
Cosa succede quando la maschera più iconica della Commedia dell'Arte incontra la genialità irriverente di un Premio Nobel atipico come Dario Fo? La risposta è andata in scena presso la Sala Consiliare del Comune di Amaroni, all'interno della partecipata presentazione-spettacolo del libro "Io Fo Arlecchino- La sfida. Vita, scritture e inediti della bottega di Dario Fo e Franca Rame”, scritto da Patrizia Fulciniti e Cielo Pessione.
L'evento culturale, promosso dall’Amministrazione Comunale e inserito tra le iniziative ufficiali della Fondazione Fo Rame per il centenario della nascita di Dario Fo, con il patrocinio del Ministero della Cultura, e della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, si è tenuto il 13 ottobre, data simbolica che si intreccia con il decennale della scomparsa del nostro grande attore.
L'incontro, introdotto dal consigliere comunale con delega alla cultura Maria Perroncello, si è aperto con la lettura delle dediche e la spiegazione dell'incisivo titolo "Io Fo Arlecchino", tra gioco di parole sul cognome, toscanismo e dichiarazione d'intento. Attraverso il racconto dell'autrice e performer Patrizia Fulciniti, il pubblico ha ripercorso la genesi della ricerca — tra borse di studio, tesi di laurea e laboratori teatrali —, rivelando che la genesi della folgorazione di Dario Fo per la maschera, e la decisione di allestire uno spettacolo per la Biennale di Venezia del 1985 affondava le sue radici nell’Arlecchino primigenio, irriverente, scurrile e genio guastatore che irrompe sulla scena generando il caos.
Durante la serata sono stati approfonditi i profili dei due grandi protagonisti: Dario Fo: premio Nobel, attore e pittore che dalle radici popolari dei fabulatori del Lago Maggiore e del nonno Bristin ha tratto la spinta per i suoi capolavori come Mistero Buffo (e la cui sindrome alichina contamina persino un testo politico come Morte accidentale di un anarchico) e Arlecchino, maschera anarchica di origini infernali che, dopo la bonifica borghese di Goldoni, ha continuato a vivere sottotraccia nel circo, nell'avanspettacolo e nel cinema muto.

Particolarmente affascinante la parentesi sulle origini demoniache di Arlecchino: l’originario caratteristico bernoccolo sulla fronte sarebbe un residuo delle corna infernali legate alle leggende del Hölle König (il Re dell'Inferno), fino ad arrivare al diavolo Alichino nelle Malebranche della Divina Commedia.
Il pubblico ha potuto così riscoprire la magia del Grammelot — il virtuosistico e parodico linguaggio inventato da Fo per scardinare le barriere verbali — e l'alfabeto fondamentale della Commedia dell'Arte fatto di zanni, lazzi, canovacci e della grande arte di costruire e recitare lo spettacolo "all'improvviso" partendo da una traccia grezza.
Grazie a un format dinamico capace di fondere saggistica e azione scenica, l'incontro ha coinvolto attivamente la cittadinanza, regalando ai partecipanti un pomeriggio speciale e ricordando a tutti che, dietro la maschera di Arlecchino e la genialità di Fo, la risata rimane l'atto d'indipendenza più puro, contagioso e autentico.
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