
Torniamo a Sersale in una piacevole giornata primaverile assolata e mite; ad accoglierci il sindaco Carmine Capellupo, affettuoso e attento come sempre, che ha pianificato nel dettaglio questa visita, e l’etnobotanico Carmine Lupia, responsabile del CEA Valli Cupe, amico di vecchia data della nostra associazione, fonte inesauribile di notizie e curiosità sulla natura. La prima tappa di oggi è la Cascata del Campanaro, che raggiungiamo percorrendo un sentiero a gradinate, attraverso un bosco di lecci.
Immersa in una suggestiva cornice di sfumature dovute al particolare colore della roccia su cui l’acqua scorre, tra felci e liane, si ha quasi l’impressione di trovarsi in un tempo sospeso e in un luogo esotico. Prima di giungere alla cascata, lungo il sentiero, Carmine ci fa notare una tipica costruzione contadina (pagliaru), i resti di un ponte costruito nel secolo scorso (bombardato durante la seconda Guerra Mondiale e ricostruito da maestranze locali), una piccola cascata a più salti che si tuffa in una graziosa pozza naturale e varie specie di felci (felce di Creta e felce Lanosa), capelvenere, piante, come il salice da cui si ricava l’aspirina, il platano orientale e l’albero della manna Qui, se si è fortunati, si possono scorgere la salamandra dagli occhiali, il granchio d’acqua dolce e l’airone cinerino. Mentra camminiamo, Carmine ci racconta che, verso la metà del '500, i Sersale comparvero nel territorio della Presila come titolari della Contea di Belcastro, di parte della Contea di Zagarise e di quella di Cropani. La fondazione del centro abitato attuale risalirebbe al 1620, legata all'opera di Francesco Sersale, barone di Belcastro, per dare ricovero ad alcune famiglie di boscaioli di Serrastretta che,avendo appreso che il barone nel suo feudo di Sellia disponeva di vasti appezzamenti di terre incolte, decisero di chiedergli l'assegnazione dei fondi di Angaro e Morino, trasferendosi, poi, con le famiglie in quelle terre e iniziando a coltivarle e a costruirvi le prime abitazioni. Le Valli Cupe, oggi nota riserva naturale grazie a Carmine Lupia, ospitano un sentiero risalente all'VIII secolo, che collegava quattro monasteri basiliani, evidenziando l’importanza storica e culturale della zona. Dopo la bellissima passeggiata naturalistica, si unisce a noi il sindaco e ci rechiamo alla Chiesa Madre, un esempio di architettura neoclassica con una facciata scandita da quattro alte lesene scanalate tra le quali tre nicchie ospitano le statue di Sant’Antonio, San Giuseppe e la Madonna con il Bambino. All’interno, l’altare barocco, realizzato in più fasi, in stucco e scagliola ospita la statua della Madonna del Carmelo, patrona del paese, a cui è dedicata una processione molto sentita e partecipata; un’altra pregevole statua in marmo risalente al 1600 è collocata all’entrata, sulla destra. All’interno della chiesa sono presenti anche interessanti dipinti. Adiacente alla Chiesa Madre è sorta, intorno alla fine del ‘600, la Chiesa dell’Immacolata, con funzione di oratorio, dove tuttora si possono ammirare dipinti di scuola napoletana seicentesca, di grande valore; l’altare ricco di fregi intagliati in legno policromo e la statua dell’Immacolata, anch’essa lignea. Questa chiesa possiede un’alta torre campanaria cuspidata, alla quale si accede da un portale ad arco sormontato da un basso rilievo raffigurante un angelo. Ha una sola navata e custodisce un altare ligneo di pregevole fattura. Ristrutturata, è stata da qualche anno restituita al culto. Mentre proseguiamo, il sindaco ci racconta la vivacità di Sersale, che ospitò la So.Fo.Me. (la prima Società Forestale del Mezzogiorno d’Italia) e diverse attività boschive di grande importanza per la crescita economica e sociale del paese. Carmine aggiunge che prodotti come pece, belladonna, lamponi, fragole e more, insieme alla gomma di lentisco e alla manna si esportavano ovunque fino ai primi del 900.Giunto il momento di pranzare, ci rechiamo al ristorante “Scacco Matto” di Mario Rizzuto, raccolto e accogliente, dove gustiamo un pranzo davvero squisito. Nel pomeriggio, abbiamo attraversato l’interessante centro storico; il sindaco ci ha mostrato le novità di Sersale, come i murales, opera di Giovanna Pingitore e Andrea Bolotta, dedicati ad alcuni scatti di Tommaso Le Pera, noto fotografo teatrale nato qui. Un grande volto colorato della grande Mariangela Melato ci guarda imponente dall’alto; Peppino De Filippo, con sguardo furbo, osserva i ritratti di Gassman, Proietti e Franca Valeri su un muro laterale. Altri lavori verranno realizzati per confluire nell’opera collettiva “Dipingiamo il Borgo di Sersale”. Successivamente, entriamo nel Palazzo Comunale dove il Sindaco, tra il plauso generale, consegna alla nostra Presidente una targa di riconoscimento per l’attenzione e l’affetto verso Sersale e le sue bellezze. Gli spazi interni ospitano antiche foto del paese e ricordi di eventi che hanno segnato la comunità, come il sacrificio di Carmela Borelli, l’eroica mamma che morì per salvare i figlioletti che con lei vennero sorpresi da una tormenta di neve nel febbraio 1929. Dai balconi del Palazzo godiamo di una meravigliosa vista che abbraccia il Golfo di Squillace, da Punta Stilo fino a Crotone, e ne approfittiamo per immortalare quell’azzurro meraviglioso. Insieme a Carmine Lupia ci dirigiamo, infine, al Conservatorio di Etnobotanica Mediterraneo, centro di ricerca, conservazione e valorizzazione del patrimonio vegetale mediterraneo: erbe, semi, gemme e legni con scopi etnobotanici e fitoterapici. Mentre ci allontaniamo, Carmine ci fa notare in cima al paese la Chiesa di Sant’Anna, probabile meta di una futura visita in questo incantevole luogo della Calabria. Un affettuoso grazie, oltre a Carmine Capellupo e a Carmine Lupia, a Don Steven e a Franco Dimarino per la disponibilità e la calorosa accoglienza.
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