Maria Marino: “La politica, una vecchia passione sopita da tempo”

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  02 aprile 2022 09:42

di MARIA MARINO*

Non riesco proprio a star fuori da certi discorsi, quelli politici appunto, discorsi dai quali da tempo mi ero ormai allontanata per dedicarmi al mio lavoro, che tante soddisfazioni in più della politica è capace di regalarmi.

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Eppure oggi qualcosa mi spinge ad intervenire su quanto sta accadendo: perché qualcosa finalmente di nuovo accade ed è sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che come me, cercano di guardare altrove. Oggi diventa davvero impossibile!

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Qualche settimana fa, presa dall’impeto di suggerire la candidatura di una figura femminile a sindaco della mia città, ho sperato di poter attenzionare l’opinione pubblica, soprattutto quella femminile, (su quella maschile non ci ho mai nemmeno sperato!) perché sono e resto convinta della diversità tra uomo e donna; una diversità che oggi vede la donna conquistare sempre più ampie sfere di gestione della cosa pubblica, dimostrando quanto la tenacia e la caparbietà femminile possano centrare obiettivi insperati e in tempi ridotti rispetto a molti uomini (non tutti, per fortuna) che si perdono nel guado, annaspando alle prime difficoltà. Il modo femminile di concettualizzare le problematiche, di sintetizzarle e di affrontarle resta diverso da quello dell’uomo, non migliore o peggiore, ma diverso, e di questa diversità, io da donna, ne sono profondamente convinta e ne vado fiera, al punto che ero e resto convinta che il vero cambiamento della politica nella città di Catanzaro, non può che avvenire partendo dall’operatività femminile, o almeno, da una collaborativa e compartecipazione nel governo della cosa pubblica, non per quote come vuole l’ipocrisia della norma, ma studiata e pensata sul piano culturale prima e su quello strategico poi, perché essa possa concretizzarsi e diventare azione proficua di governo.  

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Caduto nel vuoto il mio appello alla politica, che da uomini è rappresentata e da uomini continua ad essere decisa, oggi resto sconcertata da una parte politica che continua a guardare altrove senza focalizzare il punto centrale nelle questioni di scelta del candidato più idoneo al futuro governo della città.

Tra i diversi aspiranti alla carica di sindaco infatti, le personali ambizioni si evincono in maniera palese: la stessa auto-candidatura di ciascuno di quelli in campo lo dimostra. I tempi sono cambiati, e anche molto, se si considera come ciascuno di essi ambisce all’investitura ufficiale di questo o di quel partito, seppur insiste sulla composizione di una squadra di “uomini liberi”, tanto che viene spontaneo chiedersi: ma liberi da cosa? E se la libertà viene dal proprio spirito e dalle proprie convinzioni, non si spiega affatto la necessità di incessanti, quanto sbandierati, contatti tra questo o quel politico di rango nazionale per ottenerne la benedizione. Non si tratta forse di voler mettere un’etichetta alla propria ambizione a tutti i costi per venderla poi come scelta di un gruppo o di un partito politico? Ancor più ridicolo mi appare l’appiccicarsi addosso l’etichetta di quel partito contro cui si è lavorato contro, qualche anno addietro, determinando la vittoria del tanto temuto avversario dell’area politica opposta. Ma questi sono i consueti teatrini della politica, quella fatta di spicciola guerriglia e di falsi valori camuffati da battaglie di alto valore simbolico, ma che di simbolico mostrano, già a livello embrionale,di avere ben poco.

Ci si stupisce poi che grandi professionalità ritirinorepentinamente la propria candidatura in nome di un’unità da ritrovare, piuttosto che ammettere che il mediocre livello di dialogo e di confronto, non consentono spazi sufficienti per realizzare voli pindarici come la propria storia meriterebbe (o forse…chissà…) con altri scenari ed altri obiettivi.

Ma la gran caciara scoppia quando un candidato, squarcia il sacrario con una proposta politica per la città che attira non pochi consensi, compresi quelli dell’area politica opposta; il tutto, è d’obbligo sottolineare per i più distratti, dopo essersi alzato (forse anche un tantino incavolato) ed uscito fuori da una formazione politica che, evidentemente, fa acqua da tutte le parti, sbattendosi dietro una porta e chiudendoci dentro le grandi contraddizioni esistenti: dal cercare alleati ovunque, scommettendo alla fine, sul battitore “straniero” (come le grandi squadre di calcio) ignorandocon consapevolezza le grandi risorse esistenti al suo interno da sempre; preferendo addirittura quello anche a personalità di spicco molto più moderate della stessa area e forse anche con maggiore lealtà, considerato l’avvenuto ritiro della propria candidatura dello stesso; cosa questa, che lo straniero non ha preso nemmeno in considerazione alle scorse amministrative, regalando all’avversario temuto il governo della città per altri cinque anni.Sembra quasi che le scelte del PD, negli ultimi anni, mirino più apremiare la caparbietà e l’autodeterminazione, piuttosto che la lealtà e le risorse interne, salvo poi accontentare i voleri romani edei suoi salotti (e forse anche di particolari relazioni salottiere, riferiscono i ben informati!)

Ora, senza voler esaltare la figura del Prof. Valerio Donato, la cui storia professionale e personale è alla portata di tutti (tranne del PD, evidentemente), ma veramente qualcuno ha potuto pensare che una personalità come la sua potesse soggiacere a tanta stoltezza di partito? E ancor più, che le altre, anche opposte, forze politiche, con la grande necessità di doversi reinventare per tracciare un nuovo percorso, rimanessero indifferenti davanti ad una credibilità di così alto spessore?

La politica è fatta di persone, con capacità organizzative e di governo più o meno apprezzate o apprezzabili, ma quando le persone sono portatori di sana concretezza, di poca apologia, fuori tempo e fuori luogo ormai, a favore di una leale scelta cooperativa per il perseguimento di obiettivi comuni, senza infingimenti o false mistificazioni, la risultanza è la migliore scelta possibile per il governo della cosa pubblica. Se il Prof. Donato, che si autodefinisce uomo di sinistra, facendo riferimento ad un’ideologia che evidentemente nel suo partito non ha più ritrovato (e con lui quanti hanno fatto la sua stessa scelta seguendolo), e ha inteso fare per Catanzaro una proposta progettuale, oltre che programmatica e di sistema, che è risultata apprezzata dal centrodestra e non dalla sua area di appartenenza, certo non è una colpa, tanto meno a lui imputabile, anzi un grave “mea culpa” è proprio il suo partito e tutta l’area del centrosinistra, o quel che lì è rimasto, a doverlo fare e riconoscere che correndo dietro le allodole, ha lasciato volar via l’aquila migliore.

Complimenti al centrodestra e a tutti i suoi interlocutori che hanno saputo, sfruttando la situazione di autodistruzione che ancora una volta il centrosinistra ha perpetrato, riconoscere la competenza e l’autorevolezza di cui da sempre il ProfessoreDonato gode in città, superando le ideologie e le posizioni politiche, che come ogni cosa umana, nel tempo si evolvenaturalmente disegnando nuovi scenari e sicuramente nuove dinamiche, con l’auspicio che le scelte operate possano dare alla città di Catanzaro i migliori risultati, perché la mia amata Città possa di nuovo tornare a volare lì dove volano le aquile!

 

*Docente

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