
di MARIA CLAUDIA CONIDI RIDOLA*
Negli ultimi giorni, la vicenda che coinvolge il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro ha acceso un dibattito che va ben oltre il perimetro della cronaca. Al di là delle prese di posizione e delle contrapposizioni, resta una domanda semplice, quasi naturale, che nasce da una riflessione personale: come è possibile che una situazione di tale portata sia emersa in modo così improvviso, senza segnali percepibili prima?
Non si tratta di mettere in discussione l’operato di nessuno, né di alimentare sospetti o polemiche. Al contrario, il punto di partenza è la fiducia nelle istituzioni e la meraviglia espressa dallo stesso presidente del Consiglio dell’Ordine di fronte a quanto venuto alla luce. Una meraviglia che, per chi osserva la vicenda con rispetto per i ruoli e per le funzioni, diventa lo stimolo a cercare una spiegazione chiara e lineare dei passaggi che hanno portato alla scoperta degli ammanchi.
Un elemento centrale, in questo percorso di comprensione, è rappresentato dalla rendicontazione. Solo in data 25 gennaio 2026 è stata resa disponibile la relazione di supervisione riferita al rendiconto di maggio 2025, documento che, per quanto si apprende, attestava una situazione contabile regolare. Da qui nasce un interrogativo legittimo e privo di intenti polemici: se l’ultimo rendiconto risultava in ordine, in quale arco temporale si sarebbero concentrate le anomalie poi emerse?
Le ricostruzioni pubbliche, peraltro, non sembrano perfettamente sovrapponibili. Da un lato, si è parlato di ammanchi riconducibili a un periodo più recente, collocabile nell’ultimo semestre; dall’altro, sono state evocate criticità riferite anche a fasi precedenti. Questa differenza di prospettive non alimenta accuse, ma rafforza l’esigenza, personale prima ancora che pubblica, di una spiegazione puntuale che consenta di orientarsi tra date, documenti e passaggi procedurali.
Anche il momento della prima comunicazione pubblica merita una riflessione serena. Quello che è stato presentato come un incontro informativo ha assunto, nei fatti, i contorni di una conferenza stampa più che di un’assemblea formale. È un dettaglio che non intende sollevare rilievi formali, ma che contribuisce a spiegare perché, oggi, senta il bisogno di ricostruire con maggiore precisione il percorso che ha portato alla scoperta delle irregolarità.
In questo quadro, il ruolo di chi è chiamato a vigilare sui conti e a certificare la regolarità delle procedure assume un valore ancora più significativo. Non per individuare responsabilità o colpe, ma per comprendere come il sistema di controlli abbia operato e in che modo possa essere rafforzato, affinché la fiducia nelle istituzioni trovi un riscontro concreto nei fatti.
La sensazione, dal mio punto di vista, è quella di una scoperta arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ed è proprio da questa sorpresa personale che nasce l’esigenza di una narrazione più completa, capace di accompagnare la trasparenza dichiarata con una ricostruzione comprensibile e coerente.
Perché la fiducia nelle istituzioni non si misura solo nella capacità di reagire alle criticità quando emergono, ma anche nella possibilità di spiegare, con semplicità e chiarezza, come e perché si è arrivati a quel punto.
*AVVOCATO
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