La Grande Sila torna protagonista della salute naturale

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  15 febbraio 2026 19:41

Un sì determinato, quasi inevitabile, emerge dall’intenso lavoro sviluppato nel workshop sulla Forest Therapy tenutosi nel giorno di San Valentino a Villaggio Mancuso, nel cuore vivo della Sila. Non è stato soltanto un incontro tra studiosi e operatori, ma un momento di consapevolezza collettiva, la presa d’atto che la Calabria possiede già, nella sua natura, una delle più straordinarie infrastrutture sanitarie esistenti: il suo ambiente.

Moderato dal dottor Rosario Amelio e animato dal professor Guido Giarelli, tra i protagonisti delle ricerche silane sulla terapia forestale, il workshop ha rappresentato una vera dichiarazione d’amore alla Grande Sila. Qui il silenzio delle foreste, la purezza dell’aria e la profondità dei paesaggi non sono soltanto elementi estetici, ma fattori biologici attivi, capaci di incidere sul benessere fisico e mentale.

La Sila non è sola in questo patrimonio. Il sistema naturale calabrese si estende lungo centinaia di chilometri di costa marina e si integra con un complesso termale diffuso e prezioso, illustrato con passione e rigore dal dottor Domenico Tamburi. In questo quadro, come ha ricordato Giarelli, la Calabria si configura come uno dei più grandi poli potenziali della salute naturale del pianeta, un laboratorio a cielo aperto dove clima, acqua, mare e foreste possono dialogare con la medicina moderna.

A dare ulteriore forza a questa visione è stata la lettera del professor Antonio Aceti, già ordinario alla Sapienza Università di Roma e oggi direttore scientifico del Tirrenia Hospital. Le sue parole, scritte con lucidità e partecipazione, hanno restituito il senso profondo di questa sfida. La Calabria, ha ricordato, possiede risorse umane, culturali e naturali straordinarie, ma soprattutto possiede la manifestazione più autentica della vis sanatrix naturae, quella forza curativa della natura che la medicina moderna non può più permettersi di ignorare.

Nei parchi della Parco Nazionale della Sila, del Parco Nazionale del Pollino e del Parco Nazionale dell’Aspromonte, nei borghi sospesi nel tempo e lungo le coste dove il respiro si fa più ampio e profondo, la natura offre già ciò che la scienza cerca: condizioni capaci di sostenere la salute e accompagnare la cura. Aceti ha indicato con chiarezza la direzione, invitando ad avviare studi rigorosi, capaci di dimostrare con metodo scientifico l’efficacia delle terapie climatiche e termali, sottraendole definitivamente al pregiudizio di essere considerate soltanto suggestioni o effetti placebo.

Il workshop si è trasformato così in un luogo di impegno. Il dibattito, arricchito dalla partecipazione di operatori, accademici e rappresentanti istituzionali, tra cui Ada Occhiuzzi e Lino Marasco, ha prodotto una decisione concreta: la costituzione di un gruppo di lavoro aperto, una squadra pronta a operare per restituire alla Calabria il ruolo che la sua storia e la sua natura le assegnano. Non un ritorno nostalgico al passato, ma la costruzione di un futuro nuovo, nel quale la medicina tecnologica e la medicina naturale possano convivere e rafforzarsi.

Il fine settimana si è concluso con una visita al Centro Visite Antonio Garcea, quasi un gesto simbolico, un ritorno fisico dentro la foresta per ricordare a tutti che il punto di partenza è già qui. Nella luce che filtra tra gli alberi, nell’aria fredda e pulita, nella consapevolezza che la Calabria non deve inventare la propria vocazione, ma semplicemente riconoscerla, proteggerla e trasformarla in progetto.

Il rilancio del comprensorio clinico climatico termale calabrese non è più soltanto un’ipotesi. È una possibilità reale. E, forse, una necessità.


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