Giuridiche ci sono tanti posti. Pur non avendo ottenuto l’esito definitivo sperato, per via di motivi non dipendenti dalla mia preparazione, tuttavia nella prima selezione, legata alla valutazione del progetto (nell’ambito delle Neuroscienze) e dei titoli, mi ero piazzata al 7° posto su 75 candidati, conseguendo il massimo del punteggio nel progetto e un’ottima soddisfazione. In seguito a questa esperienza, ho capito ancor di più che la ricerca è la mia strada. Naturalmente ne tengo aperte diverse altre, a cominciare dall’abilitazione in seguito all’esame di Avvocato, la cui modalità da poco è cambiata e ha reso più snella la procedura. In tal modo, eventualmente, sarebbe ideale aprire uno studio di avvocato associandovi, all’interno, la figura del Coordinatore genitoriale, che a Catanzaro ancora non esiste, offrendo un doppio supporto a tante famiglie che ne hanno bisogno. Altra strada ancora, seppur molto complessa, è la magistratura, di cui parlavo prima".

Tra le tante attività che svolge, è persino socia A.N.F.I., ovvero l’Associazione Nazionale Familiaristi Italiani. Di che cosa si occupa l’associazione e qual è specificamente il suo compito al suo interno?

"Ne faccio parte da febbraio 2021. Prima a Bologna facevo parte di un’altra associazione che si occupa di diritto di famiglia, l’Osservatorio Nazionale sul diritto di famiglia, che a differenza dell’A.N.F.I. non si occupava tanto di questioni pratiche, come lo sportello di ascolto, ma soprattutto questioni teoriche come convegni, aggiornamenti, seminari, che comunque sono stati molto formativi. L’A.N.F.I., sezione calabrese, di cui faccio parte e che è nata da poco, mi ha anche consentito di essere relatrice nel corso di un convegno tenutosi il 17 marzo scorso, inerente ai nuovi reati di violenza, come lo sfregio permanente del volto, il cyberbullismo e la violenza sul web sia contro le donne che contro i minori, lo stalking e così via. Finora abbiamo presentato anche un libro, ma sono stati tutti eventi, soprattutto a causa del covid, tenutisi online e su piattaforme. Ma abbiamo sfruttato l’associazione da collante anche con le altre associazioni e con il COA (Consiglio Ordine Avvocati), per tenerci sempre aggiornati. Tuttavia è già in progetto la creazione di uno sportello di ascolto sia per minori sia per vittime di violenza in generale".

Con una poliedricità ammirevole, spazia agilmente dal campo del diritto a quello poetico e letterario. Quali sono le sue esperienze al riguardo e quali le più grandi soddisfazioni in merito? Pensa che, al giorno d’oggi, la poesia e la letteratura possano ancora salvare l’uomo da una società che sta andando sempre più a rotoli?

"La mia pubblicazione su “Il Mulino” è riuscita a unire letteratura e diritto ed è avvenuta a seguito del convegno di cui parlavo prima. L’avevo proposta come una sorta di resoconto dello stesso, ma ho anche deviato dal diritto vero e proprio, parlando di letteratura e inserendo delle riflessioni sulla società attuale, sul web e sul fatto che tutto sia provvisorio e diventi immediatamente “vecchio”. Ogni gesto, infatti, non acquisisce più la giusta importanza, proprio per il fatto che ormai tutto è effimero e aleatorio. Ciò ha causato la perdita della qualità a scapito della quantità, ma anche la continuità e la costanza nei progetti e soprattutto nelle relazioni umane. Di conseguenza sono uscite fuori nuove fattispecie di reato che prima non esistevano proprio. La poesia mi ha sempre accompagnata, fin da quando ero piccola: all’età di 7 anni ho composto la mia prima poesia, “Il sole ride”, in rima, molto allegra. Sono due caratteristiche che adesso tuttavia ho abbandonato nel comporre le poesie, ovvero la rima e l’allegria, incentrandomi piuttosto su tematiche più cupe e profonde. Siccome non trovavo riscontro in questo ambito nei miei compagni di scuola e nei miei coetanei, ho iniziato a iscrivermi a qualche sito, a leggere soprattutto poesie, per comprendere il verso dell’altro, e ho incontrato il primo poeta, italo-russo, a Bologna, all’età di 17 anni, col quale ci siamo scambiati tante idee e impressioni. Alcune mie poesie sono presenti sul sito Poesieracconti.it, nonché su Poeti e Poesia. Spesso ho frequentato il Festival della Letteratura a Cropani, leggendo spesso anche dei miei componimenti e apprezzando la ricchezza del confronto con gli altri. Al Centro di Poesia Contemporanea di Bologna, poi, ho imparato che bisogna nettamente distinguere la poesia dal diario. La poesia deve servire per dare spazio a una qualsiasi scena, momento, emozione, rendendola universale, mentre la forma diaristica è autoreferenziale e fine a se stessa, da non pubblicare. Se si capisse a fondo ciò, la poesia sarebbe molto più diffusa. Foscolo diceva che “lettori di poesia si nasce”, mentre Raboni, poeta contemporaneo, aggiunge “poeti si può diventare”.

 

 

 

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