La riflessione di Silvia Marino: "Se questo è il metodo di scelta dei candidati allora tutto è perduto"

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images La riflessione di Silvia Marino: "Se questo è il metodo di scelta dei candidati allora tutto è perduto"

  20 giugno 2021 14:16

di SILVIA MARINO

Una diretta social, andata in onda in un caldo pomeriggio estivo, ci ha svelato i retroscena che hanno preceduto la scelta del candidato del centrosinistra alla Presidenza della Regione Calabria.

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A voler rendere evidente la marginalità della politica sempre più legata al presentismo, all’immediato, all’istante emozionale, al casting.

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A voler sancire irrimediabilmente il distacco tra la politica e la società che si vorrebbe rappresentare.

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Mancando un metodo per garantire la selezione di una classe dirigente, ci si affida al potere salvifico di singole persone, magari attive sui social, in TV, sui media.

Questo è il punto.

La difficoltà di fare scelte collettive, l’emarginazione dei territori, la definizione dei contenuti diventano esercizi faticosi, perché richiedono presenza, passione, tempo dedicato. E allora è meglio il casting.

Apprendiamo che il ruolo di Segretario Regionale di un Partito organizzato viene offerto al primo che passa in favore di telecamere. Poco importa che il designato incarni i valori e le battaglie del proprio campo. L’identità. Apprendiamo dell’offerta di ticket governativi e (addirittura) del privilegio di poter indicare i nomi dei probabili candidati (Sic!).

Quello che emerge è l’ostentazione narcisistica, l’individualismo elevato a idealità politica.

Ecco, queste sono le scelte al ribasso che un Partito che si propone di essere un riferimento popolare non dovrebbe perseguire.

Ecco, queste sono le scelte al ribasso inaccettabili per i calabresi.

Finalmente, in un caldo pomeriggio estivo, agli 80 utenti collegati, è stato disvelato plasticamente il disinteresse e la superficialità con la quale i vertici del Nazareno gestiscono la questione Calabria.

Il Partito di prossimità, la partecipazione (agorà), i volti al posto delle maschere correntizie sono concetti già dimenticati. O forse mai nati. Almeno in Calabria.

Se questo è il metodo, non ci sono i margini per ricostruire una minima agibilità democratica.

Se il metodo è questo, allora tutto è perduto.

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