L’appello del Presidente Mattarella al rispetto reciproco tra le istituzioni

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  21 febbraio 2026 09:35

di MARIA GRAZIA LEO

In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica- più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica- avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica”. Sono parole puntuali- quelle pronunciate dal Presidente della Repubblica- avvolte da una fermezza e una sobrietà istituzionale che è tipica del linguaggio e dello stile di Sergio Mattarella.

Dichiarazioni rese mercoledì 18 febbraio nella sede del Consiglio Superiore della Magistratura - a Palazzo dei Marescialli, poi dal 2024 divenuto Palazzo Bachelet in memoria del suo vice presidente Vittorio Bachelet, ucciso dalle Brigate rosse il 12 febbraio del 1980. Doveva essere una seduta ordinaria di lavoro, quella del plenum di autogoverno dei giudici ed invecein modo del tutto inconsueto a presiedere è il Capo dello Stato che fa proprio notare questa sua “prima volta”, da quando 11 anni fa ha iniziato ad esercitare il suo mandato presidenziale.

E si capisce subito dalla sua breve dichiarazione quanto è grave la tenuta istituzionale sul piano dei rapporti tra i poteri dello Stato e dei loro organi. Il rispetto delle istituzioni alla base di ogni democrazia liberale e nello specifico della nostra Costituzione repubblicana è fondamentale e non deve mancare mai in ogni contesto o situazione, altrimenti genererebbe il controcanto della sfiducia e della mancata credibilità dei cittadini verso chi li rappresenta. Una decadenza lenta di quei valori e principi che sono stati gli assi portanti innestati- con saggezza e pazienza dai nostri padri costituenti- nella Legge fondamentale dello Stato e sui quali si fonda e vive il nostro sistema democratico.

Di questo ne è cosìconsapevole Sergio Mattarella tanto da ritenere di intervenire -in una sede formale qual è il plenum del Csm- per riaffermare e tutelare il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura:<< Soprattutto, la necessità di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare-particolarmente da parte delle istituzioni- nei confronti di questa istituzione>>. Un’istituzione che -nel 1978- l’allora suo vice presidente Vittorio Bachelet, del quale  si è celebrato presso l’Università della Sapienza di Roma il centesimo anniversario della nascita, la definiva come:”uno di quei delicati strumenti costituzionali di autonomia e collegamento che sono essenziali per un equilibrato e libero sviluppo delle istituzioni democratiche…un’autonomia che garantisca sempre meglio l’indipendenza dei giudici…un collegamento con la società e con altre istituzioni dello Stato che consenta all’ordine giudiziario di rispondere meglio all’antica e nuova domanda di giustizia”.

Certamente l’aver sostenuto da parte del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di trovarci dinnanzi ad un Csm costituito da “un sistema-meccanismo para-mafioso” o di un “mercato delle vacche” o di un “verminaio correntizio” che servirebbe da supporto ad un magistrato sottoposto a procedimento disciplinare, altrimenti sarebbe “morto, non sono state certamente espressioni consone che si possano ascrivere ad una personalità che occupa una carica ministeriale, a maggior ragione con delega alla Giustizia. Inoltre a presiedere il Csm – secondo l’art.104 comma 2 della Costituzione- è il Presidente della Repubblica e Sergio Mattarella a causa della mafia ha perso il fratello Piersanti -all’epoca presidente della Regione Sicilia- ucciso a Palermo il giorno dell’Epifania del 1980. Quindi quelle dichiarazioni di Nordio oltre ad essere state irrispettose nei riguardi dell’organo di rilievo costituzionale qual è il Csm, sono state anche inappropriate politicamente ed indelicateumanamente verso chi presiede oggi il Consiglio Superiore della magistratura.

Ovviamente non possiamo nasconderci che il clima diffuso e generato dall’imminente voto popolare, chiamato a confermare o meno la legge di riforma costituzionale sulla giustizia o per meglio dire della magistratura- della quale parleremo in un articolo ad essa dedicato- abbia potuto determinare nell’ambito dei tre poteri dello Stato e dei Comitati civici e politici a sostegno del Sì e del No una situazione di incertezza, di agitazione, di ansia di spiegazione del quesito referendario, di voglia di vincere o dirimontare i pronostici, tali da uscire -in buona fede e per spirito da tifoserie- dal seminato.

Ma sinceramente arrivare in questi giorni ad alzare in modo esasperato i toni della dialettica pur giusta e legittima, arrivando non a criticare ma a delegittimare, denigrare il Csm e attaccare ogni giorno i giudici per le sentenze e/o le ordinanze emesse quando si tratta dei migranti o del tema della sicurezza ci sembra che si sia superato il limite dell’accettabilità di una presa di posizione. Definire l’organo di autogoverno dei giudici para-mafioso o considerare i magistrati politicizzati e ideologizzati se non si allineano alle azioni e alla volontà del governo sui temi su elencati ci sembra inaudito ed un’interferenza gravissima sul piano costituzionale. Nella percezione dei cittadini l’impatto di questo linguaggio poco ortodosso, di questo raffronto -nella comunicazione- sopra le righe della correttezza civile tra i vari interlocutori politici e istituzionali è già sconcertante se non proprio allarmante.

Per questo l’intervento di Mattarella come Capo dello Stato, garante della Costituzione e rappresentante dell’unità nazionale è stato decisivo, doveroso e permetteteci di dire salutare per la stabilità e il prestigio delle istituzioni e perl’autorevolezza dello Stato democratico. Il suo rigore morale ed istituzionale di arbitro riappare anche in un passaggio del suo appello quando riconosce che il Consiglio Superiore della magistratura non è esente da difetti, lacune, errori tali da essere senz’altro oggetto di critiche, così come si possono riscontrare e ricevere altrettanto mancanze, mal funzionamenti, lacune su attività e comportamenti facenti capo ad altre istituzioni della Repubblica appartenenti al potere legislativo, esecutivo o giudiziario.

Ma tutto ciò deve essere segnalato, deve svilupparsi, deve avvenire in un circuito in cui il dialogo, il confronto tra le istituzioni sia mosso sempre dal rispetto reciproco tra le stesse. Solo in questo modo si continuerà a migliorare la qualità della democrazia e si preserverà il suo valore, nel contesto nazionale ed internazionale.


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