Jonio, Mazza: “La logica dei flussi contro la geometria del potere”

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  08 giugno 2026 11:07

di DOMENICO MAZZA

 

Esiste una forma ricorrente di autolesionismo istituzionale nell'area jonica: l'ostinazione con cui una parte della classe dirigente locale continua a proporre macro-aggregazioni territoriali prive di qualsiasi fondamento. La più clamorosa consiste nel tentativo di collocare Sibaritide e Pollino dentro un unico perimetro di governo. Un'ipotesi che non supera l'esame dei dati demografici, infrastrutturali e socio economici e che non regge alla storia amministrativa. Vieppiù, che le scelte operative dello Stato hanno già smentito nei fatti.

La categoria analitica decisiva non è la contiguità geografica, nozione statica e spesso ingannevole. La chiave di volta è il flusso funzionale: il movimento effettivo di persone, pratiche, contenziosi, contributi e risorse, modellato nel tempo dall'economia reale e dalla morfologia del territorio. È su questa categoria che occorre misurare la coerenza delle scelte amministrative. Il resto è accademia.

 

Il paradosso sistemico: uno Stato, due logiche opposte

Prima di entrare nei casi specifici, conviene enunciare il nodo centrale. Lo Stato osserva lo stesso territorio, ma non lo interpreta allo stesso modo a seconda dell'articolazione che agisce. Nella sua componente previdenziale legge con precisione la morfologia funzionale dello Jonio. Ne riconosce l'autonomia strutturale e la dota di strumenti adeguati. Nella sua componente giudiziaria, invece, accade l'opposto: quella stessa morfologia viene ignorata. La logica dei flussi viene rovesciata e il costo delle scelte ricade direttamente sui cittadini.

Non si tratta di una contraddizione accidentale. È il prodotto di una precisa dinamica politica: una classe dirigente che ha taciuto quando avrebbe dovuto parlare. Che ha rinunciato a combattere quando ne aveva gli strumenti. Che ha subìto senza resistenza un'imposizione che altrove sarebbe stata respinta.

Eppure un'altra strada era possibile, e il confronto tra i due casi lo dimostra con i fatti.

 

La geometria virtuosa dell'INPS: quando il centralismo sa ascoltare il territorio

Nel 2019 la sede INPS di Corigliano-Rossano compì un'evoluzione ordinamentale significativa: passò da Agenzia Complessa a Filiale Provinciale. L'ufficio assunse una configurazione unica nel panorama nazionale. Una struttura non capoluogo dotata di autonomia gestionale, poteri di spesa e responsabilità organizzativa equivalenti a quelli di una Direzione Provinciale. I vertici cosentini reagirono con comprensibile inquietudine alla notizia. D'altronde, perdere il controllo di un bacino demografico ed economico rilevante significa rinunciare a una quota reale di potere amministrativo.

La recente decisione di confermare Castrovillari nell'orbita di Cosenza — elevandola da Agenzia ad Agenzia Complessa, ma senza modificarne l'appartenenza gravitazionale — completa il quadro in modo coerente. Lo Stato previdenziale non ha ceduto alle suggestioni cartografiche: ha riconosciuto la realtà. I flussi che si muovono lungo l'asse autostradale vallivo appartengono al sistema cosentino-tirrenico. L'Alto Jonio, montano e costiero, invece, converge su Trebisacce e da lì sull'asse longitudinale jonico-sibarita che conduce alla filiale di Corigliano-Rossano. Sono traiettorie diverse, funzioni diverse, sistemi diversi. Non esiste alcuna comunanza funzionale, quindi, tra il Pollino e la piana alluvionale dello Jonio.

L'INPS ha fatto ciò che la politica locale continua a non fare: ha letto il territorio per quello che è, non per quello che conviene fingere che sia.

 

La distorsione giudiziaria: quando lo Stato di diritto nega la realtà

Il contrasto con la vicenda giudiziaria è netto e dovrebbe interrogare qualunque osservatore dotato di elementare senso istituzionale. La soppressione del Tribunale di Rossano, decisa nel 2012, e il suo accorpamento a Castrovillari costituiscono un'anomalia difficilmente giustificabile sul piano della razionalità amministrativa. I dati parlano da soli: il volume del contenzioso civile, penale e del lavoro che origina dall'area jonica è rilevante. La domanda di giustizia che si genera lungo lo Jonio non è paragonabile, per dimensione, a quella del bacino vallivo dell'Esaro e del Pollino.

Il risultato è paradossale. Il presidio giudiziario è stato organizzato in senso opposto rispetto ai flussi reali. La componente largamente prevalente del peso demografico ed economico proviene dall'area jonica, mentre la sede chiamata a gestirla è collocata ai piedi di una catena montuosa. Vieppiù, è stato costituito un tribunale separato dall'utenza da percorrenze che, in taluni casi, possono superare le due ore. Professionisti, parti processuali, testimoni e operatori della giustizia, pertanto, affrontano ogni giorno difficoltà concrete e documentabili.

Dove l'INPS ha applicato la geometria dei flussi, la Giustizia ha applicato la geometria dell'indifferenza.

 

L'asse jonico come sistema autonomo: una realtà che non chiede permesso

È necessario fare chiarezza, una volta per tutte. L'Arco Jonico non è una propaggine meridionale della Sibaritide, né un'appendice settentrionale del Crotonese, né il retroterra costiero del Pollino. Quest'ultima rappresentazione, poi, è la più distorsiva. Non è mai stata vera. Non lo è oggi. Non potrà esserlo domani.

Nella realtà concreta dei flussi e della geografia umana esiste qualcosa di radicalmente diverso: una linea di costa e di entroterra montano che da Capo Lacinio si distende verso nord fino a lambire la Lucania. Una osmosi territoriale composta da comunità che condividono potenzialità produttive, fragilità strutturali e un marcatore identitario sedimentato nei secoli: la Magna Graecia. Un sistema internamente coerente, dotato di una propria identità funzionale e di una propria logica territoriale. Un ambito vasto che non chiede riconoscimento per concessione altrui, ma lo impone per forza di realtà.

In questo contesto, l'inerzia politica locale non è una postura neutrale, ma si traduce in un corto circuito grottesco. Mentre lo Stato previdenziale si piega alla razionalità lasciando Castrovillari alla sua naturale orbita vallivo-cosentina, la classe dirigente dello Jonio e segnatamente di Corigliano-Rossano insiste nel fare la spola verso il Pollino con postura ancillare. Si cercano sponde artificiali disconoscendo una verità evidente persino ai bambini: l'assoluta estraneità di contesti che non hanno flussi in comune. È una scelta che produce conseguenze concrete, di cui i cittadini pagano il costo ogni giorno. In chilometri percorsi. In ore perdute. In opportunità mancate. E, troppo spesso, in diritti negati.

 


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