La riflessione, la prof. Maria Castagnino: "La giornata della memoria nella scuola al tempo del Covid"

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images La riflessione, la prof. Maria Castagnino: "La giornata della memoria nella scuola al tempo del Covid"
Scenografia realizzata dal Prof. nonché Arch. Domenico Chirillo: un campo di concentramento, che grazie a un gioco di prospettiva fa sembrare tutto reale e molto coinvolgente.
  25 gennaio 2022 11:40

di MARIA CASTAGNINO* 

 Come ormai da anni, precisamente dal 2000, da quando il Parlamento Italiano con una legge n.211 ha istituito “Il Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, per gli insegnanti di ogni ordine, gennaio è tempo di pensare e progettare attività legate al Giorno della Memoria, per ricordare e commemorare la Shoah.

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 L’argomento percorre l'intero percorso scolastico dei nostri allievi, sin dalle prime classi della primaria, ma l’insegnamento della shoah ai bambini come anche agli adolescenti non è cosa semplice, trattare argomenti scottanti, richiede più che mai all’insegnante una riflessione preliminare a freddo, che eviti facili, e spesso controproducenti, approcci.

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E nella speranza che presto si possa ritornare alla normalità, per celebrare questa ricorrenza in spazi condivisi, vorrei spostare l’attenzione, non tanto sulla importanza di ricordare questa importante ricorrenza nelle scuole, ma su come farlo.

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 Abitualmente le attività proposte sono nelle nostre scuole legate alla lettura di brani antologici o alla visione di film e documentari che, se pure hanno il merito di far comprendere agli alunni le atrocità vissute dai protagonisti involontari di questa brutta pagina di storia, li pongono perlopiù sul piano degli spettatori passivi che ascoltano o guardano in alcuni casi con partecipazione emotiva, ma a volte anche col distacco sempre maggiore dato dall'aumentare del tempo trascorso. Proprio per questo è sempre importante, ma anche difficile, da parte dei docenti strutturare percorsi stimolanti che puntino a far maturare in modo graduale e progressivo la consapevolezza dell'orrore avvenuto.

Bisogna fare in modo che, nel commemorare questa giornata, i nostri ragazzi diventino attori e no spettatori, dove possono esprimere le loro emozioni nel raccontare questa tragica pagina della nostra storia.

E proprio per questo, voglio ricordare una mia   ultima esperienza come insegnante di lettere presso l’”Istituto Comprensivo Marconi”  di Petilia Policastro, esperienza fatta  nel gennaio  del 2019, quando si poteva lavorare in presenza  senza incorrere nella  minaccia del Covid. 

In quella occasione si è proposto un approccio didattico che potesse far cogliere l’umanità e la personalità delle vittime, di ogni vittima.

La storia della Shoah è soprattutto una    storia umana, parla di individui. Non è solo il racconto dello sterminio di massa; essa implica lo sforzo di comprendere l’animo umano.

I nostri ragazzi non hanno bisogno di essere traumatizzati e tantomeno annoiati con riproposizione banale e retorica dei fatti storici, bisogna invece trasmettere questo tragico evento della storia dell’uomo, rispettando la loro sensibilità.

Ebbene, sulla base di questa consapevolezza, si sono disposti dei momenti di riflessione per ricordare le vittime della Shoah , dove gli alunni nel raccontare non si sono affidati solo alle parole della Storia, ma hanno fatto ricorso anche alla poesia, alle pagine di diario, alla letteratura, alla musica, perché tutto concorre alla ricostruzione e alla narrazione delle storie individuali e della Storia collettiva. Naturalmente i contenuti sono stati affrontati in modo adatto all’età degli alunni della scuola secondaria di primo grado: niente cumuli di scheletri, niente camere a gas e forni crematori, raccontando la shoah dei bambini, che sono, poi, quelli che hanno pagato il prezzo più alto.

Furono più di un milione i bambini deportati e uccisi nei campi di concentramento dalle SS naziste: pochissimi di loro hanno potuto raccontare quell’orrore.

E il loro narrare si è concentrato, per l’appunto, sulla percezione che i bambini avevano della Shoah, rivelando i pensieri e le emozioni più profonde nate dal confronto quotidiano con la morte e la distruzione.

In questo modo sono riusciti a creare quell’empatia necessaria tra loro e  le storie dei bambini ebrei necessaria per farli partecipare emotivamente e anche con la consapevolezza che quello che stavano facendo, veniva fatto  per tutte le infanzie rubate, per i legami strappati , per i fiori recisi, per le andate senza ritorno ….

Oggi sicuramente, senza esagerare, in questo tempo di pandemia è molto più semplice parlare di infanzie rubate ai nostri ragazzi, che  vivono limitati dalle regole sulla pandemia, come per l’appunto riporta la testimonianza di una sopravvissuta che fa un’analogia tra i nostri ragazzi e gli adolescenti di allora : - “Quest’anno i ragazzi hanno una carta in più per comprendere cosa significhi un’adolescenza spezzata dalle leggi razziali: Non poter andare a scuola, non poter invitare gli amici a casa, oggi lo si fa per il bene comune. Ai tempi della Shoah, avveniva per il male comune”.

Il ricordo della shoah, può assumere, dunque, “un ruolo di fondamentale importanza nella Scuola, che quale istituzione deputata alla crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni è sede privilegiata di educazione e formazione ai valori della democrazia e della solidarietà”.

*professoressa

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