La riflessione di Franco Cimino: "Ci sono andato, oggi, dalla Guglielmo, come si va da un grande amico da cui imparare"

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images La riflessione di Franco Cimino: "Ci sono andato, oggi, dalla Guglielmo, come si va da un grande amico da cui imparare"
Franco Cimino
  29 luglio 2022 18:05

di FRANCO CIMINO

Sono passato dalla Gugliemo ferita. Dal fuoco. Aggredita. Dalla mano che l’ha acceso. Minacciata. Dal potere malavitoso, che, per generare il panico dell’ arrendevolezza fa uso della povertà assoluta di quattro povericristi che si sentono più garantiti dalle mafie che dalle istituzioni, più sicuri nelle società occulte che non nella società, e, privi di identità, da quei brutti poteri da cui se ne fanno assegnare una. Quella del non essere, del non appartenere, del non esserci stato. Del vivere nel non luogo, lo spazio cioè in cui manca tutto. E dove le antiche autorità, religiose e civili, hanno da tempo abdicato al proprio ruolo, accrescendo la distanza tra il loro ufficio e ministero e la gente. La parte più fragile di essa, soprattutto. Il cancello era chiuso.

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Cercavo Matteo Tubertini, nipote del grande Guglielmo, al cui ingegno e combattività, lui, uno degli amministratori più brillanti dell’azienda, direttamente rimanda. Si era da poco e per poco allontanato per aiutare, testimoniando coraggiosamente, le forze dell’Ordine nelle indagini. Ci siamo sentiti e idealmente abbracciati. Per quel poco che ho potuto vedere, la rovina materiale non ha per nulla fiaccato le energie di quanti lavorano nella fabbrica, che non ha mai smesso di operare. Merito dello spirito di attaccamento dei lavoratori a un’azienda che, pur crescendo in modernità imprenditoriale, non ha mai attenuato quel sentimento di famiglia che lega tutti al caffè del centro giallo e rosso. E a quanto di grande, anche sul piano sociale e culturale, ha rappresentato, e rappresenta, per la Catanzaro bella e tutto quel mondo di valori, anche territoriali, che si muove intorno ad essa. La Guglielmo sarà più forte di prima. Non l’hanno abbattuta le feroci competizioni del mercato, specialmente quello internazionale dove ha vinto sfide impossibili, non saranno queste vigliaccate che potranno indebolirne la forza e fiaccarne le spinte propulsive verso il futuro.

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Tuttavia, ciò che non piegherà questa azienda e l’imprenditoria sana e coraggiosa calabrese, che è la più grande parte della nostra economia, potrà, invece, frustrare la capacità della Calabria e dei suoi comuni, se non si sarà in grado di realizzare un grande progetto di crescita e di sviluppo, che abbia nel tessuto democratico e nelle istituzioni incontaminate, le sue solide fondamenta. Il modo migliore, pertanto, di stare accanto, concretamente e non a parole, al mondo del lavoro minacciato o affaticato dalle delusioni e dagli abbandoni, è di costruire una Politica forte e unitaria, dotata di uomini e donne onesti e competenti, che sappia lavorare per il Progresso.

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A tutela delle istituzioni e del mondo del lavoro, lavoro difendendo e lavoro nuovo e produttivo creando. Sempre, e soprattutto, ponendosi contro la delinquenza di qualsiasi forma, la ‘ndrangheta, e tutte le mafie diversamente camuffate. Specialmente, quando tranquillamente quest’ultime occhieggiano quella parte della politica, che alla cultura mafiosa sempre più ispira le sue logiche di potere.

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