
di ANTONIO RANIERI*
Il fenomeno della desertificazione bancaria in Italia ha assunto nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026 i connotati di una vera e propria emergenza sociale e istituzionale, trascendendo la dimensione di semplice ristrutturazione industriale per diventare una barriera all'esercizio dei diritti di cittadinanza economica.
Secondo le analisi più recenti condotte dall’Osservatorio sulla Desertificazione Bancaria della Fondazione Fiba e basate su dati ufficiali della Banca d’Italia e dell'Istat, il Paese assiste a una contrazione della rete fisica che ha ormai superato la soglia critica dei 3500 comuni totalmente privi di sportelli, lasciando oltre 5 milioni di cittadini in una condizione di isolamento finanziario. Questa tendenza, sebbene spesso giustificata dai grandi gruppi bancari attraverso la spinta verso la digitalizzazione, rivela una profonda asimmetria tra l'efficienza transazionale dell'home banking e la necessità di una consulenza evoluta e umana, elemento che il sottoscritto, sa essere fondamentale per il sostegno del merito creditizio delle piccole e medie imprese.
Il quadro nazionale si frammenta ulteriormente analizzando la situazione della Calabria, regione che detiene il triste primato, insieme al Molise, della maggiore incidenza di comuni desertificati, con una percentuale che ha ormai varcato la soglia del 74%. In questo territorio, la chiusura degli sportelli non rappresenta solo un disagio logistico, ma un indebolimento strutturale dei presidi di legalità, poiché il vuoto lasciato dalle istituzioni creditizie ufficiali rischia di essere colmato da circuiti di finanza alternativa o, nel peggiore dei casi, illegale, esponendo le famiglie e gli imprenditori locali al rischio di usura e infiltrazioni criminali.
La Calabria soffre inoltre di un divario digitale più marcato rispetto alla media nazionale, il che rende il passaggio forzato ai servizi online una forma di esclusione per le fasce di popolazione più anziane o meno scolarizzate, vanificando gli sforzi di alfabetizzazione finanziaria necessari per lo sviluppo dell'area. In tale contesto, il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo rimane l'unico baluardo di prossimità, confermando come un modello mutualistico e radicato possa resistere alla logica della mera redditività di sportello per privilegiare il valore sociale della presenza territoriale.
Per il sottoscritto, questa evidenza statistica diventa un imperativo etico per promuovere politiche che incentivino il mantenimento di centri di consulenza fisica, trasformando la banca da semplice luogo di transazione a fulcro di educazione e legalità. Solo attraverso un'azione di sensibilizzazione che parta dai dati oggettivi della Banca d'Italia e arrivi alle commissioni parlamentari sarà possibile invertire questa rotta, stimolando una nuova curiosità nel lettore affinché comprenda che la presenza di una banca sul territorio non è solo un servizio privato, ma un bene pubblico essenziale per la tenuta democratica ed economica del sistema Paese e della nostra Calabria.
*Coordinatore Regionale e docente AIEF (Associazione Italiana Educatori Finanziari)
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