La farmacia di Vena si trasferisce nel Centro Commerciale Due Mari, via libera del Tar. Il Comitato attacca il sindaco e minaccia denunce

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Il Comitato “Pro Farmacia Due Mari”
  25 febbraio 2020 11:53

Il Dott. Aloe potrà trasferire la propria farmacia da Vena al Centro Commerciale Due Mari. A dargli il via libera sono stati i giudici del Tar Calabria, che hanno annullato, con provvedimento N. 303 del 19.02.2020,la  delibera di Giunta del Comune di Maida con la quale era stata respinta tale richiesta.

A renderlo noto è stato il Comitato “Pro Farmacia Due Mari”, che s è battuto fin dall'inizio al fianco del farmacista. Ed è per questo che oggi dice di volere rendere partecipi della loro vittoria "tutti gli utenti interessati, visto che è stata annullata l’ingiustizia che sottraeva a loro un servizio primario, molto apprezzato, perché reso nella forma più completa e secondo i criteri di una moderna visione dei servizi e dell’assistenza farmaceutica in generale".

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Quindi, in un comunicato diffuso alla stampa si legge: "Riteniamo opportuno informare tutta la popolazione e tutti gli utenti interessati che questo comitato ha compiuto tutti i passi e le azioni ritenute utili e necessarie affinché si giungesse, da parte dell’amministrazione comunale, ad un accoglimento della nuova istanza di trasferimento della farmacia di Vena al centro commerciale Due Mari dopo la conclusione procedurale dell’iter amministrativo della chiusura disposta dalla sentenza del Consiglio di Stato. Una delle azioni significative è stata quella di aver reso partecipe e condiviso, attraverso vari incontri e scambi via social media, la stesura della nuova istanza di trasferimento con parti importanti dell’amministrazione, in particolare Venota, con l’impegno che, resa in quei termini, avrebbero sostenuto convintamente l’approvazione in giunta del testo concordato. Altra azione importante è quella di aver chiesto e svolto, qualche minuto prima dell’adozione di quella inopportuna delibera, un incontro ufficiale con il sindaco e l’assessore delegato di Vena ed una nostra nutrita rappresentanza presso il cinema di Maida durante il quale abbiamo rappresentato, con argomentazioni articolate, le ragioni che ci animavano a sostenere l’approvazione dell’istanza, tra l’altro concordata, come detto, di trasferimento e riapertura della farmacia al centro commerciale Due Mari. Per un attimo tra gli intervenuti era serpeggiato un flebile convincimento di avercela fatta.  Ahinoi, qualche minuto dopo abbiamo scoperto di aver parlato a dei sordi ai quali era stato già svolto il “compito”. Un tempo si diceva a chi non era propenso ad accettare buoni consigli ha na mutra!!L’esito lo conoscete".

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Quindi, si legge ancora: "Diamo ancora una volta atto a quegli amministratori che con coerenza hanno sostenuto l’approvazione del provvedimento, mentre biasimiamo con forza e determinazione il comportamento incoerente degli altri, in particolare quello Venoto, che rinnegando l’impegno assunto, ha soddisfatto il desiderio del sindaco e di un manipolo di “miopi ed incoscienti” rendendo possibile l’assunzione di un atto “inopportuno e dannoso” per gli aspetti sociali ed  economici di questo paese e dell’intero territorio. Peccato per l’occasione mancata! Veramente peccato per  l’incoerente scelta compiuta in dirittura di arrivo!!   La caparbietà, che ancora persiste nell’azione dell’amministrazione comunale con la quale si è voluto fare riaprire ad ogni costo a Vena la farmacia si è rivelata, come da noi ampiamente previsto ed auspicato, una autentica e rovinosa vittoria di Pirro”. Caparbietà che si è spinta fino al punto di sottoporre quotidianamente e negli orari più impensati, la provvisoria farmacia, a vigilanza serrata attraverso le forze dell’ordine locale che agivano dietro spinte perentorie del sindaco al quale dovevano rispondere con verbali di servizio".

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Con un precedente comunicato avevano avvisato la popolazione che la riapertura della farmacia in piazza Vittorio Emanuele III costituiva un semplice tecnicismo in attesa della sentenza di annullamento della delibera di giunta comunale da parte del TAR Calabria investito del problema, che ha concluso così definitivamente, il suo iter giudiziario ed Amministrativo.  In questo comunicato ribadiscono, dunque, ancora una volta "che sussiste un concreto e prossimo rischio che il dott. Aloe, suo malgrado e con enorme dispiacere, chiuda definitivamente la sua attività sul territorio di Maida, per l’imminente scadenza di limiti temporali che gli consentono di collocarla in altri ambiti del territorio dello Stato, qualora il sindaco, nonostante quanto appena successo, continuasse ad impedire o si attardasse a favorire il trasferimento e l’attivazione dell’assistenza farmaceutica domiciliare e l’erogazione di tutti gli altri servizi offerti".

Da qui l'invito a gran voce al sindaco "a non mettere nelle condizioni il comune di perdere per sempre la seconda sede farmaceutica, istituita con “fatica” in altre epoche, visto anche i rischi che corre la prima per le notorie recenti vicende giudiziarie che l’hanno investita. Per rendere ulteriore chiarezza a quei cittadini che nutrono la speranza che una nuova sede farmaceutica possa essere aperta vogliamo citare il recente decreto Regionale n.11586 del 25.09.2019 che per autorizzare con procedimento accelerato, nel comune di Scalea (CS), la terza sede farmaceutica sono occorsi 8 anni. Per quanto ci riguarda, quindi, dovremmo attendere tempi biblici per una soluzione dagli esiti incerti visto che, rispetto al caso citato, le nostre condizioni e ragioni generali risulterebbero meno incisive per una soluzione positiva".

Infine, rivolto ai cittadini: "Alla luce dei rischi e degli scenari futuri torna utile a tutti rivedere la propria posizione sull’argomento ed unirci in una unica battaglia nei confronti dell’amministrazione comunale affinché si determini immediatamente per la conservazione dei servizi farmaceutici che le condizioni oggettive possono offrirci. Come recita l’ultima sentenza del TAR Calabria, sulla vicenda, occorre fare propria l’idea che “bisogna contemplare le esigenze di tutti”, cittadini ed impresa.   Come è evidente, risulta vano, inutile e dannoso ancorarsi per ogni circostanza e/o azione amministrativa futura a quella famigerata sentenza del Consiglio di Stato che il sindaco ha voluto usare maldestramente ed inopportunamente come scudo (per nascondere forse ben altre verità) ingenerando da tempo, nella popolazione di Vena, delle aspettative false e non realizzabili perché non sostenute, come dimostrato, da nessuna legge. Si legge sulla stampa che l’amministrazione sostiene che nulla sia successo presso il Tar e che una nuova delibera più articolata che spieghi meglio forse (Vulnus, diritto alla salute, rispetto delle leggi, farmacia rurale, ecc. ecc.) possa trovare accoglimento in un nuovo iter giudiziario. Cari cittadini - incalzano - la questione comincia ad assumere aspetti clinici e patologici. Ma il sindaco si è accorto che la sua delibera, che conteneva già la spiegazione del “vulnus ecc. ecc.”, voluta ad ogni costo e sostenuta da una esigua maggioranza e col voto contrario del vicesindaco, è stata sonoramente bocciata e senza appello, dal TAR??? Gente seria al suo posto, per le oggettive motivazioni fornite dal dispositivo della sentenza, che tratta la materia del “Vulnus, dell’assistenza all’anziano, dell’aspetto imprenditoriale dell’attività farmaceutica pur mantenendo le caratteristiche sociali, della non assoggettabilità ad alcuna autorizzazione per gli aspetti dislocativi sul territorio, al netto del rispetto dei vincoli di distanza e territorialità ecc. ecc... per la rilevanza sociale che riveste l’argomento e per gli aspetti politici che implica, avrebbe già tratto le opportune e naturali conseguenze. Coscere nel dettaglio quanto è costato fin qui portare avanti questa vicenda giudiziaria e quanto potrebbe ancora costare, visti i propositi annunciati e prevedendo un eventuale risarcimento che il danneggiato potrebbe, a conclusione del percorso, richiedere, non fosse altro per la tutela del proprio prestigio professionale e per i danni economici ed imprenditoriali subiti. Chi pagherà per tutto questo? Le casse del comune - concludono -, per definizione e per diritto, sono del popolo e vanno amministrate con perizia e parsimonia da gente responsabile che agisce, per delega dello stesso. Esattamente come agirebbe un buon padre di famiglia. Per quanto detto individuiamo come unico responsabile il sindaco e  qualche suo amministratore che nel lasciarsi guidare da qualche cattivo suggeritore, che probabilmente persegue fini opposti, si sono voluti mantenere sordi ed insensibili ai consigli che questo comitato gli ha fornito in più occasioni, per evitare di compiere quel tragico errore che la storia di questo paese boccerà con dannose conseguenze. Ma dove sono le forze politiche che sostengono l’amministrazione, in particolare il PD che sembra sia il partito di maggioranza relativa? Dal vostro silenzio assordante non abbiamo capito con chiarezza il vostro pensiero in merito. Risulta incredibile e inspiegabile che la giunta comunale abbia potuto adottare la delibera, di cui si discute, nel senso contrario alle indicazioni scaturite da una apposita riunione di maggioranza senza che questo abbia provocato nessuna “crisi”. Dove sono le forze politiche di opposizione? Come hanno inciso su queste determinazioni amministrative ma in particolare come intendono incidere su quelle future? Come può sottacere e non produrre atti e comportamenti conseguenziali ed incisivi sulle scelte amministrative la coscienza civica dei consiglieri comunali, che risultano, di fatto, esautorati e spossessati del loro ruolo di “consiglieri” allorquando i loro suggerimenti non producono gli effetti desiderati?".

Poi l'affondo finale: "A questi soggetti politici e sociali questo comitato, con congruo anticipo e senza ripensamenti futuri, porta a conoscenza che non sosterrà con il proprio consenso alcuna forza politica, alcun movimento, alcuna lista civica non in linea con le proprie idee. Facciamo appello al Sig. Prefetto, che sarà messo a conoscenza del problema, di voler verificare se gli atti sin qui adottati dall’amministrazione comunale di Maida sull’argomento sono in linea con gli interessi generali del popolo e non insegua finalità occulte, ma soprattutto, se quelli che si intendono produrre tengono conto delle indicazioni espresse dalla recente sentenza del TAR Calabria n. 303 del 19.02.2020 quando recita che vanno contemplate le due esigenze.  Ci rivolgiamo alle forze di giustizia di cui la Calabria si può pregiare chiedendo di utilizzare ogni mezzo per indagare le ragioni che spingono il sindaco del comune di Maida a non tener conto delle soluzioni indicate da questo comitato sulla vicenda del trasferimento della sede farmaceutica di Vena al centro commerciale Due Mari, fatte proprie anche dalla recente sentenza del TAR già citata. Preghiamo tutti i soggetti appellati (Istituzionali e politici) di voler entrare nel merito oggettivo del problema che va inquadrato nell’ottica di uno sviluppo moderno e globalizzato dei servizi resi alla persona, di mettere nelle condizionigli organi deliberanti nella materia, di adottare con la massima urgenza, visti i rischi che la collettività di Vena e dell’intero territorio corrono nel perdere per sempre i servizi farmaceutici, i provvedimenti necessari in linea con la delibera  del TAR Calabria più volte citata. Se ciò non fosse possibile, chiediamo con forza di “arrestare” definitivamente l’azione di questa amministrazione per non consentirgli di produrre ulteriori danni economici e sociali a tutti i cittadini interessati.  Riteniamo che quando una amministrazione non sa più governare , guidare, educare un popolo verso i processi inarrestabili ed irreversibili del cambiamento sociale politico ed economico, traducendoli in sviluppo del proprio territorio, debba concludere la sua missione. Ed è quello che questo comitato suggerisce di fare al sindaco e ai suoi sostenitori in quanto , a suo giudizio, incapaci di tutto questo nel gestire il problema di cui si discute, prima che altri danni si aggiungano a quelli gravi già compiuti nei confronti del popolo sovrano".

 

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