La riflessione di Franco Cimino: "In morte di Ciriaco De Mita"

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Franco Cimino
  26 maggio 2022 16:17


di FRANCO CIMINO

È stato bello conoscerti. Ed anche impegnativo imparare da te la Politica.
Dove andrai riprenderai quel profondi ragionamenti e ti confronterai con chi potrà meglio comprenderli e apprezzarli. Qui, lasci le grandi lezioni che hai fatto sui grandi temi dell’esistenza umana. E della politica, che solo in parte può compiutamente trattarli.

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E, ultimamente inascoltato, lasci l’idea che la Politica possa rigenerarsi solo attraverso il recupero delle grandi idealità del secolo scorso. Specialmente, quelle, inalterate e insuperate, che potranno ridare ai cattolici democratici lo spazio per la ricostruzione di un grande partito “ liberal-popolare” o pienamente del popolarismo sturziano, difronte al quale nascerebbe una bella sinistra europea, pensosamente critica del comunismo, e una destra “ democratica” in grado di partecipare al governo di un’Italia ancor più profondamente europea. Ci lasci anche il metodo della Politica, la quale, come ogni altra scienza, ha bisogno di strumenti essenziali e neutri per potersi concretare nelle dinamiche umane, prima che sociali.

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La parte più importante di questo metodo é l’osservazione della realtà con il maggiore distacco emotivo, la sua analisi approfondita, e il coraggio di proseguire nella ricerca di soluzioni possibili. Che sono sempre le più alte. Quelle mai piegate ad alcuna triste contingenza o , peggio, alle più deprecabili convenienze, lasciate passare come arte della mediazione. Sei stato il moroteo più moroteo di tutti, anche se per la tua non scarsa concezione del tuo sé, omettevi di dirlo. Da questa tua grande idea della Politica, ereditata da Sturzo , De Gasperi e Moro, anche per un lungo tempo ristudiandoli cercando rigorosamente le differenze importanti tra loro, io ho potuto conservare in me il fermo convincimento che la Politica sia la continua realizzazione dell’Utopia, attraverso quel cammino verso l’orizzonte, che solo la Politica, che realizza i sogni della gente, può compiere. Nei prossimi giorni, quando emozione e ragione si incontreranno per dare spazio ai ricordi e alla storia appresa, riprenderò a scrivere di te in modo più approfondito.

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Non prima, però, di aver ripreso a leggere i tuoni scritti e i tuoi discorsi. Che studierò con l’attenzione che di deve a un maestro. A un filosofo davvero della Magna Graecia, che, diversamente dal probabile significato usato da chi così ti ha definito, conosce nel profondo cosa significhi Politica e come essa costituisca il più solido fondamento della Democrazia. Politica nel senso aristotelico del termine significa l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la costruzione di una “ piazza” pubblica alla quale tutti i cittadini partecipano. La Democrazia è quella piazza. Aperta. A tutti.

La partecipazione, nel mondo che cambia velocemente e in cui la tecnologia rischia di trasformare quella piazza in un illusorio, perciò falso, suo ampliamento, e nel quale chi possiede la tecnologia, e la scienza per evolverla, si rappresenta come il padrone di un nuovo potere violento, fonte di ingiustizie e diseguaglianze più pesanti, è stata la tua più angosciosa preoccupazione. La domanda, pure, che ha sempre tenuto in movimento il tuo pensiero fertile, rendendo apparentemente complessa la sua formulazione.

E insistente la tua richiesta di applicare alla Politica i “ragionamenti”, senza i quali non potrà realizzarsi un confronto autentico che dia forza, anche morale, alla “decisione”. Ciao Ciriaco e grazie a nome dei democristiani, che tali sono rimasti. L’Italia tutta, ti ringrazierà ancora di più.

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