







Riceviamo e pubblichiamo la denuncia di un cittadino sulle condizioni dle cimitero di Marcellinara
di GIACOMO SCERBO
Il cimitero di una comunità non è soltanto un luogo fisico. È la custodia della memoria collettiva, il punto in cui la storia di un paese continua a vivere nel ricordo di chi resta. Tra quelle tombe riposano uomini e donne che hanno costruito Marcellinara con il loro lavoro, con i loro sacrifici e con la loro vita. Ed è proprio per questo che ciò che oggi appare agli occhi di chi entra nel cimitero di Marcellinara provoca sgomento, dolore e profonda amarezza. Fontane che perdono acqua o non funzionano, punti luce assenti o guasti che lasciano molte cappelle nell’oscurità, vialetti e zone nei pressi dell’area cimiteriale segnati da buche e dissesti. Ovunque erbacce, erbe di campo, trifogli cresciuti tra le tombe e lungo i passaggi. In diversi punti si trovano persino escrementi di animali tra le sepolture.
Nemmeno la pioggia, caduta più volte negli ultimi tempi, è riuscita – per così dire – a lavare o depurare lo spettacolo di incuria e di abbandono che si presenta davanti a chi entra per raccogliersi in silenzio davanti alla tomba di un proprio caro. All’ingresso del cimitero campeggia un cartello del Comune che ricorda che nei giorni festivi è vietato eseguire lavori edili. Una prescrizione che richiama giustamente al rispetto del luogo. Ma il rispetto di un luogo così sacro non può esaurirsi in un cartello: deve manifestarsi nella cura quotidiana, nella manutenzione, nell’attenzione costante.
A rendere tutto questo ancora più doloroso è il fatto che in questo cimitero riposano anche vittime provenienti dalla tragedia della strage di Cutro, una delle pagine più drammatiche e recenti della nostra storia. Anche a loro è dovuto lo stesso rispetto che si deve a ogni essere umano che ha trovato qui la sua ultima dimora. La piccola chiesa all’ingresso del cimitero, luogo che dovrebbe accogliere i visitatori nel raccoglimento e nella preghiera, appare anch’essa segnata da condizioni di scarsa pulizia e manutenzione. Chi scrive queste parole non parla per sentito dire. Parla da cittadino. Parla da figlio di questa terra. Parla da persona che proviene da una famiglia che ha dato la propria vita a Marcellinara. Ed è per questo che, davanti a ciò che oggi si vede tra quei vialetti e quelle tombe, non è difficile che agli occhi scendano lacrime. Perché lì non ci sono soltanto lapidi. Lì c’è la memoria di una comunità.
Per queste ragioni io da cittadino di Marcellinara, sento il dovere civico e morale di denunciare pubblicamente lo stato di sporcizia, degrado e abbandono che oggi caratterizza il cimitero comunale.
I defunti non sono un elemento estraneo alla comunità: essi sono stati parte della vita civile del paese, sono stati iscritti nell’anagrafe di Marcellinara, hanno contribuito alla storia del nostro territorio e meritano rispetto anche dopo la morte. Questa denuncia non si fermerà qui. Continuerà finché il cimitero di Marcellinara non tornerà ad essere ciò che deve essere: un luogo di dignità, di cura e di rispetto per la memoria di chi ci ha preceduto.
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