L’appello di don Roberto Corapi: “Spegni lo schermo, accendi la vita”

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  23 settembre 2026 14:44

Spegni il telefono, accendi la vita”. È questo il messaggio che don Roberto Corapi affida a giovani, famiglie, genitori ed educatori, partendo da una realtà che incontra ogni giorno non soltanto in parrocchia, ma soprattutto fuori dalle mura della chiesa: nelle università, per le strade del paese, nei luoghi di aggregazione e negli incontri quotidiani con le nuove generazioni.
Un sacerdote che sceglie di stare in mezzo alla gente e che, proprio ascoltando i giovani, avverte una domanda sempre più urgente: quanto spazio stiamo lasciando alla vita reale in un’esistenza sempre più occupata dagli schermi?
Il telefonino è ormai una presenza costante. È uno strumento utile per comunicare, studiare, lavorare e informarsi. Ma quando arriva troppo presto nelle mani di un bambino e viene utilizzato senza limiti e senza accompagnamento educativo, può diventare qualcosa di più di un semplice strumento.
"Non voglio demonizzare la tecnologia – sottolinea don Roberto Corapi –. Il problema non è il telefonino in sé. Il problema nasce quando perdiamo la capacità di usarlo con libertà e quando lo schermo comincia a rubare tempo, attenzione e relazioni.”
La preoccupazione riguarda soprattutto i più piccoli. Bambini che imparano presto a scorrere uno schermo, ma che hanno bisogno soprattutto di imparare a parlare, giocare, ascoltare, confrontarsi e stare insieme.
E riguarda anche gli adolescenti e gli universitari, che don Roberto incontra quotidianamente nel suo impegno pastorale.
"All’università incontro giovani pieni di sogni, intelligenza e desiderio di futuro. Ma vedo anche quanto sia difficile, a volte, stare senza una connessione, senza una notifica, senza uno schermo. E allora dobbiamo tornare a educare alla presenza.”
Una parola che diventa centrale: presenza.
Essere presenti a tavola.
Essere presenti davanti a un figlio.
Essere presenti davanti a un amico.
Essere presenti davanti a chi soffre.
Essere presenti davanti a Dio.
Perché, ricorda il sacerdote, “nessuna notifica può sostituire un abbraccio e nessun social può sostituire una relazione vera”.