Lirica in Pillole, l’estasi del dolore conquista Catanzaro con il racconto di Marco Calabrese

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Lirica in Pillole, l’estasi del dolore conquista Catanzaro con il racconto di Marco Calabrese


Tra spartiti e racconti, il terzo atto di "Lirica in pillole" trasforma l'ascolto in un'esperienza collettiva.

  24 aprile 2026 21:35

di GUGLIELMO SCOPELLITI

C’è un filo rosso, sottile ma resistentissimo, che lega la Venezia barocca di Monteverdi alle lande desolate della Manon di Puccini, ed è quella vertigine che solo l’opera sa restituire con tanta spietata onestà. Venerdì pomeriggio, presso Spazio 2 a Catanzaro, quel filo è diventato una narrazione densa e partecipata. Il terzo appuntamento di Lirica in Pillole, intitolato emblematicamente Sì dolce è 'l tormento, ha attirato una folla che ha riempito ogni spazio disponibile, segno evidente di come la città risponda con fame di bellezza quando la proposta sa essere alta senza diventare respingente.

Marco Calabrese, ideatore e anima dell’Associazione Culturale al San Carlino, non si è limitato a presentare dei brani; ha agito da traghettatore di emozioni in un momento di particolare fragilità collettiva: Sono giorni difficili per la città— ammette Calabrese aprendo l'incontro con un tono che cerca subito la complicità della platea — e questo programma sui tormenti d’amore sembra quasi volersi accodare ai sentimenti di tristezza che aleggiano nell'aria. Il riferimento, velato ma tangibile nella commozione della sala, è alla tragedia che ha colpito il capoluogo calabrese alle tre del mattino di mercoledì scorso, il 22 aprile, strappando alla vita Anna e i suoi due bambini di appena quattro anni e quattro mesi. Un dramma che ha trasformato l'ascolto in un rito collettivo, dove il canto funebre dell'opera sembra traslocare dalla finzione del palco direttamente nella realtà lacerata dei vicoli catanzaresi.

L’atmosfera che si respira a Spazio 2 è quella di un circolo di ascolto informato, dove il rigore filologico si mescola a un’urgenza quasi terapeutica. Calabrese parla di una situazione difficile e avverte che, nel mondo dell’opera, una buona parte di storie d’amore va a finire male. Eppure, in questa tragedia costante, c'è una strana forma di attrazione. È probabile che il segreto del format risieda proprio nella capacità di analizzare quella che Calabrese definisce come la sindrome della grande sfortuna, quel gusto quasi voyeuristico che ci spinge a incuriosirci per le sventure altrui.

Il viaggio musicale ha toccato vette di rara intensità con l’Armide di Gluck, vittima d'amore che lotta tra l'ira e il desiderio. Calabrese descrive una donna “incavolata con il mondo” che sceglie l'abbandono piuttosto che soccombere, portando l'attenzione su una messinscena di Luigi Pizzi dove i veli cadevano mentre la protagonista si allontanava. Ma è con Mozart che il tormento muta in disperazione pura. Nel Flauto Magico, il silenzio di Tamino diventa per Pamina una condanna a morte: Pensa la scena, può succedere a chiunque — rilancia Calabrese sottolineando la modernità del dramma — lei ritrova l'amato, vuole riabbracciarlo, ma lui resta immobile, muto. In quel gioco di semitoni ossessivi sulla parola Meinem Herzen, la sofferenza mozartiana scava un solco profondo: quando l'amore puro non trova risposta, resta solo il desiderio di uccidersi.

Dalla bellezza dei madrigali monteverdiani alla disperazione di Pamina, l'itinerario ha scosso le coscienze dei presenti. Limitatamente a quanto osservato, sembra che la strada intrapresa dal San Carlino stia ridefinendo il modo di fare divulgazione musicale, trasformando la lirica in un linguaggio necessario per decodificare il presente. Non è detto che servano grandi allestimenti per evocare la magia; a volte bastano le note di un brano cervellotico a ricordare che il dolore può essere declinato con una bellezza unica.

Se l'obiettivo era quello di creare una comunità attorno alla musica per superare i disagi del quotidiano, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il prossimo appuntamento, già fissato per venerdì 8 maggio sotto il segno di Opera e operetta, promette di esplorare territori più leggeri ma altrettanto magnetici, con la solita sapienza narrativa che ha reso questo format un pilastro della stagione culturale cittadina.


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.