
di DON ANDREA PERRELLI
Questa mattina, salendo al cimitero, in una vetrina di un negozio, vicino casa mia, noto due statuine di San Vitaliano: una gialla e una rossa, immediatamente ho pensato di scrivere una lettera al Santo Patrono.
Mio caro San Vitaliano, attraverso il Campo Santo, odo il latrato di un cane, sembra ripetermi: " si moltiplicano le feste ma manca la festa" (Vescovo Bello).
Passo benedicente, dove il silenzio, ha un rumore: il rumore del proprio respiro.
Dai meandri o falde della mia coscienza, affiora sempre "inutili appelli" nell'assenza e nel buio totale che, mi riporta a quel "da mezzogiorno alle tre", con un'amara riflessione: chi guarda all'esterno sogna! Chi guarda all'interno apre gli occhi! Caldi cipressi con i loro strobili!
Assenza e silenzio, di chi ha responsabilità di governo, dove purtroppo, non si guarda, a chi è toccato dal dolore: Betania, Naim per chi crede, la casa del Centurione, sono esperienze sulle quali, non possiamo non condividere e non riflettere, nella società dell'usa e getta.
Per pochi e dico pochi, i morti, vengono considerati elementi di disturbo.
Attraverso la pratica della sepoltura dei nostri cimiteri, viene onorata la persona nella sua dignità, dove il corpo inanimato, esige rispetto nella dignità.
Fin dall'antichità, i cimiteri, divennero e dovrebbero essere ancora oggi, luoghi di culto, pellegrinaggio di speranza.
Sono stato definito Robespierre, ridicolo, monotono, logorroico, fissativo, solo per alcuni, ma, virgolettando il Cardinale Ruini, da poco scomparso: "meglio contestati che irrilevanti".
I nostri Dormienti, sono l'eterno presente, in un obitorio senza tramonto, che, conosce solo, il sabato eterno, il tutto, segreto, sepolto nel silenzio della biblioteca dei morti.
Il Dio dei vivi e non dei morti (Matteo, 22,32), ha destinato alla speranza un fratello potente: il ricordo, testimone del tempo, l'infinito all'indietro, dove le numerose bare che, aspettano una degna sepoltura, accostate all'orecchio, riportano concerti di presenze lontane e, il Santo Vescovo Vitaliano, con le palme delle mani, con le sue carezze, con il Pastorale, con gli occhi, non si stanca di cullarli con lo sguardo benedicente e profumi di ricordi che, diventano, la situazione presente.
Stendi sopra la "Sacra Manna" che, fuoriesce dalle Tue Sante Ossa, che impregna l'aria di quell'acre profumo, in un "aloe", in un "prezioso nardo", balsamo di grazia e misericordia, blandendo il Tuo Pastorale, sugli assi di legno, che ora brillano come in uno specchio, "carico di eternità".
Io amo i miei Dormienti, di amore eterno. Ho virgolettato le parole di Don Diana, oggi dico: "per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme, non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia, e la sua salvezza non risplenda come lampada". (Is 62,1). Così ho fatto e farò, senza stancarmi, senza cedimenti, senza misura: la mia forza è nel Signore e in San Vitaliano che mi ricorda di navigare verso la meta desiderata: la vita non è nelle nostre mani, ma una scintilla, nella via della vita, oltre la morte.
Il Campo Santo è ferito, piagato, non piegato: non permettiamo ancora, che venga deturpato. Si, hai ragione, Vescovo di Capua. "..... siamo proprio giunti a tale grado di perfidia, che pretendiamo di elevare a livelli di purezza i liquami delle nostre cupidigie, traffichiamo perfino le scorie del nostro egoismo, verniciamo di solidarietà gli scarti del nostro tornaconto, con una oscena mascherata di gratuità ci illudiamo di riscattarci dal nostro interminabile inverno dell'amore". (Mons. Bello Vescovo, la carezza di Dio).
Grazie "Talianeddhu", per avermi sempre creduto, ma soprattutto ascoltato!.
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