La povertà in Calabria ha ormai assunto i tratti di una normalità strutturale che colpisce duramente famiglie, lavoratori e fasce vulnerabili, trasformando l’emergenza in una condizione permanente. A sottolinearlo è una nota congiunta a nome della Direzione dell’Osservatorio Regionale delle Povertà in Calabria, Antonio Belmonte e Amato Napolillo, che richiamano l'attenzione sulla necessità di unire le forze istituzionali e sociali per non lasciare indietro nessuno.
Un quadro socio-economico allarmante: dal lavoro povero e caro energia ai divari territoriali
I dati e le analisi tracciati confermano una situazione di estrema criticità. Salari bassi e precarietà diffusa generano le cosiddette nuove povertà, con un incremento costante del lavoro povero e dei working poor. I dati della Caritas e del Banco Alimentare evidenziano che migliaia di persone sono state assistite dai centri di ascolto e dalle opere caritatevoli, registrando una forte e preoccupante crescita di questa componente (persone che, pur lavorando, non riescono a superare la soglia di povertà). L’Osservatorio evidenzia inoltre un solco profondo rispetto al Nord Italia, con uno scarto che supera i 10.000 euro nei valori medi dell'ISEE, a testimonianza di una disuguaglianza economica strutturale.
La regione affronta storicamente pesanti criticità legate a bassi livelli di istruzione e a marcate difficoltà abitative. A ciò si aggiunge la difficoltà oggettiva dei servizi territoriali nell’intercettare in modo capillare tutto il disagio sommerso presente sul territorio. In questo scenario complesso, in controtendenza rispetto a chi scommette sulla rassegnazione o sulla polemica sterile, misure governative mirate come la Carta "Dedicata a Te" – che prevede un sostegno economico per la spesa alimentare destinato alle famiglie in difficoltà residenti in Italia, composte da almeno tre persone con almeno un minore, prive di altri strumenti di inclusione sociale o sostegno alla povertà e con ISEE inferiore a 15.000 euro – e il provvedimento di sgravio sul bollo auto e moto vengono ribaditi con fermezza come importanti passi concreti per andare incontro ai nuclei calabresi, alleggerendone il carico economico quotidiano. Naturalmente, questi interventi si inseriscono in un percorso più ampio, in fieri, che vede l’impegno costante del governo e della Regione a supporto del tessuto sociale.
Un segnale forte e incoraggiante per invertire la rotta arriva anche dalle politiche di welfare avviate con grande pregnanza, attenzione e territorialità grazie all’Assessorato regionale all'Inclusione Sociale e Welfare. L'attivazione coordinata di tutti gli ATS (Ambiti Territoriali Sociali) rappresenta oggi un presidio essenziale per intercettare capillarmente i bisogni delle Comunità. Dal canto suo, l’Osservatorio Regionale delle Povertà, attraverso il lavoro svolto negli ultimi due anni, ha intensificato il monitoraggio civico, la mappatura delle nuove povertà (come quelle educative, digitali, abitative, e non meno allarmanti energetiche e legate al caro carburante) e il supporto alle reti di prossimità.
«Non possiamo rassegnarci a una Calabria che perde i suoi pezzi e il suo futuro - concludono, infine, Antonio Belmonte e Amato Napolillo -. Le sfide dei working poor, dei divari territoriali e della tenuta demografica da una parte e le tensioni geopolitiche globali, delle crisi energetiche ricorrenti e dell'inflazione persistente impongono scelte coraggiose, continuità nelle politiche di welfare e un patto di solidarietà istituzionale. Il governo nazionale e regionale sono al lavoro incessantemente per far fronte a questo quadro complesso, come dimostrano gli strumenti concreti messi in campo (misure di sgravio fiscale e sostegno diretto come l'abolizione del bollo auto per i veicoli di piccola e media cilindrata e la carta "Dedicata a Te", e il Piano regionale Calabria contro la povertà 2024-2026 e i "Buoni Servizio" e altri Voucher e Contributi Specifici). Non abbandoniamo la speranza, nonostante gli scenari attuali siano difficili. La soluzione non risiede nella rassegnazione o nella delega passiva agli eventi internazionali, ma nella costruzione di un Asse Istituzionale forte capace di coniugare il rigore nella gestione delle risorse con politiche coraggiose di redistribuzione e sviluppo, rimettendo al centro la dignità della persona e il diritto al futuro dei calabresi»