
Già presente alla Biennale di Venezia nel 2013 con Over Play, evento collaterale della 55ª Biennale, e nel 2021 con Pomerium e Intra Moenia a San Servolo, Rosa Spina torna nel 2026 alla Biennale d’Arte come rappresentante del Padiglione della Repubblica di Guinea, all’Isola di San Servolo, per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys (9 maggio – 22 novembre 2026).

Si tratta di un ritorno che ha un peso preciso. Non solo perché segna un nuovo approdo veneziano nel percorso dell’artista, ma perché si inserisce in un progetto di forte rilievo: il Padiglione della Repubblica di Guinea coincide infatti con la prima partecipazione ufficiale del Paese alla Biennale Arte.
Il progetto, dal titolo Le Son de l’Art: l’Écho de la Matière, è affidato al commissario Bilia Bah e al curatore Carlo Stragapede. Il coordinamento generale della mostra è della Fondazione de Claricini Dornpacher, con Oldino Cernoia, Giancarlo Caneva, mentre l’organizzazione esecutiva è curata da Artestruttura di Morgan Caneva. Nel padiglione figurano 64 espositori e il progetto è già presente nella pubblicazione di maggio della rivista Arte di Giorgio Mondadori, dedicata ai cataloghi della Biennale.
È proprio in questo contesto che il ruolo di Rosaspina acquista un significato ancora più chiaro. La sua non è una scelta casuale né formale: è stata voluta perché per la sua ricerca lavora da anni, con coerenza, sul rapporto tra materia, memoria e segno. Il titolo stesso del progetto richiama un’idea di arte come vibrazione profonda della materia, come traccia, superficie, gesto. Nel 1964 compie la sua svolta decisiva: elabora una via personale alla tessitura artistica, diventando una delle pioniere italiane della pittura su fibra.
Nasce così la tecnica del De-Filage, un processo di trasmutazione di forme, trame e colori che intreccia simbolico e reale, materia e visione. Successivamente sviluppa le soft sculptures, opere tridimensionali costruite su reti metalliche che amplificano luce e movimento, accogliendo il De-Filage in uno spazio vivo e pulsante.
Ed è esattamente in questa direzione che si muove il lavoro di Rosaspina, capace di trasformare la materia in linguaggio e di farne luogo di identità, esperienza e visione. Le sue opere si sviluppano come intrecci di fili, tracce e frammenti, in cui la materia tessile custodisce la memoria e ricuce un legame sottile tra il presente e la tradizione artigianale e artistica della Guinea.
Per questo la sua presenza nel padiglione della Guinea appare naturale, non come semplice adesione a un tema, ma come piena corrispondenza con l’impianto della mostra. Le sue opere portano in questo spazio una ricerca che da tempo abita quei territori espressivi: la fisicità del gesto, la tensione della superficie, la memoria che resta impressa nella materia.
In un’edizione pensata come luogo di dialogo tra culture e visioni, alla ricerca di un linguaggio comune, umano e profondo, l’arte di Rosa Spina trova così una collocazione forte, coerente e pienamente riconoscibile, in un padiglione di grande valore simbolico, portando con sé anche la voce della Calabria e della sua Catanzaro.
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