L’Ape Maya chiude le porte, Tulelli: “Il saluto a un pezzo di storia”

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images L’Ape Maya chiude le porte, Tulelli: “Il saluto a un pezzo di storia”


  13 settembre 2026 19:47

di RITA TULELLI*

Ci sono negozi che vendono oggetti e poi ci sono luoghi che, senza quasi accorgercene, vendono ricordi.

L’Ape Maya di Maria Teresa Silipo e del papà Rino è stata per tanti anni molto più di una cartolibreria. È stata un punto di riferimento, un luogo familiare, una presenza discreta e rassicurante nella vita di tante persone.

Per generazioni, entrare all’Ape Maya ha significato trovare quello che serviva per la scuola, per il lavoro, per un regalo, per una ricorrenza. Ma soprattutto ha significato incontrare qualcuno che conosceva i propri clienti, che sapeva ascoltare, consigliare, aiutare.

Dietro il bancone non c’erano soltanto quaderni, penne, libri e articoli di cartoleria. C’erano rapporti umani.

C’erano bambini entrati per comprare il primo diario e ragazzi tornati anni dopo ormai cresciuti. C’erano genitori alle prese con le interminabili liste scolastiche, nonni alla ricerca del piccolo regalo per un nipote, persone che passavano anche solo per un saluto.

E proprio per questo la chiusura dell’Ape Maya lascia un vuoto che va ben oltre una semplice saracinesca che si abbassa.

È anche il segno di un tempo che cambia.

Oggi basta uno smartphone per comprare praticamente qualsiasi cosa. Amazon e gli acquisti online hanno reso tutto più veloce, comodo e immediato. Con pochi clic si può ordinare un libro, una penna, un quaderno, un regalo e riceverlo direttamente a casa.

Ma c’è una cosa che nessun acquisto online potrà mai consegnare a domicilio: il calore di una persona.

Non ci sarà un algoritmo a chiedere: “Come posso aiutarti?”. Non ci sarà uno schermo a ricordare un cliente, a scambiare due parole, a consigliare qualcosa pensando davvero a chi ha davanti. Non ci sarà quella sensazione così semplice e così preziosa di entrare in un negozio e sentirsi, per un attimo, a casa.

Forse è proprio questa la cosa più difficile da accettare quando chiude un’attività storica: non scompare soltanto un esercizio commerciale. Scompare un piccolo pezzo della nostra quotidianità.

L’Ape Maya è stata parte della storia di tante famiglie. Ha accompagnato anni di scuola, compleanni, festività, inizi di nuovi percorsi. Ha visto cambiare le persone, le mode, le abitudini e il modo stesso di fare acquisti.

E adesso arriva il momento dei saluti.

A Maria Teresa e al papà Rino va un grazie sincero.

Grazie per tutti gli anni dedicati al lavoro.
Grazie per la pazienza.
Grazie per i sorrisi.
Grazie per i consigli dati mille volte, magari senza neppure sapere quanto fossero importanti.
Grazie per aver tenuto aperta, per così tanto tempo, una porta che per molti era diventata una certezza.

Perché alcune attività non si ricordano per ciò che vendevano, ma per ciò che facevano sentire.

E L’Ape Maya, nel suo piccolo, ha fatto sentire tante persone accolte, conosciute e parte di qualcosa.

Quando quella saracinesca si abbasserà per l’ultima volta, resteranno i locali, gli scaffali e magari qualche insegna a ricordare che lì, per tanti anni, c’è stata una cartolibreria.

Ma soprattutto resteranno i ricordi di chi quella porta l’ha attraversata.

Resteranno i bambini diventati grandi.
Resteranno i quaderni pieni di compiti.
Resteranno i diari scelti con cura.
Resteranno i piccoli regali comprati all’ultimo momento.
Resteranno le chiacchiere, le risate, i “ci vediamo domani”.

E resterà una certezza: L’Ape Maya non è stata soltanto una cartolibreria. È stata un pezzo della vita di una comunità.

Oggi il mondo corre verso il digitale, verso gli acquisti con un clic e le consegne sempre più veloci.

Ma proprio per questo, forse, dovremmo ricordarci quanto valevano e quanto valgono ancora  i luoghi dove ci si guardava negli occhi.

L’Ape Maya chiude la sua attività, ma una storia così non si chiude davvero.

Perché i negozi possono abbassare le saracinesche.

I ricordi, invece, non chiudono mai.

A Maria Teresa e al papà Rini, quindi, non resta soltanto un arrivederci.

Resta soprattutto un enorme grazie da parte di tutti coloro che, entrando all’Ape Maya, hanno trovato molto più di ciò che erano venuti a comprare.

Hanno trovato una parte della loro storia.

*avvocato