L’endorsement di Sergio Dragone: “Se fossi un elettore del Pd voterei per Elly”

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  27 gennaio 2023 09:30

di SERGIO DRAGONE

Se io fossi un elettore, un militante o un iscritto del PD – e non lo sono - voterei per Elly. Si, lo so, la Schlein è una specie di corpo estraneo alla vecchia nomenclatura del Partito Democratico, non essendo omologabile né alla componente ex comunista né a quella post democristiana. Si, lo so, lei sembra lontana dalla tradizione socialista europea che – detto per inciso – segna un forte declino in tutto il vecchio continente. Si, lo so, Elly deve ancora definire la sua dimensione, mescola in maniera un po' disordinata ambientalismo, giustizia sociale, pacifismo e difesa dei diritti civili. Non sempre ha le idee chiarissime su questioni come la guerra in Ucraina. Sembra invece averle molto chiare sul disegno Calderoli sull’autonomia differenziata, un progetto che boccia nettamente perché contrario all’unità nazionale e penalizzante per il sud. E’già qualcosa.

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Si, lo so, la Schlein suscita inquietudine ad un partito costruito sugli apparati e anche la sua immagine fa a pugni con quella ingessata e compita di Enrico Letta e Nicola Zingaretti, gli ultimi due segretari del PD, e con quella altrettanto ingessata di Stefano Bonaccini e Gianni Cuperlo. Le assemblee a cui partecipa, sempre molto affollate, sono happening gioiosi in cui tutto sembra improvvisato. Il suo look è scanzonato, come i jeans che indossa in ogni occasione.

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Ha insomma tutte le carte in regola, come canterebbe Piero Ciampi, per essere una leader nuova, scomoda e diversa: è cittadina del mondo, bisessuale, giovane con i suoi 37 anni, ha un linguaggio secco e senza fronzoli.

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Ma è proprio di un leader “diverso” che il PD ha disperatamente bisogno per frenare la sua discesa verso l’irrilevanza politica. Bonaccini è sicuramente un “bravo amministratore”, Cuperlo un “bravo quadro di partito”, la De Micheli “una brava ex ministra”, ma loro rappresentano la continuità di un modello che non ha funzionato. I sondaggi sono impietosi. Il PD scivola sempre di più verso l’asticella del 10%, surclassato a sinistra dal movimentismo di Giuseppe Conte e minacciato al centro dalla calamita del Terzo Polo.

E può permettersi un grande Paese occidentale come l’Italia di fare a meno di una forza riformista, progressista e ambientalista capace di stare alternativamente al governo o all’opposizione? Il socialismo, che resta la più importante civiltà politica del Novecento, va riscritto e reinterpretato perché è il mondo ad essere cambiato. Dovremo fare i conti con l’ambiente che condizionerà in maniera forte e drammatica le generazioni future: surriscaldamento, desertificazione, siccità.

Il nuovo socialismo dovrà coniugarsi necessariamente con il nuovo ambientalismo.

Elly è un rischio, lo so, e le probabilità che possa fallire sono alte, ma è l’unica strada per tentare di arrestare il declino del PD. Ha dalla sua l’età, la grinta, la diversità, la capacità di parlare alle nuove generazioni.

Ho apprezzato il suo richiamo alla politica come “cura”, come occuparsi degli altri con amore e passione. E’ un retaggio della sua cultura democratica americana. Basterà per vincere le primarie? Onestamente non lo so perché credo che la tentazione delle correnti PD di rifugiarsi nel “porto tranquillo” assicurato da Bonaccini sarà forte. Anche al sud e in Calabria dove a nessuno importa delle posizioni del governatore emiliano sull’autonomia differenziata delle Regioni e del suo asse con Zaia e Fontana. E poi, diciamoci la verità, schierandosi con Bonaccini il quadro dirigente calabrese, specialista in sconfitte seriali, conta di auto conservarsi a lungo.

Vedremo se il popolo pieddino – o meglio quel che ne resta – sceglierà la navigazione stagnante a pochi metri dalla riva oppure la navigazione in mare aperto.  

                                                                                                                                                

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