
di EMILIO ERRIGO
Il mio mandato da Commissario straordinario di Governo per il SIN di Crotone si è concluso alla sua naturale scadenza. Nessuna polemica, nessun colpo di scena: semplicemente, è finito il tempo che la legge mi aveva assegnato. Da calabrese, ovviamente avrei sperato un’altra chiusura. Avrei voluto festeggiare insieme ai miei conterranei il totale ed incondizionato ripristino di un’area altamente compromessa, portandola da uno stato di degrado ambientale a uno stato sicuro, salubre e utilizzabile. Avrei voluto vedere molti più camion che si muovevano, cantieri aperti, utilizzo delle discariche autorizzate esistenti, operai al lavoro. Avrei voluto stringere la mano ai cittadini, ai loro rappresentanti politici, ai soggetti privati obbligati alla bonifica e dire: “Ci siamo riusciti insieme”. Ma un uomo delle istituzioni, quando il Governo decide, quando la magistratura si esprime, prende atto delle circostanze con rispetto, chiude il fascicolo, consegna per iscritto (per chi sa e vuole leggere!) ciò che ha fatto con serietà e senso del dovere e va avanti, pronto alla prossima sfida. Con dignità e senza sceneggiate.
In questi giorni mi sto divertendo molto a sfogliare la stampa locale calabrese e noto affermazioni che andrebbero prese come “battute da bar” se non fossero pronunciate da persone che hanno delle responsabilità sociali e politiche. L’attivista Pino Greco pretende un “commissario vero”, non “militari improvvisati”. Il Sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, in una versione ancor più arrogante, invece dice: “Se devono mandare commissari per la bonifica del SIN di Crotone come i due precedenti, meglio nessuno. Non hanno facilitato alcuno”. Insomma, Greco e Voce: giudici severissimi… ma degli altri. I loro auspici – al netto del mancato rispetto personale e della buona educazione – offrono una visione molto allegra della democrazia. Una democrazia delle pretese. E la traduzione sembra chiara: un commissario ad personam. Un uomo accomodante, obbediente, manovrabile. Uno che non disturba troppo, che non chiede, non controlla.
Mi domando cosa abbiano fatto costoro, concretamente, prima della mia nomina. Perché, ogni tanto, sarebbe interessante ricordare che la bonifica del SIN, senza andare troppo indietro nel tempo, era rimasta ferma, immobile e paralizzata dall’uscita di scena della penultima Commissaria straordinaria fino alla mia nomina. Ben cinque anni. E in cinque anni di vacanza commissariale non è stato prodotto un solo atto risolutivo capace di sbloccare la bonifica. Cinque anni non sono un’opinione: sono un fatto amministrativo. La politica del territorio, gli attivisti (alcuni dei quali pensano che i soli proclami via megafono siano utili a bonificare un territorio senza pensare che fanno molto rumore ma producono zero soluzioni), concretamente, nei fatti cosa avevano fatto prima che arrivassi io come ultimo commissario pro tempore? Certo, io capisco il loro fastidio: un commissario che non si mette sull’attenti davanti alla politica territoriale o ai comitati diventa subito “non vero”, “non utile”, “non adeguato”. Ma siate seri: il problema è un commissario? O forse il problema è una parte della politica territoriale poco avvezza alla reale risoluzione dei problemi della gente?
La bonifica non è un tema di destra, sinistra o centro. È un problema civile, sociale, ambientale, sanitario. Riguarda tutti. E a dirla tutta, proprio perché riguarda tutti, un commissario straordinario non dovrebbe, in teoria, neanche servire. E invece prevalgono divisioni, risse, calcoli precisi, grandi silenzi, un articolo di giornale oggi, un articolo di giornale domani, qualche dichiarazione roboante per fare scena. E intanto il tempo passa. Poi, quando arriva un commissario che costringe tutti a guardare la realtà, scatta la tattica più antica del mondo: “la colpa è sua”. È un riflesso automatico, una pigrizia intellettuale. Ma soprattutto è un modo per non dire la verità ai cittadini: l’intera classe politica territoriale calabrese non è ancora stata all’altezza del grande problema del SIN. E questa non è una opinione, è un fatto evidente. Le dichiarazioni non bonificano i terreni, i comunicati stampa non rimuovono i rifiuti, le manifestazioni non sostituiscono i procedimenti amministrativi. La bonifica procede solo quando agli slogan seguono atti formali e decisioni operative. Alla mia nomina, il numero di cantieri effettivamente operativi era pari a zero. Parlare oggi di “commissari inutili” senza ricordare questo dato significa raccontare solo metà della storia. Io l’ho compreso subito: il commissario “vero”, per alcuni, sarebbe stato quello che obbedisce. Quello che non fa ombra. Quello che non chiede conto. Quello che accetta le favole, le versioni addomesticate, i sorrisi di circostanza. Io invece sono convinto di aver fatto solo ciò che la legge imponeva: ho chiesto e acquisito centinaia di atti amministrativi, ricostruito iter procedurali bloccati da anni, sbloccato interlocuzioni istituzionali ai massimi livelli che giacevano nei cassetti e avviato le condizioni giuridiche e operative per l’apertura dei cantieri. E tanto è bastato per diventare un problema. Se la politica del territorio e alcuni attivisti avessero mostrato verso le proprie responsabilità lo stesso zelo che mostrano nel criticare i commissari, il SIN sarebbe già bonificato e parleremmo d’altro.
Spero sinceramente che chi verrà dopo di me sarà più fortunato e farà molto meglio. Che avrà la libertà e la forza di tagliare i nodi che io ho potuto solo iniziare ad allentare. Io non devo compiacere nessun partito politico. Non devo accontentare nessun eletto o aspirante candidato. Io ho sempre voluto e vorrei ancora una sola cosa: che la bonifica si faccia presto e secondo le norme in vigore. Ma una cosa è certa: chi verrà dopo di me troverà una situazione diversa da quella che ho ereditato io: procedimenti riaperti, responsabilità individuate, atti formalizzati. Non una bonifica conclusa, ma finalmente una bonifica rimessa in moto. E quando la politica e gli attivisti di ogni sorta avranno finalmente la maturità di mettere da parte i teatrini, quando la bonifica sarà finita, chiamatemi: sarò il primo a tornare nella mia amata Calabria a festeggiare tutti insieme.
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